Famiglia, relazioni affettive - Legami sentimentali -  Francesca Zanasi - 17/02/2021

Contratto di convivenza per il rilascio del permesso di soggiorno del partner extra comunitario

Di pochi mesi fa due interessanti decisioni dei Tribunali emiliani (su un medesimo caso) che hanno legittimato il diritto dello straniero a risiedere in Italia se legato ad un cittadino italiano da una stabile relazione, basando le decisioni sul riconoscimento del carattere di ufficialità al contratto di convivenza, sottoscritto dalla coppia ed autenticato dall’avvocato nel rispetto dei requisiti prescritti dalla legge 76/2016.
I Tribunali di Bologna e di Modena (Tribunale di Bologna, sez. specializzata in materia di immigrazione, ordinanza del 3.2.2020; Tribunale di Modena, sez. I civile, decreto n. 370 del 7.2.2020) hanno quindi riconosciuto la legittimità del soggiorno di un cittadino straniero sul territorio nazionale, ordinandone l’iscrizione nei registri anagrafici del Comune di riferimento.
Il caso ha caratteristiche molto comuni ad altri casi, quindi oggi risulta di grande interesse. Riguarda una coppia convivente, costituita da un cittadino italiano e da una cittadina russa, che aveva provato a regolarizzare la propria permanenza in Italia richiedendo il permesso di soggiorno sulla base di un contratto di convivenza sottoscritto da entrambi ed autenticato dal legale.
La questione parte dal d.lgs. 30/2007, che recepisce nel sistema italiano la Direttiva europea 2004/38/CE di disciplina dell’ingresso e del soggiorno dei cittadini stranieri all’interno degli Stati Membri, nell’ottica di una armonizzazione dei requisiti rispondente alle esigenze di semplificazione della libertà di circolazione delle persone.
In base alle prescrizioni contenute nel decreto, il cittadino straniero è legittimato a richiedere il permesso di soggiorno in Italia qualora intrattenga con un cittadino italiano una relazione stabile, debitamente attestata con documentazione ufficiale (art. 9, co. 5, lett. c-bis, d.lgs. 30/2007).
Ora, è evidente che al di là del rapporto matrimoniale, che non può diventare passaggio obbligatorio per la legittima applicazione del dettato europeo, risulta molto difficile provare la stabilità del rapporto sotto il profilo amministrativo per la mancanza di un riscontro di natura “ufficiale” nelle dinamiche relazionali di una coppia convivente. Nessun documento infatti aveva il medesimo valore certificativo di un atto di matrimonio.
La prima opportunità è tuttavia arrivata con l’introduzione della legge 76/2016 di disciplina (delle unioni civili e) delle convivenze di fatto con cui il Legislatore ha inteso attribuire uno status di “famiglia” anche ai conviventi more uxorio, ancorando però la stabilità dei legami affettivi di coppia e di assistenza morale e materiale alle risultanze anagrafiche.
Ne deriva che la legge 76/2016 ha certamente legittimato la permanenza sul territorio di tutti gli stranieri già legalmente presenti (quindi con residenza e permesso di soggiorno), escludendo tuttavia tutte quelle coppie che, per mancanza del permesso di soggiorno non potevano registrarsi.
Dal punto di vista amministrativo-pubblicistico, quindi, nel nostro caso si trovavano in un vicolo cieco:

  • da un lato il funzionario comunale si rifiutava di iscrivere il cittadino straniero nei registri dell’anagrafe residenti, in mancanza di un regolare permesso di soggiorno;
  • dall’altro la Questura, organo preposto al rilascio del permesso di soggiorno, non lo concedeva in assenza di documentazione ufficiale che attestasse la stabilità della convivenza.

Indispensabile quindi l’intervento delle AG emiliane che hanno superato gli ostacoli attraverso una sagace interpretazione della normativa in vigore. Nello specifico, i giudici hanno attribuito valore di ufficialità al contratto di convivenza sottoscritto dalla coppia e autenticato da un avvocato.
Il Tribunale di Bologna (per primo interpellato) ha dato una interpretazione sistematica della l. 76/2016 relativa alle convivenze di fatto. Dapprima evidenziando gli elementi distintivi del contratto di convivenza (ovvero la possibilità di regolamentazione dei rapporti patrimoniali tra le parti, la previsione delle modalità di conclusione del contratto e le formalità necessarie per l’opponibilità ai terzi) e poi riconoscendo nella stabilità della convivenza la radice del contratto di convivenza che, con la rispondenza ai requisiti previsti dalla disciplina comunitaria della direttiva 2004/38/CE (e, in Italia, dal d.lgs. 30/2007), gli riconoscono carattere di ufficialità. E sulla base di questa logica interpretativa, il Tribunale ha sospeso l’efficacia del rigetto (effettuato dalla Questura competente) della richiesta di permesso di soggiorno della cittadina russa.
E nella medesima logica, il Tribunale di Modena evidenziando il valore attribuito al contratto di convivenza, gli ha riconosciuto l’idoneità a dimostrare la stabile relazione della coppia, così integrando quei requisiti richiesti dalla legge per l’iscrizione nei registri anagrafici del Comune di riferimento. Ed ha di conseguenza ordinato al Sindaco di trascrivere il nominativo della cittadina russa all’interno dei registri anagrafici nonché il contratto di convivenza che le ha permesso di ottenere il rilascio del permesso di soggiorno.