Cultura, società  -  Redazione P&D  -  21/09/2022

Da che parte - P.C.

“Per chi è in carcere il massimo è scappare”.
 Nessuno del pubblico, guardando un film o leggendo un libro, si chiede cosa pensi il   diritto; fuga   equivale a ripartenza, non si sta dalla parte delle guardie: il tifo è sempre per chi sgaiattola fuori, o prova almeno a farlo.
“Peccato quando il tentativo fallisce”. Ad esempio il forzato della Guyana francese che dopo l’evasione notturna dal campo, l’avventurosa traversata del braccio di mare, i tagliatori di testa aggirati, il rifugio presso indigeni ospitali, verrà beffato da una suora collusa con la polizia (PAPILLON).
 “E ancor peggio allorché il tradimento, che frustra un duro lavoro di mesi, nella preparazione della fuga, arriva da uno dei compagni di cella”: accordatosi col direttore del carcere per denunciare di nascosto gli altri (IL BUCO).
  “Oppure il gregge di pecore che irrompe in chiesa, belando inquieto, una domenica mattina”.  Brutto segnale per i fedeli, gli stessi che una forza misteriosa, alcune sere prima, aveva bloccato dentro una villa: e che nel duomo celebravano quella che si sperava fosse la fine dell’incubo (L’ANGELO STERMINATORE).




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