Interessi protetti - Obbligazioni, contratti -  Valeria Cianciolo - 22/08/2018

Cessione del contratto, adempimento di una delle prestazioni e consenso del debitore ceduto Nota a Cass. civ. Sez. II, Ord., 26.07.2018, n. 19849

Il fatto. Una società in accomandita semplice citava in giudizio due soggetti, affermando di essersi resa cessionaria di un contratto sottoscritto nel 1998 dai convenuti con la Signora Tizia, in funzione del quale i predetti si erano obbligati a trasferire a quest'ultima la proprietà di un immobile per Lire 250.000.000, al fine di sanare alcune posizioni debitorie dei convenuti stessi.

La società attrice deduceva che il contratto era stato onorato dalla Signora Tizia, ma non dai convenuti, ed invocava l'accertamento del proprio diritto ad ottenere il trasferimento della proprietà dell'immobile e del correlato obbligo dei convenuti, nonchè la condanna di questi ultimi al risarcimento del danno derivante dal ritardato godimento del bene rispetto alle previsioni contrattuali, ed in ipotesi, l'accertamento del diritto di parte attrice, di ottenere dai predetti convenuti, la restituzione della somma di lire 250.000.000 versata a fronte della mai realizzata compravendita, con interessi e maggior danno da svalutazione.

Si costituivano i convenuti resistendo alla domanda, eccependo il difetto di legittimazione attiva della società in accomandita semplice per difetto del loro consenso alla cessione del contratto, negando la natura di preliminare di quest'ultimo, posto che esso prevedeva la successiva stipulazione di un contratto preliminare di compravendita per atto notarile, mai seguito, e sollevando questione di nullità ex art. 2744 c.c..

Il Tribunale riteneva che parte attrice difettasse di legittimazione attiva perchè la cessione del contratto non risultava essere mai stata accettata dai contraenti ceduti e respingeva la domanda.

La Suprema Corte, nel rigettare il ricorso avanzato dalla società, ha affermato che la cessione del contratto è una fattispecie più ampia della pura e semplice cessione del credito, posto che con essa il cedente trasferisce al cessionario l'intero complesso delle obbligazioni nascenti dal contratto oggetto di cessione.

La circostanza che in tale complesso siano comprese anche pretese creditorie, non esclude la necessità del consenso del contraente ceduto, prevista chiaramente dall'art. 1406 c.c.

Ma l’ordinanza in esame, aggiunge - sostanzialmente riaffermando quanto già detto in altre precedenti pronunce - che ai sensi dell'art. 1406 cod. civ., oggetto della cessione del contratto è la trasmissione del complesso unitario delle situazioni giuridiche attive e passive che derivano per ciascuna delle parti dalla conclusione del contratto, e dunque, ai fini della sua configurazione, occorre che le relative prestazioni non siano state interamente eseguite, giacché, in tal caso, non è possibile la successione di un soggetto ad un altro nel medesimo rapporto che caratterizza la cessione del contratto.

 

Nozione di cessione del contratto. Afferma l’art. 1406 c.c. che “Ciascuna parte può sostituire a sé un terzo nei rapporti derivanti da un contratto con prestazioni corrispettive, se queste non sono state ancora eseguite, purché l'altra parte vi consenta.”

Con la formula cessione di contratto, si designa il contratto mediante il quale il titolare di un rapporto contrattuale a prestazioni corrispettive non ancora eseguite (cedente) sostituisce a sé un terzo (cessionario) con il consenso dell'altra parte (ceduto)[1].

La cessione del contratto indica sia la fattispecie negoziale sia l'effetto che si realizza, e cioè il subingresso del terzo nell'intera posizione contrattuale del cedente[2].

Tale espressione è criticata in quanto non offre adeguata giustificazione del meccanismo sotteso. Con essa non si cede un contratto, bensì si realizza solamente il "subentro" del cessionario al cedente nel rapporto contrattuale. Il meccanismo viene designato anche con altre espressioni quali: «cessione di crediti e accollo dei debiti»[3], «cessione della qualità di parte» o «di contraente»[4].

Ma a prescindere dalle varie qualificazioni, il contraente ceduto deve prestare il proprio consenso alla cessione. L’art. 1406 c.c. è chiaro nella sua parte finale  quando statuisce “… se queste non sono state ancora eseguite, purché l'altra parte vi consenta.” Se il ceduto non presta il suo consenso, la cessione non si realizza ed a nulla vale la notifica dell'avvenuta cessione. La giurisprudenza ammette poi che il consenso del contraente ceduto possa essere successivo, oltre che preventivo, ed in mancanza di particolari requisiti del contratto oggetto della cessione può essere manifestato anche in modo tacito, ossia per facta concludentia.[5]

Qui vi è la differenza sostanziale fra la cessione del contratto e la cessione del credito disciplinata dagli artt. 1260 e ss. cod. civ.: in quest’ultima si assiste ad un accordo tra il creditore cedente ed il terzo cessionario, finalizzato al trasferimento del lato attivo del rapporto obbligatorio ed al quale il debitore ceduto resta estraneo, dal momento che questi non assume alcun diritto o obbligo avente titolo in siffatto accordo ed essendo normalmente indifferente per lo stesso debitore eseguire la prestazione ad una piuttosto che ad un'altra persona. L’art. 1260 c.c. dice chiaramente che il creditore può trasferire a titolo oneroso o gratuito il suo credito, anche senza il consenso del debitore, purché il credito non abbia carattere strettamente personale o il trasferimento non sia vietato dalla legge.

Secondo l’orientamento prevalente, sposato anche dall’ordinanza in commento, la cessione del contratto richiede la presenza di più parti (cedente, ceduto, cessionario). La Suprema Corte ha enucleato alcune massime al riguardo, che costituiscono un riferimento costante ormai assunto a vero e proprio indice normativo. In altri termini è ormai pacifico che la cessione del contratto realizza un negozio plurilaterale.

L'orientamento della giurisprudenza è comunque rigoroso, fino al punto da escludere qualsiasi efficacia all'accordo intervenuto tra due sole parti. La dottrina classica[6] afferma che in questi casi ci sia cessione del credito e contestuale accollo di debito.

La lettera della legge sembra chiara nel senso di ammettere la cessione dei soli contratti che presentino queste caratteristiche: prestazioni corrispettive e non ancora eseguite.

La giurisprudenza sul punto è ambigua. Talvolta, ha ammesso che la cessione del contratto sia configurabile anche se una delle prestazioni sia già stata eseguita[7]. Altre volte, ha ammesso che la cessione non è configurabile se sono state adempiute le prestazioni di una delle parti ed il ceduto sia rimasto soltanto creditore o debitore dell'altra parte[8]

 

Conclusioni. Con l’ordinanza in esame, gli Ermellini evidenziano quanto segue: “La differenza tra le due figure (cessione del credito e cessione del contratto) sta anzitutto nell'oggetto: con la cessione del credito si cede solo il lato attivo del rapporto, mentre con la cessione del contratto si cede tutta la posizione contrattuale, compresi oneri accessori, prestazioni secondarie, eccetera.

Inoltre, la differenza è ravvisabile nelle azioni ed eccezioni trasferite ed esercitabili dal cessionario: con la cessione del credito si cedono solo le azioni volte a recuperare il credito (azione di adempimento e garanzie correlate), mentre con la cessione del contratto si cedono tutte le azioni relative al contratto (incluse quelle di risoluzione, rescissione, eccetera). La differenza strutturale e funzionale tra le due distinte fattispecie è stata colta e chiarita da Cass. Sez. 2, Sentenza n. 7752 del 24/06/1992 (Rv. 477899) secondo la quale il consenso del contraente ceduto costituisce elemento costitutivo del negozio complesso di cessione del contratto, al pari del consenso degli altri due soggetti del rapporto (cedente e cessionario), a differenza della cessione del credito, nella quale il consenso del debitore ceduto è invece estrinseco alla convenzione.

Proprio in funzione della natura complessa e della struttura unitaria e necessariamente trilaterale del negozio di cessione del contratto, si ritiene che esso non sia più possibile nell'ipotesi in cui, in un contratto a prestazioni corrispettive, una delle parti abbia adempiuto a tutte le proprie obbligazioni, sicchè il contraente ceduto sia rimasto solo creditore o solo debitore del cedente, perchè in tal caso non è ravvisabile la condizione necessaria della cessione del contratto, che deve avere per oggetto la complessiva posizione attiva e passiva del contraente ceduto (Cass. Sez. 2, Sentenza n.11847 del 29/11/1993, Rv.484548).”

 

[1] Bianca, Diritto civile, III, Milano, 1984, 677     .

[2] Clarizia R., La cessione del contratto, in Comm. Schlesinger, Milano, 1991, 4; Cicala, Cessione del contratto, in ED, VI, Milano, 1960, 878.

[3] Cicala, Il negozio di cessione del contratto, Napoli, 1962, 52.

[4] Carresi, La cessione del contratto, Milano, 1950, 44; Id., Cessione del contratto, in NN.D.I., III, Torino, 1959, 148; De Nova, La cessione del contratto, in Tratt. Rescigno, 10, Torino, 1982, 556

[5] Cass. civ. Sez. II, 24/06/1992, n. 7752

[6] P. Rescigno, Studi sull'accollo, Milano, 1957, 71.

[7]Cass. civ. Sez. I, 02/06/2000, n. 7319: “Caratteristica della cessione del contratto è l'avere ad oggetto la trasmissione di quel complesso unitario di situazioni giuridiche attive e passive che derivano per ciascuna delle parti dalla conclusione del contratto, quindi non soltanto debiti e crediti ma anche obblighi strumentali, diritti potestativi, azioni, aspettative ricollegati dalla volontà delle parti, dalla legge o dagli usi al perfezionamento della fattispecie negoziale; pertanto, l'ambito di applicazione dell'istituto non è circoscritto all'ipotesi di contratti a prestazioni corrispettive non ancora compiutamente eseguite ma si estende anche ai contratti unilaterali e ai contratti a effetti reali.”

[8] Cass. civ. Sez. II, 22/01/2010, n. 1204.