Pubblica amministrazione - Pubblica amministrazione -  Alceste Santuari - 18/10/2018

Comuni, IPAB estinte e assorbimento del personale – Cons. di G.A. Reg. Siciliana – 556/18

L'articolo di una legge regionale siciliana impone il trasferimento del patrimonio e del personale dalle IPAB estinte, estinzione che compete alla Regione definire, al comune in cui ha sede l'IPAB.

Nel caso di specie, sia la giunta sia il consiglio del Comune in oggetto hanno espresso parere sfavorevole in ordine all'ipotesi di devoluzione di ogni rapporto attivo e passivo della IPAB in capo al comune.

Nonostante i sopra citati parere, il Presidente della Regione disponeva l'estinzione della I.P.A.B. in questione, stabilendo la devoluzione al Comune di "ogni rapporto attivo e passivo" e l'assorbimento del personale dipendente in capo all'Ente locale.

Il Comune proponeva ricorso presso il Tar contro la decisione regionale, lamentando, inter alia, quanto segue:

-) l'automatico trasferimento del personale della I.P.A.B. nei ruoli organici dell'Ente locale confligge con i limiti posti dalla vigente normativa in materia di contenimento della spesa per le assunzioni a tempo indeterminato negli enti locali;

-) il previsto assorbimento del personale deve essere interpretato "in maniera costituzionalmente orientata", con conseguente passaggio all'ente locale solo del personale che sia stato reclutato tramite pubblico concorso; e che pertanto i decreti impugnati vanno annullati nella parte in cui non provvedono in conformità.

In questo contesto, il ricorrente Comune ha altresì sollevato la questione di legittimità costituzionale dell'art. 34, co. 2, della l.r. n. 22/1986 per contrasto con gli artt. 81, 97, comma 1 e 3, 117 e 119 della Costituzione, deducendo che l'automatico subentro dell'ente locale in tutti i rapporti attivi e passivi dell'IPAB, a prescindere dalla verifica dei limiti di spesa per le assunzioni e della modalità  di assunzione del personale, confligge con i principii e con le disposizioni introdotte dalle predette norme costituzionali.

Il Tar ha accolto il ricorso e, successivamente, avverso la decisione dei giudici amministrativi hanno presentato appello alcuni dipendenti dell'IPAB estinta.

Con l'ordinanza n. 556 del 15 ottobre 2018, il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, sez. giurisdizionale ha sospeso il giudizio sull'appello per sottoporre la rilevanza e la non manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale della legge regionale, laddove prevede, appunto, l'automatico assorbimento del personale delle Ipab estinte in capo all'ente locale.

In particolare, il Consiglio di Giustizia amministrativa richiama il principio di correlazione fra funzioni e risorse desumibile dal Titolo V della Costituzione e il principio di autonomia finanziaria di entrata e di spesa, quest'ultimo principio sancito dallo Statuto della Regione Siciliana (art. 15, comma 2).

Ancorché il Consiglio ritenga proporzionata la scelta della Regione di estinguere l'IPAB e "laconiche ed inconsistenti", invece, le motivazioni addotte dal Comune, i giudici amministrativi hanno ritenuto che non si possa procedere ad un automatico trasferimento del personale da un ente, seppure a forte connotazione pubblicistica, quali sono le (ex) IPAB ad un altro ente pubblico (nella fattispecie, l'ente locale di "riferimento").

Questo passaggio risulta particolarmente interessante in quanto contestualizzato nel moderno assetto dei rapporti tra comuni e soggetti che, a vario titolo, sono partecipati ovvero controllati dai comuni medesimi. La disposizione contenuta nella legge regionale di cui si dubita la costituzionalità era pervero una delle opzioni che si discussero nel corso dei lavori che portarono all'approvazione dell’art. 10, l. n. 328/2000 (quello che ha stabilito la trasformazione delle IPAB). La giurisprudenza, in specie contabile, in questi anni, ha affrontato il tema del trasferimento del personale dalle aziende speciali e società in house agli enti locali, mettendo in guardia gli enti locali su passaggi che non fossero giustificati a monte.

Ora, l'ordinanza in parola ha il pregio di ri-sollevare il tema riguardante i rapporti intercorrenti tra soggetti del perimetro di azione e di intervento pubblico (cfr. le IPAB nel caso di specie) e i comuni, che di tali soggetti si "servono" per realizzare le proprie finalità  istituzionali. I giudici amministrativi siciliani richiamano l'importanza dell'autonomia (finanziaria) dei comuni, i quali, dunque, devono essere messi nelle condizioni di decidere (autonomamente) le politiche (anche quelle sul personale) in funzione delle risorse (preventivamente) individuate. In altri termini, sembrerebbe, ancora una volta, affermarsi il principio secondo cui non rileva un percorso privilegiato tra enti locali e soggetti pubblici, che degli enti pubblici condividono le medesime finalità di interesse generale.

In ultima analisi, ancora una volta, si afferma (ribadendone l’importanza) l’autonomia decisionale, finanziaria, patrimoniale e gestionale degli enti locali, che non può essere compressa ovvero compromessa nemmeno da previsioni che, in origine, avevano lo scopo di salvaguardare la continuità di un servizio (socio-assistenziale come nel caso di specie). In quest’ottica, rimane da affrontare e risolvere il destino dei patrimoni e, soprattutto, del personale all’esito dell’atto di estinzione.