Cultura, società  -  Redazione P&D  -  30/07/2021

Commiato di Vincenzo Zeno Zencovich  dalla presidenza dell'AIDC –

Alla Comunità dei comparatisti italiani

 

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Desidero informarvi che il 27 luglio scorso ho rassegnato le dimissioni da componente il Consiglio Direttivo dell’AIDC e dunque anche da suo presidente.

Dopo 25 anni di permanenza, prima come segretario generale, poi come consigliere e infine negli ultimi otto anni come presidente, mi è sembrato opportuno lasciare spazio a nuove e più fresche energie che sappiano affrontare le tante ed impegnative sfide del futuro.

D’altronde, nelle esperienze associative tutti sono utili ma nessuno è indispensabile. Ho sempre inteso la mia presenza come servizio a favore della comunità e spero di non essere mancato a tale impegno.

In questi decenni il diritto comparato – che per me è senza aggettivi – è cresciuto a dismisura, o per meglio dire la domanda di comparazione giuridica si è resa sempre più pressante. Penso si possa dire – senza vanteria – che l’esperienza giuridica in un mondo globalizzato è intrinsecamente comparatistica.

Il diritto comparato italiano, che vanta nomi preclari in tutto il mondo (ne cito solo tre: Gino Gorla, Mauro Cappelletti e Rodolfo Sacco) ha una speciale responsabilità, quella di alimentare riflessioni, discussioni, prospettive contrastando quel che a mio avviso è un rischio molto presente in molta pubblicistica internazionale, cioè la iper-specializzazione, l’empireo dei concetti giuridici comparati, le piccole e sterili lotte di campanile. Il diritto comparato del XXI secolo è, deve essere, una disciplina dialogante, contaminata e contaminante, capace di parlare non solo agli accademici, ma agli studenti, ai legislatori, ai giudici, ai pratici.

L’AIDC nei suoi cinquant’anni di storia ha saputo rappresentare anche questo, catalizzando sempre nuove intelligenze ed estendendo i confini della comparazione verso nuovi orizzonti di contenuti e di metodo.

Certo non può essere estranea ad una associazione scientifica anche la costante interlocuzione con gli attori istituzionali, il Ministero dell’Università, il CUN, l’ANVUR nei tantissimi momenti che ormai segnano la vita universitaria. L’AIDC si è saputa muovere sempre promuovendo una apertura culturale e transnazionale degli studi giuridici con l’obiettivo di creare nuovi spazi non per la propria disciplina ma per tutta l’area giuridica, e guidata dalla costante attenzione per storia e futuro, tecnica e argomentazione, istituzioni e società, politica e geografia, sistemi e istituti, ideologie e stili.

Per questo l’AIDC è e deve rimanere plurale nelle sue componenti e nelle sue attenzioni perché la diversità è l’essenza e la vita della comparazione.

A quanti hanno condiviso con me, in questi cinque lustri, l’impegno associativo un sentito ringraziamento.

Al nuovo presidente Rino Sica, amico carissimo, espressione di quella scuola salernitana cui mi legano antichi e mai estinti debiti di riconoscenza, ai nuovi consiglieri Susanna Mancini, Giorgio Resta e Arianna Vedaschi e a tutti gli altri componenti il Consiglio direttivo i miei più fervidi auguri di buon lavoro.

Roma, 28 luglio 2021