Responsabilità civile - Risarcimento, reintegrazione -  Redazione P&D - 25/06/2020

Colpo di testa e nozze saltate, dovrà rimborsare la “sposa”

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Costa caro al futuro sposo il colpo di testa con cui fa saltare il matrimonio ad appena una settimana dalla cerimonia. Legittima la pretesa economica avanzata dall’ormai ex fidanzata: per lei niente risarcimento, sia chiaro, ma la restituzione delle spese da lei sostenute, a partire dall’acquisto del vestito, per le nozze (Cassazione, ordinanza n. 10926, depositata il 9 giugno).

 

Matrimonio saltato. Teatro della vicenda è la provincia siciliana. Lì, a sorpresa, un matrimonio salta ad appena sette giorni dalla prevista cerimonia.

Immaginabile la reazione della sposina mancata, che decide anche di adire le vie legali per ottenere un adeguato risarcimento dall’oramai ex fidanzato per l’improvvisa «rottura della promessa di matrimonio».

In primo grado, però, la pretesa avanzata dalla donna nei confronti dello sposo mancato viene ritenuta non legittima. Ciò perché non è stata provata «la tempestività della proposizione della domanda entro un anno dalla rottura della promessa».

 

In appello, invece, l’uomo viene sanzionato per «rottura ingiustificata della promessa di matrimonio» e obbligato a versare tremila euro all’ex fidanzata.

Spese rimborsate. Inutile si rivela il ricorso proposto in Cassazione dall’uomo. Confermata la sua condanna.

Corretta, nella sostanza, la valutazione compiuta dai giudici di Appello, i quali, come detto, hanno sancito l’obbligo dell’uomo di «pagare circa tremila euro a rifusione delle spese sostenute – a partire dall’acquisto dell’abito – dalla sua ex fidanzata in vista del matrimonio».

In sostanza, l’uomo non ha fornito alcuna prova sulla «consensualità della rottura della promessa», mentre diversi testimoni hanno raccontato che «la decisione di non contrarre matrimonio» è stata presa dall’uomo che l’ha «manifestata all’esterno solo una settimana prima della data fissata».

Peraltro, l’uomo non ha neanche dato prova della «sussistenza di un giustificato motivo per il suo ripensamento», motivo tale «da sottrarlo all’obbligo non di risarcire i danni – poiché la contrazione del matrimonio risponde ad una libera scelta incoercibile – ma di rifondere alla sposa mancata le spese sostenute e a dotarla della provvista per adempiere, in tutto o in parte, alle obbligazioni assunte in funzione delle nozze».