Biodiritto, bioetica - Fine vita -  Redazione P&D - 06/02/2020

Commento alla Sentenza 242/2019 della Corte Costituzionale sull’art. 580 C.P. - Sergio Trentanovi e Gio Batta Gottardi

(Questa nota di commento, pur sviluppata nell’ambito delle attività formative del Comitato Etico sulla L.219/2017 – oggetto di più ampia riflessione - è frutto di approfondimenti personali degli autori e non esprime indicazioni o valutazioni dello stesso Comitato)

La ricostruzione storica dell’intervento della Corte
Dopo quasi due mesi dalla pubblicazione del comunicato 25/9/2019 con cui l’ufficio stampa della Corte Costituzionale rendeva nota una sintesi della decisione presa dalla Corte all’udienza 24-25/9/2019 sui limiti della perseguibilità penale dell’aiuto materiale all’esecuzione del suicidio (una delle ipotesi previste dall’art. 580 CP), il 22/11/2019 è stata pubblicata la sentenza 242/2019 cui il comunicato faceva riferimento.
La sentenza  fa seguito all’ordinanza 207/2018 emessa dalla stessa Corte il 24/9/2018 con cui , riservandosi di decidere il merito dell’eccezione di legittimità costituzionale sollevata dall’Assise di Milano per un caso specifico di  aiuto materiale nell’esecuzione del suicidio, la Corte aveva rinviato la relativa trattazione all’udienza, di un anno successiva, del  25/9/2019, auspicando che nel frattempo intervenisse il Parlamento ‘in uno  spirito di leale e dialettica collaborazione  istituzionale’.  Ad esso forniva linee direttive e limiti per l’intervento in sede penale sull’art. 580 CP, anticipando la necessità costituzionale di prevedere una circoscritta ipotesi di non punibilità dell’agevolatore materiale dell’altrui suicidio (che è stata formalizzata con la sentenza 242/2019). Nella  stessa ordinanza la Corte aggiungeva la previsione della possibilità (che poteva esser letta come auspicio, seppur estraneo alla competenza della Corte e privo di qualsiasi carattere vincolante) che il legislatore, nella sua discrezionalità politica, introducesse l’ipotizzata esimente penale ‘inserendo la disciplina stessa nel contesto della legge 219/2017 e del suo spirito, in modo da iscrivere questa opzione nel quadro della relazione di cura e di fiducia tra paziente e medico, opportunamente valorizzata dall’art. 1 della legge medesima’.
Nella sentenza commentata la Corte ha preso atto che il Parlamento non è nel frattempo intervenuto: ‘deve però ora prendersi atto di come nessuna normativa in materia sia sopravvenuta. Né, d’altra parte, l’intervento del legislatore risulta imminente’.  Pertanto, ‘in assenza di ogni determinazione del Parlamento’, ha ritenuto di non poter ‘ulteriormente astenersi dal pronunciare sul merito delle questioni, in guisa da rimuovere il vulnus costituzionale già riscontrato con l’ordinanza n. 207 del 2018’.
Ha così pronunciato la sentenza 242/2019 con cui, come risulta dal relativo dispositivo trascritto al termine di queste considerazioni di inquadramento, ha creato una limitata ‘causa di esclusione della punibilità’   per ‘chi … agevola l’esecuzione del proposito di suicidio’ di chi versi in condizioni di gravissima ed irreversibile patologia e di intollerabile sofferenza personale ma resti pienamente in grado ‘di prendere decisioni libere e consapevoli’. Ha, però, collegato strettamente tale non punibilità all’accertamento di queste condizioni, al presupposto dell’espletamento da parte del paziente di un effettivo percorso di sostegno e di cure palliative nonché alla verifica di questi ‘requisiti per la non punibilità’.
Nel fare ciò la Corte si è correttamente mossa nei confini della sua competenza istituzionale, limitando il suo intervento alla sede penale relativa all’art.580 CP, cui si riferiva il circoscritto profilo di incostituzionalità evidenziato con l’ordinanza 207/2018.                                                                                                                                                                                   
Per comprendere la problematica sottesa alla decisione è utile riportare la sintesi, operata dalla Corte nell’ordinanza 207/2018, della vicenda umana definita ‘paradigmatica’, per cui è stata sollevata eccezione di legittimità costituzionale dell’art. 580 CP nei limiti in cui sanziona(va) penalmente il comportamento di chi ne ha materialmente agevolato (attraverso il trasporto in Svizzera in una clinica dove il fatto è avvenuto) il suicidio:
‘Vicenda… relativa a persona che, a seguito di grave incidente stradale, era rimasta tetraplegica, non più autonoma nella respirazione (necessitando dell’ausilio, pur periodico, di un respiratore inserito in un foro della trachea), nell’alimentazione (essendo nutrita in via intraparietale) e nell’evacuazione: conservando però, intatte, le capacità intellettive e la sensibilità al dolore. Alle sofferenze psicologiche indotte dalla drammatica condizione di cecità e di totale immobilità si accompagnavano quelle fisiche, particolarmente acute, prodotte dagli spasmi e dalle contrazioni da cui il soggetto era quotidianamente percorso. Condizione questa, risultata refrattaria ad ogni tentativo di cura, anche sperimentale ed effettuata perfino fuori dai confini nazionali‘.

I principi costituzionali e il bilanciamento operato dalla Corte

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In allegato il testo integrale dell'articolo.