Famiglia, relazioni affettive - Famiglia, relazioni affettive -  Valentina Finotti - 25/07/2018

Comunione legale: le regole tra coniugi si applicano anche agli uniti civilmente e ai conviventi

Comunione legale: le regole tra coniugi si applicano anche agli uniti civilmente e ai conviventi

 

  1. Cos’è?

  2. Quando trova applicazione?

  3. Quali beni cadono in comunione legale immediatamente?

  4. Quali beni non entrano in comunione?

  5. Che cosa succede quando la comunione si scioglie?

 

Cos’è’?

È un tipo particolare di comunione che si instaura solo fra persone che hanno tra loro formalizzato un vincolo rilevante giuridicamente (matrimonio, unione civile, conviventi che hanno stipulato un contratto di convivenza) e che comporta la titolarità (solidale) di un diritto sui beni che la formano. Questa titolarità solidale ha importanti ricadute economiche sia finché dura la comunione, sia quando essa si scioglie.

 

Quando trova applicazione?

Opera tra i coniugi, con effetto automatico, ossia in mancanza di un diverso accordo (1).

A seguito della legge sulle unioni civili, opera automaticamente anche tra gli uniti civilmente: anche a loro viene data, tuttavia, la possibilità di scegliere per un diverso regime patrimoniale (2).

Infine, sempre la legge del 2016 sulle unioni civili, prevede che anche i conviventi di fatto possano accordarsi affinché tra di loro operi la comunione legale dei beni, disciplinata dalle stesse norme che valgono per i coniugi. In quest’ultima ipotesi, tuttavia, la comunione non opera automaticamente (come per i coniugi e gli uniti civilmente) ma solo se i conviventi la prevedono all’interno del contratto di convivenza (3).

 

Di seguito si descrive la forma “tipica” di comunione legale delineata dal codice civile e che oggi, attraverso la legge 76/2016, può trovare piena applicazione anche per le unioni civili e le convivenze di fatto.

 

Quali beni cadono in comunione legale immediatamente?

Gli acquisti.

Entra automaticamente in comunione legale ogni acquisto fatto insieme o separatamente (salve le eccezioni indicate dalla legge, ossia acquisto di beni a uso “strettamente personale”; “beni che servono all’esercizio della professione”; “beni acquistati con il trasferimento di beni personali”)(4).

In pratica: anche se al momento della stipulazione del contratto volto all’acquisto di un determinato bene parte contrattuale è uno solo dei due “comunisti”, o anche se il denaro proviene solo da quest’ultimo, ciononostante anche l’altro diviene per legge solidalmente titolare di un diritto - ad esempio di proprietà - sul bene acquistato (5).

E ciò perché l’obiettivo della comunione legale è far beneficiare la parte più debole delle possibilità economiche dell’altro.

Non è possibile prevedere diversamente (6).

Le parti che hanno scelto la comunione legale non possono al momento dell’acquisto di un determinato bene decidere, ad esempio, di intestarsi ognuno il 50% di quel bene, oppure stabilire che uno di loro acquisti solo la nuda proprietà e l’altro esclusivamente l’usufrutto.

Secondo la giurisprudenza prevalente l’unico modo per evitare, una volta scelta la comunione legale, che un acquisto entri in comunione è stipulare (prima dell’acquisto) con atto pubblico una nuova “convenzione” (matrimoniale per i coniugi, patrimoniale per gli uniti civilmente) con cui derogare al regime scelto originariamente, così evitando la caduta in comunione di un determinato bene, o di una certa categoria di beni (7).

Entrano in comunione legale automaticamente non solo i beni acquistati a titolo derivativo (compravendita, permuta), ma anche quelli acquistati a titolo originario, ad esempio grazie all’usucapione.

Si discute sul fatto che entrino o meno in comunione legale i diritti di credito acquistati nel corso del matrimonio, unione civile (o convivenza): secondo la giurisprudenza maggioritaria, la comunione legale delineata nella sua forma “tipica” dal legislatore riguarda solo gli acquisti che comportano un trasferimento del diritto di proprietà o di altri diritti reali su un bene (es. usufrutto, uso, abitazione) e non diritti di credito (8).

Tuttavia questa stessa giurisprudenza ammette che, invece, debbano entrare senz’altro nella comunione legale i titoli di credito, i titoli azionari, i fondi d’investimento e le quote di società a responsabilità limitata (9).

 

Aziende cogestite. Deve trattarsi di aziende gestite da entrambi i “comunisti” e costituite dopo il matrimonio, l’unione civile, o la stipulazione del contratto di convivenza di fatto (10).

 

Quali beni non entrano in comunione?

 

Il legislatore (11) non individua un’elencazione tassativa ed esclusiva dei beni che non cadono in comunione legale, però ne individua alcuni che, certamente, non possono rientrare in essa, e sono:

◊ tutti i beni di cui i “comunisti” erano già proprietari (o titolari di diritti) prima di sposarsi, di unirsi civilmente o di concludere il contratto di convivenza;

◊ oltre ai beni sopra menzionati, anche quelli acquisiti anche dopo la formalizzazione del vincolo tra i “comunisti”, ma per effetto di successione (ad esempio grazie ad un’eredità) o donazione, anche effettuata indirettamente.

Così, ad esempio, se un genitore regala a uno dei coniugi il denaro per acquistare una casa, comprata subito dopo il conferimento del denaro, questa dovrà considerarsi donata “indirettamente” dal genitore, e, quindi, acquisto escluso dalla comunione legale (12).

In questa ipotesi è tuttavia sempre possibile che chi fa la donazione, o il testatore, esprima la volontà che il bene entri, in ogni caso, in comunione legale: questa volontà prevarrà (entro i limiti di tutela di eventuali legittimari).

◊ i beni di uso strettamente personale (questi non possono entrare in comunione nemmeno se viene stipulata una convenzione derogatoria da parte dei “comunisti”).

Per fare un esempio pratico si potrà trattare di: abbigliamento, strumenti musicali ecc., ossia di beni che riguardano immediatamente la persona e i suoi gusti e non sono un “investimento” per la famiglia (13).

Se l’acquisto riguarda beni a uso individuale immobili o mobili registrati devono osservarsi determinate formalità perché essi siano esclusi dalla comunione legale. Il “comunista” acquirente, in particolare, deve: dichiarare la personalità del bene e, inoltre, all’atto di acquisto deve partecipare anche l’altro “comunista” non acquirente. Tuttavia, in caso di contestazioni, sarà l’indagine sull’effettiva destinazione del bene a prevalere al di là di quanto dichiarato nell’atto di acquisto (14).

◊ beni che servono all’esercizio della professione (intesa come qualsiasi attività di lavoro esercitata in via autonoma o subordinata abitualmente), sempre che non si tratti di beni che sono destinati all’azienda cogestita tra i comunisti.

Se l’acquisto riguarda beni immobili o mobili registrati, deve essere presente anche l’altro “comunista” all’atto di acquisto affinché operi l’esclusione: anche in questo caso - come per l’acquisto dei beni personali - ciò che rileva, se sorgono contestazioni sull’inclusione del bene in comunione legale, è esclusivamente l’effettiva e oggettiva destinazione del bene all’esercizio della professione, al di là di quanto formalmente dichiarato in sede di acquisto (15).

◊ i beni ottenuti a titolo di risarcimento del danno e la pensione di invalidità, comprensiva di tutte le prestazioni assistenziali e previdenziali erogate sia da istituti pubblici che privati per la perdita – totale o parziale – di capacità lavorativa;

◊ i beni acquistati mediante alienazione di beni personali, purché nell’atto di acquisto sia espressamente indicato l’utilizzo esclusivo del proprio patrimonio personale.

In pratica è necessario che il “comunista” che effettua l’acquisto sia (a) l’esclusivo acquirente, (b) paghi il corrispettivo con denaro personale, o con il corrispettivo dell’alienazione (o scambio) di un bene personale, (c) dichiari la provenienza “personale “ del corrispettivo” e, se si tratta di acquisto di immobili o mobili registrati, (d) all’atto sia presente anche l’altro “comunista”. In questo caso la dichiarazione nell’atto pubblico che viene resa dal “comunista” non acquirente circa la provenienza personale del denaro (dall’altro “comunista”) per l’acquisto, assume il valore di confessione stragiudiziale, revocabile solo per errore di fatto o violenza.

 

Cosa succede quando la comunione si scioglie?

 

Se si scioglie la comunione legale (16) vengono ripartiti in parti uguali tra gli “ex comunisti” determinati beni, in quanto non siano stati consumati.

Questi beni sono:

◊ i frutti dei beni propri di ciascun “comunista”(17), ad esempio i canoni di affitto non consumati di un immobile di appartenenza personale a uno solo dei comunisti;

◊ i proventi dell’attività separata di ciascuno dei comunisti (18);

◊ gli incrementi che derivano dall’esercizio di un’impresa costituita prima della formalizzazione del vincolo trai “comunisti” ;

◊ i beni destinati all’esercizio dell’impresa gestita separatamente da uno dei “comunisti” e costituita dopo la formalizzazione del vincolo con l’altro “comunista” (20).

Finché dura la comunione legale ciascun comunista può liberamente “utilizzare” questi beni (salvo il limite del dovere di assistenza materiale che esiste tra i coniugi, così come tra gli uniti civili e i conviventi di fatto), ciò che residua di quello che non è stato speso viene diviso in parti uguali al momento dello scioglimento della comunione legale.  

Note

(1) Art 159 c.c.: “Il regime patrimoniale legale della famiglia, in mancanza di diversa convenzione stipulata a norma dell’art. 162, è costituito dalla comunione dei beni regolata dalla sezione III del presente capo”.

(2) Art 1, comma 13, legge 76/2016: “Il regime patrimoniale dell'unione civile tra persone dello stesso sesso, in mancanza di diversa convenzione patrimoniale, e' costituito dalla comunione dei beni”.

(3) Art. 1, comma 53, legge 76/2016.

(4) Art. 177 lett a) c.c.; art. 179 c.c.

(5) Cass. 2017 n. 17806.

(6) Cass. S.U. 2009 n. 22755.

(7) Cassazione 24.2.2004 n. 3647.

(8) Cass. 2008 n. 1548: i diritti di credito che sorgono dal preliminare di vendita riguardano solo il promissario acquirente e non il coniuge, o l’unito civilmente, in regime di comunione legale: questi ultimi non potranno, così avere diritto ad ottenere il possesso anticipato, riconosciuto esclusivamente al comunista che è parte del preliminare.

(9) Cass. 2007 n. 21098; Cass. 2014 n. 19689).

(10) Art. 177 c.c.

(11) Art. 179 c.c.

(12) Cass. 10 ottobre 2014 n. 21494.

(13) Corte Conti, s.u. 1998 n. 590/A.

(14) Cass. 2009 n. 22755.

(15) Cass. 2009 n. 22755.

(16) Art. 191 c.c., in base a questo articolo lo scioglimento della comunione legale si verifica quando: il vincolo tra i due “comunisti” viene meno; quando essi cambiano concordemente il regime patrimoniale, scegliendo per una diversa convenzione; in caso di fallimento o dichiarazione di assenza o morte presunta di uno dei “comunisti”, art. 191 c.c.)

(17) Art. 177 , primo comma lettera b), c.c.

(18) Art. 177, primo comma lett. c).

(19) Art. 178 c.c.