Malpractice medica - Generalità, varie -  Laila Perciballi - 09/04/2020

COVID-19: un fondo di responsabilità dello Stato per risarcire le vittime della sanità, e non di liberalità

Non si possono esimere le strutture sanitarie pubbliche e private dalle proprie responsabilità (si tratterebbe, in ogni caso, di norme incostituzionali) perché ciò porterebbe alla lesione anche delle memoria delle vittime di covid-19 e, peggio ancora, ciò impedirebbe alle famiglie delle vittime di ottenere giustizia ed un risarcimento che, seppur per equivalente, darebbe ristoro alle loro vite marchiate sine die dal dolore del lutto oltre che dalla perdita di un reddito per la famiglia. Si ricordi che molte vittime sono la conseguenza delle inefficienze, anche solo organizzative, del Sistema e delle scellerate politiche di tagli alla sanità degli ultimi 15 anni.
Direi, dunque, come insegna il Prof. Paolo Cendon, che non bisogna intervenire sulle attuali norme sulla responsabilità, già bastevoli a far fronte a tutte le situazioni. Invero, ciò che si chiede è che non si metta in campo una (lunga e costosa, oltre che inutile) caccia al colpevole, ma che lo Stato si assuma le proprie responsabilità ( responsabilità oggettiva? responsabilità sociale di impresa?) istituendo un fondo di garanzia per le vittime covid 19 sia tra tutte le professioni sanitarie, sia tra le professioni al servizio della comunità (polizia, carabinieri, protezione civile etc) sia tra la cittadinanza, mediante agevoli procedure di conciliazione. Si può far richiamo alla legge sul Fondo di Garanzia delle Vittime della Strada (istituto che funziona), o ad alcuni passaggi della legge 24/2017 ( sulla "Consulenza tecnica preventiva o il procedimento di mediazione quale condizione di procedibilità“ dell’accesso al fondo di garanzia) o si possono richiamare le disposizioni concernenti le speciali elargizioni previste dalla Legge n. 210 del 25.2.92 sull’indennizzo per il contagio da emotrasfusioni, da vaccinazioni ed emoderivati oppure la Legge n. 466 del 13.8.80 denominata “Speciali elargizioni a favore di categorie di dipendenti pubblici e di cittadini vittime del dovere o di azioni terroristiche”, con tutti i necessari adeguamenti all’attuale emergenza ed all’odierna giurisprudenza.
Si è favorevoli all’istituzione di un Fondo di Garanzia  per le vittime di Covid.19 purché coinvolga tutti i famigliari delle vittime, ovviamente anche le professioni sanitarie (su cui purtroppo i mezzi di informazione e le stesse istituzioni continuano a fare confusione) che non sono solo medici, infermieri ed operatori sanitari.
Ma tutte  le professioni sanitarie elencate sul sito del Ministero della salute (http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=808&area=professioni-sanitarie&menu=vuoto&tab=2). Ebbene, oltre al farmacista, al medico chirurgo, all'odontoiatra, al veterinario, al biologo, al fisico, al chimico, allo psicologo, all'infermiere, all'infermiere pediatrico, all'ostetrico, di seguito vengono elencati: tra le professioni sanitarie dell’area tecnico-diagnostica, il tecnico sanitario di radiologia medica, il tecnico audiometrista, il tecnico sanitario di laboratorio biomedico, il tecnico di neurofisiopatologia; tra le professioni sanitarie dell’area tecnico - assistenziale, il tecnico ortopedico, il tecnico audioprotesista, il tecnico della fisiopatologia cardiocircolatoria e perfuzione cardiovascolare, l’igienista dentale, il dietista; tra le professioni sanitarie della riabilitazione, il podologo, il fisioterapista, il logopedista, l’ortottista - assistente di oftalmologia, il terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, il tecnico della riabilitazione psichiatrica, il terapista occupazionale, l’educatore professionale ; ed ancora tra le professioni sanitarie della prevenzione, il tecnico della prevenzione nell’Ambiente e nei luoghi di lavoro, l’assistente sanitario.

In conclusione, senza toccare le norme sulla responsabilità, il fondo di garanzia si, lo scudo no!