Responsabilità civile - Generalità, varie -  Paolo Cendon - 23/05/2020

Chi deve provare o controprovare qualcosa, e perché

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Il biasimo verso un'azione che non solo leda  le  altrui prerogative,   ma  sia  mossa da  ragioni  di  basso  tornaconto,  interesserà  il  campo aquiliano ogniqualvolta il  risultato  sia l'inflizione di un danno a qualcuno. 

 

Cosa fare    allorquando il profitto che l’azione illecita assicura   superi,  di tanto o di poco,  la misura delle  perdite arrecate all'offeso?

 

La  risposta,  in un'ottica sensibile ai motivi della  prevenzione,  appare abbastanza scontata: occorre  vanificare a  monte  il calcolo  economico dell'autore:   ossia  prevedere che quel  surplus di profitto andrà pur esso corrisposto, oltre al risarcimento,  alla vittima.

 

E,   nel  caso  di ombre  circa momenti della causalità  o  della colpevolezza o su  altre componenti della vicenda, nessun  dubbio quale sarà la parte chiamata a pagare lo scotto maggiore.

Consideriamo le ipotesi che seguono.

 

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# a -  Le vendite di un rotocalco scandalistico sono state, per  un  certo  fascicolo, il doppio del consueto. Tre gli scoop,   tutti  quanti succulenti,  presenti nel numero fortunato: il primo,  un    articolo lesivo della riservatezza di una celebrità (pettegolezzi  di natura sanitaria e sessuale), gli altri due  servizi   perfettamente leciti.

 

La  vedette  cita la rivista per i danni; chiede  altresì  (e  il giudice  appare in via di massima d'accordo) il maggior  profitto che è stato conseguito dal giornale: non si riesce però a  stabilire  in  qual  misura il successo del fascicolo sia  dipeso  dal servizio indiscreto.

 

Orbene,  appare in armonia col principio  "il delitto  non  paga" l'assunto  secondo cui spetterà al rotocalco far luce sulle varie concomitanze  che  potrebbero,  per una ragione  o  per  l'altra, rovesciare il sospetto di diretta causalità tra il servizio sotto accusa  e l' eccezionalità delle vendite.

 

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# b --  A maggior ragione un'impostazione del genere si raccomanderà là dove il precetto in esame figuri, addirittura, codificato.

 

Poniamo  che alcune fabbriche, ciascuna  indipendentemente  dalle altre,  abbiano  inquinato le acque di un fiume,  arrecando  alla collettività un danno ecologico. Fra le tre  industrie  convenute  una  soltanto  - quella A - può alla fine  dell'anno  vantare  un saldo  attivo di bilancio; le altre due hanno chiuso i  conti  in rosso.

 

In ciascuno dei tre bilanci  (poniamo) il peso dell'attività  che ha condotto all'inquinamento è senz'altro preponderante; impossibile   però   stabilire quale sia stata l'incidenza  delle  varie emissioni nel   perturbamento delle acque.

 

Ecco  allora   che, per la quota risarcitoria di cui  deve  farsi carico,  spetterà  all'industria A  la prova che   il  contributo fornito al degrado ambientale,   al di là di ogni rilievo  contabile/finanziario,   è stato in effetti  marginale.