Responsabilità civile - Causalità -  Michela Del Vecchio - 09/04/2019

Comportamento omissivo del medico e perdita di chances terapeutiche: Cassazione, III Sezione Civile, 8461/2019

La Cassazione torna sul tema della perdita di chances terapeutiche in materia sanitaria dopo la decisione, sempre della III Sezione Civile, del marzo 2018 con cui indicava l’onere di risarcimento del danno per perdita di chances alle cure palliative (Cass., III Sez, Civ., ord. 7260 del 23 marzo 2018).

Il caso riguarda una donna cui, sottopostasi a mammografia, veniva riscontrata una formazione ma di natura benigna e comunque tale da escludersi la necessità di ulteriori approfondimenti diagnostici e/o asportazione dei noduli con il solo consiglio di ripetere la visita a distanza di sei mesi.

La serenità della diagnosi portava la donna a ripetere il controllo ma a distanza di nove mesi il cui risultato, però, era preoccupante tanto da essere sottoposta ad un intervento con biopsia che rilevava la natura maligna ed aggressiva della patologia con asportazione radicale della mammella e cure chemioterapiche invasive oltre due interventi di chirurgia plastica.

La donna promuoveva giudizio per ottenere il risarcimento del danno da ritardata diagnosi; procedimento cui intervenivano il marito e i figli minori per chiedere il ristoro jure proprio del danno patito per la sofferenza e l’impegno assistenziale prestato verso la moglie e madre.

La domanda, respinta in primo grado, veniva invece accolta in appello (ove peraltro  i familiari chiedevano che il danno venisse loro liquidato sia jure proprio che jure ereditatis) sull’affermazione della sussistenza della colpa medica con condanna al risarcimento del danno anche patrimoniale corrispondente al reddito che la donna avrebbe garantito alla famiglia in caso di sopravvivenza.

Dirimente sembrava essere la lettura della consulenza medica e dei chiarimenti resi che aveva inequivocabilmente evidenziato una responsabilità medica valutando poi i Giudici di appello il nesso eziologico fra il comportamento omissivo denunciato e il danno poi sofferto.

Ebbene in sede di legittimità veniva contestata l’esistenza di tale nesso eziologico sulla circostanza che il pregiudizio subito (ovvero la morte) non era riconducibile alla condotta medica posto che si sarebbe verificato in conseguenza della patologia riscontrata mentre alla condotta omissiva medica poteva ricondursi solo una più o meno lunga aspettativa di vita.

La Cassazione ha a tal riguardo in primo luogo ricordato  che in tema di responsabilità civile, il nesso causale è regolato dai principi di cui agli artt. 40 e 41 c.p. per i quali l’evento si intende causato da altro evento se, senza di quest’ultimo, non si sarebbe verificato. Non è poi da sottovalutare, secondo i giudici di legittimità, il criterio della causalità adeguata sulla base del quale, all’interno di una serie causale, occorre dar rilievo solo a quelli eventi che non appaiono, ad una valutazione ex ante, del tutto inverosimili.

Sulla base di questi principi, quindi, nella decisione commentata si legge che “anticipare il decesso di una persona già destinata a morire perché afflitta da patologia, costituisce pur sempre una condotta legata da nesso di causalità rispetto all’evento morte ed obbliga chi l’ha tenuta al risarcimento del danno.

Tale la ragione secondo cui la Cassazione, con la decisione in commento, pronuncia il principio di diritto secondo cui “è configurabile il nesso causale tra il comportamento omissivo del medico ed il pregiudizio subito dal paziente qualora attraverso un criterio necessariamente probabilistico, si ritenga che l’opera del medico se correttamente e prontamente presta avrebbe avuto serie ed apprezzabili possibilità di evitare il danno verificatosi” o, ove il danno sia costituito dall’evento morte, abbia avuto serie e apprezzabili possibilità di allungare il tempo di sopravvivenza o di alleviarne la sofferenza.

Omette a tal proposito la Cassazione di considerare i rilievi, proprio sotto il profilo della responsabilità civile, dell'autonomia decisionale della persona in materia sanitaria come indicato nella L. 219/17 e, dunque, le possibilità scelte sotto il profilo terapeutico e medico che la donna avrebbe potuto compiere ove fosse stata debitamente, compiutamente e prontamente informata in modo corretto della patologia: il percorso terapeutico che la stessa è stata poi necessitata ad affrontare (asportazione della mammella, cure chemioterapiche invasive e plastica ricostruttiva) probabilmente poteva avere anche percorsi alternativi la cui scelta è stata impedita,