Diritto commerciale - Impresa, società, fallimento -  Redazione P&D - 06/05/2020

Coronavirus e i nuovi assetti organizzativi - Luca Ponti

Il nuovo Codice della Crisi d’Impresa, all’art. 375, comma 2 ha introdotto la sostanziale riforma dell’art. 2086 c.c. – che cambia rubrica da “Direzione e gerarchia dell’impresa” a “Gestione dell’impresa” – aggiungendo un secondo comma alla predetta disposizione che recita: «L’imprenditore, che operi in forma societaria o collettiva, ha il dovere di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell’impresa e della perdita della continuità aziendale, nonché di attivarsi senza indugio per l’adozione e l’attuazione di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale». 

L’imprenditore, conseguentemente, ha l’obbligo di adottare degli assetti organizzativi, amministrativi e contabili finalizzati a monitorare, ed eventualmente, rilevare situazioni patologiche che potrebbero sfociare anche nella crisi dell’impresa. 

Nel rispetto di questa normativa, ci si chiede se il Coronavirus imponga l’adozione di particolari accorgimenti nell’organizzazione degli assetti. 

Per esempio, nel rispetto dei decreti legge che si susseguono con frequenza settimanale, quando non giornaliera, ci si interroga se l’invito al telelavoro implichi anche l’assegnazione ai dipendenti degli strumenti necessari per la connessione da remoto, ai sensi dell’art. 2087 c.c. 

Anche la normativa sulla privacy, in un periodo dove la conoscenza della sintomatologia dei dipendenti e collaboratori rappresenta ormai ragione di tutela pubblica, va attentamente approfondita. 

La diffusione del COVID-19 trascina con sé anche queste problematiche.