Malpractice medica - Malpractice medica -  Nicola Todeschini - 05/04/2020

Coronavirus e depenalizzazioni. - Nicola Todeschini

C’era da attenderselo, la pandemia sta infettando le masse inducendole a convenire su temi che altrimenti avrebbe affrontato con meno suggestioni e maggior consapevolezza. Era quindi lecito attendersi che nel clima di confusione e preoccupazione, legittima, si intrecciassero, accanto a riflessioni meditate per riorganizzare con metodo il futuro anche illazioni, restaurazioni medievali, profittamenti. 

La categoria dei sanitari sta vivendo un momento di grande tensione, verso la quale é doveroso avere rispetto: in gioco c’è anzitutto la loro salute, in casi numerosissimi compromessa anche in modo definitivo, e poi il rapporto, soprattutto nel pubblico, con lo Stato datore di lavoro, legiferatore amatoriale, primo imputato di un sistema sempre più povero di risorse.

Ai medici impegnati duramente, ancor più duramente oggi, di ieri, va anche la mia personale comprensione e vicinanza, al loro datore di lavoro, che ora finge di voler essere loro più vicino ma che è il responsabile dell’isteria normativa della tradotta Balduzzi-Gelli Bianco, incapace di affrontare seriamente il problema, spesso ostaggio delle compagnie di assicurazione, non va alcun segno di compiacenza.

Quel datore di lavoro pubblico, in particolare modo nelle regioni che hanno fatto la scelta dell’autoassicurazione, è lo stesso che ora vorrebbe proteggersi dalle azioni che gli stessi medici avrebbero titolo di promuovere contro di lui per essere stati lasciati soli sotto diversi profili. È il datore di lavoro che tentando di affrontare, nell’emergenza, una sorta di moratoria a loro favorevole, tenta anche (basti a pensare all’emendamento proposto da Salvini ed altri visibile qui http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Emendc&leg=18&id=1146138&idoggetto=1154567) di impedire ai medici di rivolgere doverose istanze risarcitorie allo Stato che li ha abbandonati ad affrontare l’emergenza spesso senza protezione, informazioni, prevenzione.

Secondo le istanze di alcuni, quindi, sarebbe necessario incidere, nuovamente, la già confusa Gelli Bianco per cancellare la possibilità per i medici di essere oggetto di istanze da parte di pazienti che assumano di essere stati danneggiati in questo momento funesto da condotte colpevoli.

I medici ed i loro spesso mal informati, se non maliziosi, suggeritori, continuano a credere che il regime della colpa sia incredibilmente ingiusto, che non dia scampo, invocano norme più severe per chi lo utilizzi impropriamente (secondo chi?), e faticano ad affrontarne il significato. Ebbene, cari medici, non credete a chi vuole farvi intendere che gli articoli 1176 e 2236 c.c., quanto alla responsabilità civile, non siano in grado di affrontare l’emergenza, perché nessuno può chiedervi di vincere l’oscurità, di superare l’insuperabile, di condannare una condotta che non sia ispirata a negligenza imprudenza o imperizia ma schiacciata dalla forza maggiore, dalla mancanza di presidi, dalla scarsità delle risorse. 

Se ve lo raccontano mentono. Se poi a raccontarvelo sono gli stessi che, contemporaneamente, cercano di pararsi i conti, anche a livello regionale, impedendovi di reagire contro il vostro datore di lavoro ebbene ribellatevi con decisione, ma non indulgete alla confusione nella quale vogliono per l’ennesima volta coinvolgervi.

A chi non farebbe comodo un colpo di spugna, un invito a dimenticare, sospendere, indulgere, è umano sospirare immaginandolo in un momento di comprensibile sollecitazione fisica ed emotiva, ma non potete credere che sia accettabile. L’esistenza di una emergenza che molto spesso è stata più grande di voi, ma non più grande delle forze dello Stato, della sua doverosa prudenza, non può invitare a rendere irrilevante una regola che invece ha il pregio di distinguere, che mira a colpire le condotte veramente inescusabili, che è in grado di fare distinzione e che, in ultima analisi, per essere applicata abbisogna di una valutazione tecnica scientifica che proviene non dal diritto ma dalla vostra stessa scienza, quella specialistica e medico legale. Ogni giurista applica la regola sulla scorta della valutazione di un vostro collega che individua nella condotta sotto esame défaillance che pone in nesso di causa con il danno prodotto.

Obietterete, e avete piena ragione, che per confidare nella regola che ho descritto è necessario un processo, che dura all’infinito, durante il quale siete privi di certezze, come peraltro qualsiasi altro cittadino. E avete ragione, questo è il nostro vero nemico: uno Stato che vi priva dei mezzi e fa lavorare a basso costo, che non sa decidersi per un processo civile integralmente telematico, che non è in grado di far funzionare la macchina della giustizia affinchè faccia giustizia e, quindi, sia in grado di esprimere verdetti in un tempo accettabile. 

Pensate ai camionisti, che spesso sono costretti ad una vita veramente difficile, che rischiano la vita sulla strada ogni giorno strozzati dalla fatica e da ritmi insostenibili, pensate se per ragioni legate ad eventi naturali subissero, in un determinato periodo, molte perdite, dovute però anche alla vetustà della rete stradale ed invocassero, senza se e senza ma, un colpo di spugna che renda irrilevanti tutte le loro condotte e quindi non solo quelle vittime dell’evento naturale e della vetustà della rete stradale, ma pure quelle espresse da chi irresponsabilmente si metta alla guida alterato, consulti il telefonino, cagioni la morte dei vostri cari per distrazione. Reagireste dicendo: ma che domande fate? È inammissibile che per affrontare un’emergenza tutte le condotte divengano, per magia, scusabili!

È’ proprio così, cari medici, è inammissibile, incostituzionale, inopportuno e distoglie, al solito dal grande problema nel quale tutti siamo invischiati: le scelte del legislatore, le politiche incapaci, la giustizia lenta, l’irresponsabilità, appunto, di chi sbaglia.

Per una volta facciamo insieme una battaglia contro il nostro vero nemico.