Pubblica amministrazione - Responsabilità della P.A. -  Redazione P&D - 13/12/2019

Complessità dell’istruttoria oggettiva esclude qualsivoglia responsabilità da ritardo in capo alla pubblica amministrazione – Consiglio di Stato del 5 dicembre 2019 n. 8337 - G.G.

Secondo l’art. 2 bis della legge 241/1990  sulle conseguenze per il ritardo dell’amministrazione nella conclusione del procedimento) le pubbliche amministrazioni sono tenuti al risarcimento del danno ingiusto cagionato in conseguenza dell’inosservanza dolosa o colposa del termine di conclusione del procedimento ed inoltre, fatto salvo quanto previsto dal comma 1 e ad esclusione delle ipotesi di silenzio qualificato e dei concorsi pubblici, in caso di inosservanza del termine di conclusione del procedimento ad istanza di parte, per il quale sussiste l'obbligo di pronunziarsi, l'istante ha diritto di ottenere un indennizzo per il mero ritardo alle condizioni e con le modalità stabilite dalla legge o, sulla base della legge, da un regolamento emanato ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400. In tal caso le somme corrisposte o da corrispondere a titolo di indennizzo sono detratte dal risarcimento.
Si legge nella pronuncia:
“Come ha ben rilevato la sentenza impugnata, infatti, dalla semplice violazione del termine per la conclusione del procedimento, che non ha natura perentoria, non discende ex se la responsabilità della pubblica amministrazione per danno da ritardo, secondo una nozione meramente calendaristica e formale dei tempi procedimentali, perché occorre che tale danno sia imputabile alla pubblica amministrazione in forma di inerzia immotivata e/o di inescusabile negligenza.
4.4. E in realtà, come ha pure ben rilevato il primo giudice, i tempi procedimentali nel caso di specie hanno subito un sensibile allungamento per la complessità procedurale che ha caratterizzato l’iter accertativo dell’evento calamitoso, ove si considerino l’elevato numero di passaggi amministrativi cadenzati dalla normativa primaria e secondaria, la quale prevede una fase di verifica delle precondizioni per gli interventi, di cui all’art. 14, comma 2, del d. lgs. n. 154 del 2004, e in particolare per l’attivazione del procedimento, di cui ora all’art. 4 del D.M. 8 gennaio 2008, la successiva fase istruttoria, con l’acquisizione e la verifica di copiosa documentazione, con il parere obbligatorio di organi consultivi che si sono dovuti pronunciare sul riconoscimento dell’evento eccezionale, i supplementi istruttori resi necessari dagli approfondimenti e dalle verifiche del caso, le richieste di integrazioni documentali motivate da carenza imputabili anche alla domanda, che ha dato impulso alla procedura, nonché i tempi dei controlli contabili, durati dal 4 settembre 2008 al 29 gennaio 2009 (quasi cinque mesi).
4.5. L’accurata ricostruzione dell’iter procedimentale, effettuato dal primo giudice e nemmeno contestato in tutti i suoi singoli passaggi dall’appellante, smentisce perciò già in radice l’intero impianto argomentativo della censura in esame.”

Segue sempre dal provvedimento:
“Il Collegio ha già rilevato che la sentenza impugnata, ben lungi dall’assidersi acriticamente sulle considerazioni difensive della parte pubblica, ha offerto una accurata ricostruzione del complesso iter procedimentale, che – tralasciando la lunga fase di verifica dei prerequisiti – ha contraddistinto la fase istruttoria, preceduta, come detto, da una lunga fase prodromica intesa alla verifica delle precondizioni, con l’acquisizione, dopo la produzione e la verifica di tutta la documentazione necessaria”.

Sostiene il giudice di secondo grado  il ricorrere di una fattispecie, come quella della complessità dell’istruttoria oggettivamente incontestabile per la vicenda che ne occupa, tale da escludere qualsivoglia responsabilità da ritardo in capo alla pubblica amministrazione.
In pratica solo il ricorrere della perentorietà di un termine, stabilito per legge, può avere come conseguenza l’illegittimità dell’atto tardivo.