Responsabilità civile - Causalità -  Covotta Giulia - 11/10/2015

CICLISTA CADE IN UNA BUCA: ONERE DELLA PROVA EX ART 2051 C.C. – Cass. Civ. 18865/2015 - Giulia COVOTTA

Responsabilità civile

Nel caso di specie (caduta di un ciclista in una buca) la Corte ha approfondito il tema della ripartizione dell"onere della prova nella domanda di risarcimento ex art 2051 c.c.

La Suprema Corte ha stabilito che, nel caso in esame, la ricorrente non ha adempiuto all"onere probatorio a suo carico stabilendo che l"impugnata sentenza è supportata da congrua e corretta motivazione

Ancora una volta la Suprema Corte è stata chiamata a pronunciarsi in tema di responsabilità da cose in custodia e, in particolare, sulla suddivisione dell"onere probatorio.

Il fatto concreto da cui prende origine l"iter processuale approdato in Cassazione, è la caduta sull"asfalto di un uomo che percorreva - a bordo del proprio velocipede - una strada municipale. Su tale strada, occorre precisare, vi era una buca avente una profondità di circa 10 cm.

I familiari dell"uomo (deceduto successivamente per altre cause) citavano in giudizio, nanti il Tribunale di Udine, il Comune, l"impresa appaltatrice - la quale aveva svolto lavori sulla carreggiata -, il direttore dei lavori di tale impresa e, infine, il Comune di Gorizia.

Il giudice di prime cure, tuttavia, respingeva le domande dei familiari dell"uomo caduto, ritenendo non raggiunta la prova del nesso di causalità tra la cosa custodita e l"evento pregiudizievole lamentato dagli attori. La medesima domanda risarcitoria, proseguiva il Tribunale, era altresì sfornita di prova in punto quantum.

In particolare, non era stata fornita la prova (da parte del danneggiato) che l"evento si era verificato a seguito di una non idonea manutenzione della strada e proprio a causa della buca presente sulla carreggiata. La Corte, inoltre, precisava come vi era la totale assenza di allegazioni da parte della vittima sulle circostanze di traffico che avrebbero indotto il ciclista a transitare al centro della strada ove vi era ubicata la buca. Infine, il Collegio giudicante rilevava come la stessa vittima della caduta, ascoltata dai verbalizzanti due ore dopo il fatto, dichiarava di non ricordare più nulla.

Medesimo orientamento veniva seguito dalla Corte d"Appello nanti alla quale i familiari del ciclista avevano proposto impugnazione della sentenza.

Ancora una volta, dinanzi al rigetto della domanda, gli stessi proponevano ricorso per Cassazione la quale, con la sentenza in commento, ancora una volta respingeva le domande dei parenti dell"uomo.

La Suprema Corte, infatti, nelle proprie motivazioni, richiama il consolidato orientamento ormai formatosi in tema di responsabilità ex art 2051 c.c.: il danneggiato è colui che, in primis, è tenuto a fornire la prova dell"esistenza del rapporto di custodia nonché, successivamente, del nesso causale tra la cosa in custodia e il danno che lo stesso ha subito.

Una volta che è stata offerta una tale prova, spetta al convenuto/danneggiante dimostrare il caso fortuito (fattore che attiene al profilo causale dell"evento). La stessa Corte prosegue richiamando un proprio precedente (Cass. 30 ottobre 2008, n. 26051) specificandone le caratteristiche e rammentando come il caso fortuito debba avere i caratteri dell"oggettiva imprevedibilità e inevitabilità, potendo anche essere costituito dal fatto del terzo o dello stesso danneggiato.

La Corte, poi, procede nel suo ragionamento logico-giuridico affermando come l"ipotesi di configurabilità oggettiva della responsabilità per i danni cagionati dalle cose in custodia si verifica allorquando la cosa (custodita) sia di per sé idonea a sprigionare un"energia o una dinamica interna alla sua struttura, tale da provocare il danno.

Qualora si tratti, invece, di una cosa di per sé statica e inerte (la quale richiede l"agire umano, rectius, quello del danneggiato), per la prova del nesso causale lo stesso danneggiato è tenuto a provare che lo stato dei luoghi presenti peculiarità tali da rendere potenzialmente dannosa la normale utilizzazione.

La Corte di Cassazione (la quale ricorda che l"accertamento del nesso causale tra il fatto illecito e l"evento dannoso rientra nei compiti del giudice di merito, rientrando, invece, nei propri compiti il controllo sull"idoneità delle ragioni addotte dal giudice di merito a fondamento della propria decisione) afferma come la sentenza impugnata si è attenuta ai principi sopra esposti e che, correttamente, ha ritenuto non provato (da parte del danneggiato) il nesso causale tra la cosa in custodia e il danno subito. La stessa, infatti, afferma che: "nel caso in esame l"impugnata sentenza, con congrua e corretta motivazione, sulla base dei suoi poteri discrezionali, ha escluso che l"odierna ricorrente abbia adempiuto l"onere probatorio a suo carico".