Diritto, procedura, esecuzione penale - Generalità, varie -  Redazione P&D - 07/04/2020

Come i criminali approfittano del COVID-19 - Claudia Trani

In questo strano e difficile tempo, dove la comunità globale è convulsa da una crisi senza precedenti nell’epoca moderna, che sta mettendo a dura prova i governi, si stanno intensificando i loro sforzi nel combattere la diffusione del COVID-19.
Le decisioni da prendere non sono facili, spesso si va a tentativi adottando varie misure a salvaguardia innanzitutto della salute pubblica e dell’economia, garantendo l’ordine naziionale e la sicurezza dei cittadini.
L’Europol, con la sua finalità di lotte al crimine nell’UE, sta conducendo un’analisi della accurata della situazione, monitorando e investigando online i numeri forniti dagli stati europei, che vengono successivamente elaborati dagli specialisti e diffusi ai media.
Un focus particolare riguarda lo sviluppo dei reati in questo tempo; si osserva un veloce incremento nell’adattamento degli schemi criminali, cogliendo le nuove opportunità e approfittando delle restrizioni imposte alla vita sociale. Le nuove modalità al crimine sono meno visibili e di più difficile intercettazione: si lavora da casa e quasi esclusivamente online o a mezzo di cellulari fittizi.
Sostanzialmente sono quattro i fattori che hanno inciso sui mutamenti della rotta criminale ed Europol li individua:
1. nella domanda di beni materiali particolari: dispositivi di protezione e prodotti farmaceutici, con una notevole riduzione della richiesta e/o offerta dei consueti beni illeciti (es. schede telefoniche);
2. nella riduzione della mobilità di persone attraverso e verso l’Europa;
3. nell’aumento del telelavoro e in un forte incremento di soluzioni digitali;
4. nell’aumento dell’ansia e della paura, elementi che provocano maggiore vulnerabilità e quindi sfruttamento.
Essenzialmente, l’analisi dell’Europol ricade sulle quattro aree criminali più coinvolte:
CYBERCRIME – il numero elevato di attacchi cibernetici sono rivolti tanto a organizzazioni quanto a singoli individui e ci si aspetta che la percentuale di illeciti aumenti ancora. Gli hacker si infiltrano con diversi malware nelle connessioni di istituti e aziende che operano telematicamente e i danni, fino ad ora arrecati, sono ingenti.
I criminali più abili sono riusciti a quantizzare o meglio a prevedere le potenziali vittime che, da casa, utilizzano i servizi online in tutta l’Europa e gli accessi illeciti si sono moltiplicati.
Un esempio può descrivere la situazione: la Repubblica Ceca ha segnalato un cyber-attacco all’ospedale universitario di Brno che ha costretto la struttura a chiudere l’intera rete informatica, rimandando gli interventi chirurgici e spostando i pazienti acuti in un altro vicino ospedale.
Tristemente sono stati riscontati maggiori tentativi di trarre vantaggio dai bambini, esseri emotivamente più vulnerabili e spesso isolati, pertanto facilmente coercibili con semplici promesse.
Ai minori, in questo periodo, è permesso un maggior accesso ad internet, frequentemente senza un controllo genitoriale che li rende facili prede di adescatori, intercettandoli online tramite giochi, chat, phishing via mail, contattandoli nei social ed altro.
Gli adulti stanno lavorando da casa, conseguentemente non hanno tempo per controllare l’attività dei minori, né tantomeno di accorgersi di eventuali segnali di stress, isolamento e solitudine.
Gli stessi genitori, lavorando in remoto, offrono inconsapevolmente agli hacker maggiori informazioni personali e familiari, che potranno essere utilizzate contro di loro e dei loro figli.
FRODE – Anche in quest’area i truffatori sono stati molto abili e rapidi nel capitalizzare ansie e paure delle persone e a farle diventare facili vittime. Stanno adottando schemi fraudolenti basati su inganni telefonici e truffe su prodotti di decontaminazione al corona virus.
Un’indagine condotta dall’Europol ha intercettato un trasferimento di 6,6 milioni di euro da azienda ad azienda in Singapore, ammontare relativo ad un acquisto di gel disinfettante e mascherine FFP3/2, materiale che non è mai arrivato a destinazione.
PRODOTTI CONTRAFFATTI E SCADENTI – La vendita di prodotti sanitari e farmaceutici contraffatti, così come quella dei DPI, si è moltiplicata dallo scoppio della pandemia. La richiesta è altissima e i truffatori se ne stanno approfittando soprattutto con operazioni online.
E’ stato monitorato il periodo dal 3 al 10 marzo e ne è emersa un’enorme truffa di mascherine chirurgiche contraffatte e 34000 pezzi sequestrati nel tempo in esame.
Tutte queste analisi sul mercato dell’illecito sono possibili grazie alla collaborazione delle forze di polizia di tutto il mondo, quali parti del progetto PANGEA che, supportato dall’Europol, sta controllando l’e-commerce.
CRIMINI ORGANIZZATI A LESIONE DELLA PROPRIETA’ – Si tratta di furti messi in atto da ladri che sfruttano il periodo di crisi entrando nei locali commerciali chiusi al pubblico e le strutture sanitarie.
Molti stati membri dell’EU riferiscono di un modus operandi comune: i ladri riescono a farsi aprire la porta delle abitazioni impersonando operatori sanitari e medici che offrono informazioni, materiale e prodotti igienici piuttosto che test contro il coronavirus.
Tutti questi sono comportamenti sempre intollerabili e ancor più in un periodo di crisi mondiale così complessa e di difficile gestione. Si combatte contro un nemico sconosciuto ed impietoso, in un contesto globale dove le fragilità aumentano e si moltiplicano velocemente, dove la sanità è in grave difficoltà e  nell’economia si prevede un complesso futuro di ripresa.
Il direttore esecutivo dell’Europol ha esplicitamente affermato che questi crimini, oggi, sono particolarmente inaccettabili, comportano dei rischi reali alla vita umana e si possono combattere ed evitare solo con una forte coesione politica e sociale. Europol, assieme alle forze dell’ordine dei paesi membri, sta lavorando per assicurare salute e sicurezza a tutti i cittadini, gli sforzi sono notevoli ed il partenariato con le autorità nazionali, agenzie europee e l’ENSISA (cyber security) stanno fornendo un prezioso contributo nella lotta al crimine.
Un discorso a parte va fatto riguardo alla TRATTA di esseri umani in questo tempo di crisi.
L’OSCE (organizzazione per la sicurezza e cooperazione in Europa) ribadisce le conseguenze negative di questa pandemia che coinvolgono in modo sproporzionato i più vulnerabili come le vittime di tratta che, in sistemi purtroppo già ben radicati, vengono gettate ancor più nello scompiglio e i trafficanti cercano di mantenere i loro profitti attraverso una maggiore violenza e con nuove forme di sfruttamento, contemporaneamente c’è meno aiuto da parte di associazioni e cooperative soprattutto private dato il momento economico particolarmente debole. Le risorse gravitano sulla problematica della salute pubblica e l’attenzione viene deviata dal dissuadere i criminali alla sofferenza umana della fragilità (il 94% degli abusi coinvolgono donne e bambini).
L’OSCE raccomanda ai governi di garantire, a chiunque è privo di reddito o di altre forme di sostegno, parità di accesso all’assistenza sanitaria, ai servizi di disoccupazione, di previdenza senza discriminazione di tipo occupazionale o di status giuridico, proprio a prevenzione di facile vittimizzazione.
Laddove la tratta non viene controllata regna l’impunità, l’assenza di uno stato di diritto e viene compromessa la sicurezza sociale. Questo è il motivo per cui la lotta alla tratta umana non è solo una responsabilità delle forze dell’ordine ma è anche un dovere umano urgente.
Da ultimo il grave problema che si sta manifestando giorno dopo giorno della VIOLENZA DOMESTICA. Recentemente l’OSCE ha reso noto un “preoccupante aumento della violenza fra le mura di casa, in relazione ai blocchi conseguenti alla pandemia da COVID-19”.
Viene affermata la necessità di adottare misure urgenti a protezione di questa fascia di popolazione.
La casa non è sempre un rifugio sicuro, al contrario, può rappresentare un luogo privilegiato di abuso. Il tasso di violenza domestica aumenta nei periodi di isolamento, mentre la disponibilità dei servizi a supporto diminuisce proporzionalmente.
Si assiste ad abusi mentali (i più frequenti), fisici e sessuali, facilmente attribuibili allo stress familiare.
Dovrebbero essere i governi ad intensificare gli sforzi per offrire supporti psicologici e spazi sicuri alle vittime, a perseguire gli autori e ad adottare tutte le misure sociali a contrasto.
La responsabilità della violenza è dello stato, al pari della salute durante la pandemia, la protezione deve essere reale e rappresenta una priorità, si tratta di tutela dei diritti umani ancor più se violati all’interno della propria casa e famiglia.
Non è questione semplice affrontare questo tipo di violenza, non lo è in tempi normali e lo è ancora più complesso durante una pandemia. A tal proposito, i governi aderenti all’OSCE si stanno adoperando con campagne informative alla popolazione tramite i mass media, i ministeri della salute, la protezione civile, è stata inoltre vietata la vendita di alcolici e data la possibilità alle vittime di denunciare la violenza in esercizi ancora accessibili quali le farmacie. Le donne non sono sanzionate se escono di casa per comunicare gli abusi o cercare sicurezza e devono trovare sempre la disponibilità telefonica e online di un gruppo di psicologi e psicoterapeuti pronti a prestare quell’aiuto psicologico più che mai oggi necessario.
E’ certo che indicare i mezzi più idonei a combattere il problema è difficile e lo si vede con il numero di femminicidi quasi quotidiani, ma è doveroso, durante crisi globali come questa, intervenire con qualunque mezzo e forma per evitare e punire soprusi di ogni genere verso chi sta vivendo una fragilità tale da trasformarlo in vittima.