Giustizia civile - Generalità, varie -  Riccardo Riccò - 18/10/2020

D.d.l. Senato n° 1662 (Delega al Governo per l’efficienza del processo civile e per la revisione della disciplina degli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie)

Certo: (...) non occorre essere esperti per capire che “l’efficienza del processo civile” non può aumentare mediante espedienti quali iniziare il processo con “ricorso”, invece che con “citazione”, o definire “ordinanza”, e non “sentenza”, il provvedimento con cui il processo si chiude. A. Zuliani (appello al legislatore), Ilcaso, 15 luglio.


Necessarie sarebbero, certo: nuove (...) assunzioni (...) informatizzazione e formazione del personale (... ecc.)
ID., ivi.
Ok ma: il rapporto carichi/magistrati-personale giudiziario (questo, beninteso, il gravissimo problema, non solo per la - bassa - "euro-competitività" del nostro Paese), è causa ultima dell'inefficienza; questa, ovvero lo "intasamento", è anzi la conseguenza di altri - vari altri - fattori causativi.
1. Incertezza del diritto: la legge, quella materiale, segnatamente, è molto spesso scritta male (il "gioco" degli emendamenti, per inciso, è tutt'altro che una scusante); è spesso scritta, bene o male, "fuor di sistema" (sistema di cui siamo ormai "orfani", come incisivamente sottolineato da autorevolissima dottrina).
2. Questione socio-culturale: nel "Bel Paese", secondo il Censis, si vive in “un clima in cui si afferma con forza il primato dell’io e la convinzione che le regole, anche quelle scritte, siano relative”.
3. Domanda: gli italiani - come i dati statistici ci confermano - si scoprono un popolo davvero molto "litigioso";
4. Offerta: certa parte (spererei minima) dell'avvocatura (anche pubblica e/o di enti pubblici) cavalca l'onda - diciamo così - assecondando o peggio incentivando il contenzioso, in sede giurisdizionale, non solo a fini dilatori e/o, comunque, opportunistici (va be') ma pure in casi di "abuso" e/o temerarietà (d'azione o resistenza), magari patente.
Questa parmi la situazione, che sullo sfondo problematicamente si staglia, a fronte della quale (p. e.) le sanzioni di cui agli artt. 96, 348-bis (in part.re) e i vari strumenti deflattivi (mediazione e negoziazione assistita, t.o.c. in genere) non si sono rivelati certamente risolutivi.
Rinforzamento delle fila della magistratura (e del personale addetto agli uffici giudiziari). Legislazione chiara, "scientifica", scientificamente chiara cioè (evviva di sistema). Diffusione della cultura della legalità (e, prim'ancora, dello honeste vivere o, almeno, del buon senso). Revisione delle regole di accesso all'avvocatura (così da promuovere il deontico e dignitoso esercizio della professione, possibilmente). Tutti sacrosanti obiettivi che la politica e lo stesso corpo sociale deve perseguire, a prescindere da ogni colore e bandiera. Raggiunti questi, allora, l'efficienza della giurisdizione sarà assicurata, durevolmente.
Intanto però (si naviga a vista) vedo del buono, e concreto, in questo d.d.l.
....
Sembra dunque opportuno, in un’ot- tica di semplificazione, eliminare il necessa- rio ricorso, in via preventiva, alla media- zione, nei casi in cui l’istituto non ha dato buona prova di sé e nei quali, dunque, esso costituisce un inutile onere per le parti.
(...) fissazione del thema decidendum
ancor prima dell’udienza di prima comparizione delle parti in funzione di un processo im- prontato a celerità ed efficienza. Più specifi- camente, la legge di delega dispone che l’atto introduttivo sia sempre il ricorso; che siano ridotti i termini a comparire, che nella loro estensione massima non potranno essere superiori ai centoventi giorni, contro i cen- tocinquanta previsti attualmente dall’articolo 163-bis del codice di procedura civile e sia invece portato a quaranta giorni prima del- l’udienza il termine per la costituzione tem- pestiva del convenuto, allo scopo di consen- tire un termine congruo all’attore per la sua replica; che al ricorrente sia concesso pro- porre le domande, le istanze di chiamata in causa e le eccezioni che sono conseguenza della domanda riconvenzionale e delle ecce- zioni delle altre parti e replicare alle loro di- fese entro un termine perentorio non
supe- riore a venti giorni prima dell’udienza; che, a pena di decadenza, entro un termine pe- rentorio non superiore a dieci giorni antece- denti all’udienza di prima comparizione sia consentita al convenuto e ai terzi chiamati in causa la precisazione o la modificazione delle domande, delle eccezioni e delle con- clusioni solo in quanto necessarie in rela- zione alle domande ed alle eccezioni propo- ste dalle altre parti; che il giudice, asse- gnando un termine alle parti per la definitiva formulazione delle loro istanze istruttorie, provveda già a fissare – entro un termine ragionevolmente contenuto (comunque non superiore a sessanta giorni dalla scadenza del secondo dei due termini istruttori) – l’u- dienza successiva, che dovrà tendenzial- mente servire per l’assunzione delle prove ammesse e che potrà essere rinviata nel caso in cui il giudice, ritenuti superflui i mezzi di prova dedotti dalle parti, ritenga di fissare udienza per la discussione orale e decisione della causa, senza che sia necessario, in questo caso, assegnare termini predetermi- nati per il deposito di memorie conclusive
(...) facoltà processuali dell’appellato,
ivi compresa la deduzione delle cosiddette questioni assorbite (lettera b) del comma 1), sulle quali il giudice di primo grado non ab- bia provveduto né in maniera esplicita né implicita e in relazione alle quali permane una problematica interpretativa nella giuri- sprudenza quanto alla rilevabilità oltre la prima udienza di trattazione. Si è quindi re- putato di limitare espressamente la ripropo- nibilità, nel giudizio di appello, delle do- mande ed eccezioni assorbite dalla decisione di primo grado, conformemente con i prin- cìpi di economia processuale, di ragionevole
durata del processo, nonché con il principio del contraddittorio
(...) disciplina dei provvedimenti sull’esecuzione provviso- ria in appello
Si è ritenuto quindi di operare una indivi- duazione alternativa dei presupposti per la concessione della sospensione. Il primo pre- supposto è costituito da un giudizio progno- stico di elevata – e non meramente possi- bile o probabile – fondatezza dell’impugna- zione, tale da evidenziare la inutilità, prima ancora della dannosità, di un’eventuale ese- cuzione del provvedimento impugnato
(...) ma- nifesta fondatezza o infondatezza dell’ap- pello,
la corte, qualora non ritenga necessa- rie ulteriori attività, possa provvedere invi- tando le parti all’immediata discussione della causa, decidendo contestualmente.
(...) espropriazione immobi- liare,
allo scopo di accelerarne il corso e di contenerne i costi attraverso la collabora- zione del debitore, il quale può avere inte- resse a farsi parte attiva nella ricerca di un acquirente, sia per velocizzare le operazioni di vendita e giungere più rapidamente alla definizione del procedimento, sia per evitare il deprezzamento del bene, che si verifica, a volte, per effetto del meccanismo dei ribassi.
A questo fine, si prevede che il debitore possa essere autorizzato dal giudice dell’ese- cuzione a vendere
direttamente il bene pi- gnorato, con atto da celebrare dinanzi al no- taio, ma con gli effetti purgativi propri della vendita coattiva. (...) i creditori devono essere messi in condizione di valutare la conve- nienza dell’offerta e la loro opposizione può essere superata solo nel caso in cui sia ra- gionevole ritenere che la vendita competitiva non consentirebbe di conseguire un risultato migliore
(...) scioglimento della comunione - diritti reali immobiliari - mediazione - mediatori
(...) art. 213
fissazione di un termine entro il quale la pubblica amministrazione deve rispondere alla richiesta di informazioni ai sensi dell’ar- ticolo 213 del codice di procedura civile, anche al fine di responsabilizzare la pub- blica amministrazione nei rapporti con l’au- torità giudiziaria rispetto all’obiettivo di con- tenere in tempi ragionevoli la durata del processo




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