Diritto, procedura, esecuzione penale - Procedura penale -  Carol Comand - 04/11/2018

Circa i criteri di valutazione del g.u.p. in un caso di ipotetica responsabilità dell’ads - Cass. pen. 49528/18

Contemplata fra le alternative decisorie del giudice, per l’udienza preliminare, la sentenza di non luogo a procedere viene emessa a seguito di una valutazione volta a verificare la sostenibilità dell’accusa in giudizio, o, meglio, ove non risulti accertata la reale consistenza degli elementi presentati dal pubblico ministero, nella prospettiva di una loro trasformazione in prova nella fase dibattimentale.

Nella pronuncia che si riporta, la Corte di cassazione, ritenendo fondato il ricorso proposto dalla difesa della persona offesa, erede di soggetto beneficiario di Amministrazione di sostegno che si assumeva vittima di sequestro di persona effettuato dall’Ads stesso, ha ribadito che nell'effettuare tale valutazione, “il giudice dell'udienza preliminare non può procedere ad una complessa ed approfondita disamina del merito del materiale probatorio, essendogli inibito il proscioglimento in tutti quei casi in cui gli elementi di prova acquisiti a carico dell'imputato si prestino a considerazioni alternative, aperte o, comunque, siano tali da poter essere diversamente valutati nel dibattimento anche alla luce delle future acquisizioni probatorie”.

Nell’esaminare la questione si considerava altresì l’ipotesi di riedizione della prova dichiarativa ritenuta inattendibile, la contraddizione con atti di p.g. e la possibilità di effettuare esami.

Sentenza n.49528/2018 Presidente Bruno, Relatore Borrelli

RITENUTO IN FATTO 

1. Con sentenza emessa 1'8 marzo 2017, il Giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Vallo della Lucania ha prosciolto ex art. 425 cod. proc. pen. perché il fatto non sussiste D.L. e S., imputati del reato di cui all'art. 605 cod. pen. ai danni dell'anziana L., di cui erano amministratori di sostegno (commesso dal luglio al dicembre 2009). 

2. Avverso detta sentenza ha proposto ricorso per Cassazione il difensore della persona offesa costituita parte civile F., quale erede di L., nelle more deceduta, articolando due motivi. 

2.1. Con il primo, ella lamenta violazione degli artt. 192 e 425 cod. proc. pen., erronea valutazione delle risultanze processuali e mancanza e/o manifesta illogicità della motivazione. 

In particolare, la ricorrente si duole del travalicamento, da parte del giudicante, dei limiti valutativi del Giudice dell'udienza preliminare, che può prosciogliere solo quando non esista una prevedibile possibilità che il dibattimento possa condurre ad affermare la penale responsabilità dell'imputato e non già quando, sulla base di una valutazione di merito, concluda per l'innocenza del predetto. Quella del Giudice dell'udienza preliminare è una valutazione di carattere processuale e non sostanziale, che deve tenere conto delle possibili evoluzioni del dibattimento. Il Giudice dell'udienza preliminare, invece, era pervenuto ad una vera e propria assoluzione nel merito, precludendo la successiva assunzione della prova in dibattimento, peraltro valorizzando, in maniera illogica e contraddittoria, il materiale probatorio acquisito agli atti ed omettendo di considerare che la rilevata insufficienza o contraddittorietà della prova potevano essere superate in dibattimento . 

2.2. Il secondo motivo concerne la violazione di legge ed il vizio di motivazione che contraddistinguerebbero la sentenza anche con riferimento alla valutazione di specifiche prove allegate al ricorso. 

Anche ove si volesse superare il primo motivo — sostiene la ricorrente — la valutazione del Giudice dell'udienza preliminare sarebbe comunque erronea nella misura in cui aveva definitivamente svalutato l'attendibilità delle dichiarazioni della persona offesa L., a dispetto delle dichiarazioni del Maresciallo R., che ne aveva rimarcato la lucidità allorché era stato escusso nel dibattimento del procedimento n. 393/2015 r.g. dibattimento; a ciò andava 

aggiunto che, nel procedimento n. 1128/2009 r.g.n.r., la richiesta di archiviazione fondata sull'inattendibilità della persona offesa era stata respinta con imputazione coatta. Errata, contradditoria ed illogica era altresì la motivazione quanto all'attendibilità dell'unico testimone, la badante della persona offesa, I., che, contrariamente a quanto asserito dal Giudice dell'udienza preliminare, comprendeva perfettamente l'italiano. La smentita dell’assunto accusatorio che, secondo il Giudice dell'udienza preliminare, proverrebbe dalle dichiarazioni del Mar. R. nel procedimento. n. 393/2015 r.g dibattimento sarebbe stata erroneamente valutata come tale, dal momento che egli aveva riferito di non essersi più recato in loco dopo il 23 giugno 2009, data antecedente a quella del tempus commissi delicti. 

3. Il 7 settembre 2018, l'Avv. M. ha presentato una "memoria di replica" nell'interesse di D.L (con atti allegati), in cui ha argomentato circa la correttezza della regola di giudizio adottata dal Giudice dell'udienza preliminare. Quanto al merito delle valutazioni della sentenza impugnata, la difesa dell'imputato ne ha ripercorso i passaggi per poi riportare ampi stralci della deposizione del Maresciallo R. in altro processo. Da tale complesso di dati si evincerebbe — sostiene il redattore della memoria — che non vi erano sistemi di chiusura alla casa e che la persona offesa poteva liberamente entrare ed uscire dalla villa. 

Nella memoria viene altresì evocato l'accertamento del Tribunale di Bologna sulle condizioni mentali della persona offesa che avevano condotto all'amministrazione di sostegno, nonché la sentenza di assoluzione di D. L. per il reato di circonvenzione di incapace e la circostanza che egli fosse solo amministratore del patrimonio. 

CONSIDERATO IN DIRITTO 

1. Il ricorso è fondato. 

2. Prima di verificare nel concreto le doglianze della ricorrente, giova ricordare quali siano i limiti di giudizio del Giudice dell'udienza preliminare. 

Secondo la giurisprudenza prevalente, ai fini della pronuncia della sentenza di non luogo a procedere, il Giudice dell'udienza preliminare deve valutare, sotto il solo profilo processuale, se gli elementi probatori acquisiti risultino insufficienti, contraddittori o comunque inidonei a sostenere l'accusa in giudizio, esprimendo un giudizio prognostico circa l'inutilità del dibattimento, senza poter delibare sulla colpevolezza dell'imputato (Sez. 5, n. 565 del 26/10/2016, dep. 2017, Dieng, Rv. 269014; Sez. 5, n. 26756 del 26/02/2016, Miglietta, Rv. 267189). 

Nell'effettuare tale valutazione, il giudice dell'udienza preliminare non può procedere ad una complessa ed approfondita disamina del merito del materiale probatorio, essendogli inibito il proscioglimento in tutti quei casi in cui gli elementi di prova acquisiti a carico dell'imputato si prestino a considerazioni alternative, aperte o, comunque, siano tali da poter essere diversamente valutati nel dibattimento anche alla luce delle future acquisizioni probatorie (Sez. 2, n. 46145 del 05/11/2015, Caputo e altri, Rv. 265246). Essendo questo il criterio che deve informare la valutazione del Giudice dell'udienza preliminare, la motivazione della sentenza di non luogo a procedere deve valorizzare le ragioni per le quali il materiale probatorio non sia ulteriormente accrescibile o perché non siano risolvibili attraverso il percorso dibattimentale, caratterizzato dalla formazione della prova in contraddittorio, le eventuali aporie o contraddizioni. 

3. Applicando i suddetti principi al caso in esame, se ne deve desumere che le censure della parte civile sono fondate. 

Il percorso argomentativo del Giudice dell'udienza preliminare si è concentrato sul materiale probatorio a disposizione, evidenziandone la contraddittorietà, senza operare una proiezione esplicita rispetto al dibattimento, carenza tanto più significativa se si pensa che si tratta di prove emerse nel corso di procedimenti concernenti altre fattispecie, la cui istruttoria era fisiologicamente diretta all'accertamento di fatti diversi rispetto a quelli oggi sub iudice. 

Così facendo, il Giudice non ha tenuto conto della possibilità che, attraverso la riedizione della prova dichiarativa in dibattimento — ad eccezione delle dichiarazioni di L., nelle more defunta —, potesse essere chiarito il fraintendimento delle accuse che I. ha formulato, fraintendimento che il giudicante assume avere caratterizzato la deposizione della predetta, nonché la contraddizione con gli atti di polizia giudiziaria, con le dichiarazioni del Maresciallo R. e con altre fonti dichiarative. Il Giudice dell'udienza preliminare ha altresì mancato di chiarire perché non vi potessero essere utili sviluppi dibattimentali in relazione all'esame dello Ia., che pure — come affermato nella stessa sentenza impugnata — aveva ricevuto le confidenze della L. 

4. Da quanto sopra consegue l'annullamento della sentenza impugnata, con rinvio per nuovo esame al Tribunale di Vallo della Lucania, ufficio del Giudice dell'udienza preliminare. 

P.Q.M. 

Annulla la sentenza impugnata, con rinvio al Tribunale di Vallo della Lucania per nuovo esame. 

Così deciso il 14/09/2018.