Consumatori - Tutela giurisdizionale -  Andrea Castiglioni - 01/11/2018

Class action inammissibile. Meglio proseguire da soli - Cass. 26725/2018

Un’associazione di consumatori promuoveva un’azione di classe (art. 140 bis Cod. cons., D.lgs. 206/2005) contro una struttura ospedaliera per ottenere il risarcimento del danno esistenziale dovuto alla seguente vicenda: nel reparto pediatrico dell’ospedale aveva prestato servizio un’infermiera che era inconsapevole di avere la tubercolosi; pertanto i bambini-pazienti – ne venivano individuati 1271, i nati in un determinato semestre – erano stati costretti a sottoporsi ad esami e trattamenti di profilassi.

L’azione veniva promossa sia nell’interesse dei bambini, sia nell’interesse di un genitore in particolare (l’associazione agiva come procuratore sostanziale); genitore che promuoveva anche azione autonoma sia in proprio, sia in rappresentanza del minore.

L’azione non passava il filtro di ammissibilità (art. 140 bis, comma 6) e veniva dichiarata inammissibile sia dal Tribunale che dalla Corte d’Appello in sede di reclamo. L’associazione impugnava l’ordinanza avanti alla Corte di Cassazione invocando l’art. 111, comma 7, Cost..

La S.C. respinge la richiesta.

Il filtro di ammissibilità rappresenta l’ostacolo maggiore per le azioni di classe. Il controllo è severo, e lo scopo è quello di impedire azioni temerarie perchè infondate o volte ad ottenere risarcimenti o restituzioni per soggetti senza titolo.

Il controllo verte in particolare sulla natura della posizione fatta valere. L’azione di classe mira a tutelare diritti “omogenei” dei consumatori e utenti, derivanti da rapporti con una determinata impresa (comma 2, lett. a); derivanti dall’utilizzo di un determinato prodotto o servizio e nei confronti del relativo produttore, anche a prescindere da un rapporto contrattuale concluso (lett. b); derivanti da pratiche commerciali scorrette o comportamenti anticoncorrenziali (lett. c).

Sarebbe stato utile conoscere la motivazione per cui è stata dichiarata inammissibile l’azione di classe in questione; dalla motivazione non viene affrontato l’argomento, quindi non sappiamo se era per contrasto con la lett. a, b, c, o per mancanza del requisito della omogeneità.

Oggetto della pronuncia è il motivo per cui l'associazione non è legittimata a promuovere impugnazione ex art. 111, comma 7, Cost.. Non può essere impugnata la decisione della Corte d’Appello quando l’azione di classe non era tesa a tutelare un interesse collettivo ma interessi dei singoli partecipanti all’azione. I singoli partecipanti, quindi, potranno ottenere tutela agendo in proprio.

Se l'azione di classe ex art. 140 bis, del Codice del consumo risulta finalizzata unicamente ad una "tutela risarcitoria di un pregiudizio subito dai singoli appartenenti alla classe" e non anche a tutelare "un interesse collettivo", l'ordinanza di inammissibilità emessa dalla Corte d'appello in sede di reclamo non è impugnabile con ricorso straordinario ex art. 111 Cost., comma 7, "essendo il medesimo diritto suscettibile di tutela attraverso l'azione individuale finalizzata ad ottenere il risarcimento del danno””. Viene citata a sua volta Cass. SSUU 2610/2017, a cui la pronuncia qui in commento si conforma.

In altre parole: l’azione di classe era tesa a tutelare gli interessi dei singoli appartenenti alla classe. Probabilmente è per questo motivo per cui è stata dichiarata inammissibile: se tot persone intendono ottenere risarcimento (secondo il ragionamento della Corte), possono proporre ciascuno la propria azione autonoma, anche tutte con il medesimo avvocato. Non già una azione di classe, che è pensata per tutelare interessi collettivi e diritti omogenei. Se così è, queste persone possono (e devono) agire autonomamente, non può essere l’associazione di consumatori a farlo.

L’azione di classe si dimostra ancora una volta uno strumento molto delicato, che il legislatore tratta con prudenza, dando all’autorità giudiziaria il potere di vagliarne l’ammissibilità.

In ogni caso, anche quando sia ammissibile, è bene valutare attentamente la convenienza. Se è vero che, da un lato, è un’azione che “costa poco”, dall’altro consente il risarcimento solo di diritti omogenei. Non consente la c.d. “personalizzazione del danno”. E così può succedere che, per un evento che ha danneggiato più soggetti, chi in modo lieve, chi in modo più pesante, potrebbe essere riconosciuto un risarcimento omogeneo per tutti, che per alcuni non permetterà mai di ristorare “tutto” il danno subito. Come esempio si può citare il caso dei ritardi continui dei treni dovuti al malfunzionamento del software gestionale: per almeno dieci giorni i pendolari hanno fatto viaggi da incubo. Sicuramente, chi più chi meno, i danni subiti dai viaggiatori sono stati vari. Ebbene, il danno riconosciuto a tutti – dovendo essere una posizione omogenea – è stato incredibilmente basso: € 100,00 a testa. Questo dimostra che, forse, per alcuni l’azione di classe poteva essere accantonata (vedi il contributo “Disagi sui treni. Pendolari risarciti - Corte d'Appello di Milano, n. 3756/2017”, su questa rivista su https://www.personaedanno.it/articolo/disagi-sui-treni-pendolari-risarciti-corte-d-appello-di-milano-n-3756-2017).