Deboli, svantaggiati - Minori, donne, anziani -  Fabio Rispoli - 14/04/2020

Dalla parte del minore “Bullismo” e “Cyberbullismo”

Tutelare il Minore, soggetto “Fragile”, all’interno degli Istituti Scolastici nella fase delle “indagini”

I fenomeni del bullismo e del cyberbullismo vanno inquadrati nell’ambito delle scienze sociologiche e psicologiche, che studiano la realtà dei bambini e degli adolescenti dei nostri giorni, soggetti che, secondo gli studiosi, presentano nello stesso tempo le caratteristiche dei “prepotenti” e delle “vittime”. Appaiono sempre più disinteressati, spesso aggressivi, ma anche emozionalmente molto fragili e bisognosi di protezione e dei necessari punti di riferimento.

L’utilizzo eccessivo delle tecnologie ha determinato, inoltre, accanto al bullismo che si realizza “in presenza”, il fenomeno del cyberbullismo, ossia quella forma di bullismo che viene esercitata attraverso i mezzi elettronici come e-mail, facebook, twitter... e l’uso degli smartphone.

Si tratta di forme di aggressione e molestie, spesso accompagnate dall’anonimato e dal fatto che la distanza del persecutore rispetto alla vittima rende più di cile la percezione della sua so erenza.

Quello che segue è un pro lo del "tipico bullo in rete" realizzato dalla Polizia Postale Italiana: “omissis...L’identikit del cyberbullo racchiude al suo interno diverse caratteristiche. Secondo un’analisi della polizia postale: a) ha un'età compresa tra i 10 e i 16 anni; b) un'immagine di bravo studente; una competenza informatica superiore alla media; c) incapacità a valutare la gravità delle azioni compiute online. Quando dopo una denuncia intervengono gli agenti per fermare azioni di bullismo spesso si hanno delle reazioni di stupore, di vergogna e lacrime da parte dei cyberbulli più giovani che ovviamente non si sono resi conto della situazione. Il quadro peggiora ulteriormente con l'aumentare dell'età dei cyberbulli, con comportamenti sempre più tipici del bullismo "reale". L’aumento degli adolescenti presenti sul web ha determinato una crescita esponenziale del numero di minorenni vittime di reati contro la persona: dai 104 casi del 2016 si è passati ai 177 nel 2017 e 202 nel 2018. Le vittime hanno tutte un’età compresa tra i 14 e i 17 anni. Il problema è che i ragazzi vivono sempre più il web quasi come se fosse “una terra di nessuno”, dove si scambiano messaggi e post senza dare troppo peso a quello che scrivono e le azioni online vengono valutate spesso come un gioco privo di conseguenze...”.

Nell’esaminare le varie situazioni che vengono rappresentate come bullismo o cyberbullismo, è importante fare le dovute valutazioni a nché si eviti che la persona “additata” possa essere vittima di soggetti con “Sindrome di Calimero”, che è sinonimo di ”Vittimismo”, cioè di quell’atteggiamento psichico per il quale la persona si sente vittima delle trame avverse degli altri e del destino.

Tale patologia è di usa ben più di quanto pensiamo. Il vittimismo esprime un modo immaturo, per lo più inconscio, di vivere le relazioni e di a rontare la realtà. Esso si innesca quando la persona sente di non poter sostenere il confronto in modo paritario. Proclamandosi vittima, invece, può ottenere molti vantaggi: indulgenza, ascolto, a etto, protezione e, se l’altro è uno che si sente facilmente in colpa, può dominarne le

scelte e tenerlo letteralmente sotto scacco, anche per una vita. È così che la “vittima” a volte diventa il vero “tiranno”.

La prima de nizione di bullismo è stata data dallo psicologo Dan Olweus, nelle sue prime ricerche fatte negli anni ‘70, sviluppatesi a seguito di una forte reazione dell'opinione pubblica norvegese per il suicidio di due studenti non più in grado di tollerare le ripetute o ese in itte da alcuni loro compagni. Lo stesso psicologo scriveva: “...un bambino che subisce prepotenze, è vittima di bullismo, quindi è esposto ripetutamente e per lungo tempo alle azioni ostili di uno o più compagni”, e quando queste azioni sono compiute in una situazione di “squilibrio di forze, ossia in una relazione asimmetrica; il ragazzo esposto ai tormenti evidenzia di coltà nel difendersi...”. Successivamente Olweus, nel 1993, nel suo libro “Bullismo a scuola. Ragazzi oppressi, ragazzi che opprimono”, de nì “Il bullismo una violenza sica, verbale o psicologica ripetuta, che si protrae nel tempo, con uno squilibrio tra vittima e carne ce. Il bullo sceglie la sua vittima e la perseguita per un tempo indeterminato. Con conseguenze devastanti nel tempo. Quindi uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni o ensive messe in atto da parte di uno o di più compagni.”

Altra de nizione di Bullismo ci viene data dall’Osservatorio Nazionale per l’Infanzia: “...Diciamo che un ragazzo subisce delle prepotenze quando un altro ragazzo, o un gruppo di ragazzi, gli dicono cose cattive e spiacevoli, riceve colpi, pugni, calci e minacce, quando viene rinchiuso in una stanza, riceve bigliettini con o ese e parolacce, quando nessuno gli rivolge mai la parola. Questi fatti capitano spesso e chi subisce non riesce a difendersi. Si tratta sempre di prepotenze quando un ragazzo viene preso in giro ripetutamente e con cattiveria. Non si tratta di prepotenze quando due ragazzi, all’incirca della stessa forza, litigano tra loro o fanno la lotta...”.

Alla luce di quanto de nito dagli studiosi del fenomeno, il “Bullismo” può intendersi l’insieme di tutte quelle “azioni di prepotenza” da parte di un bambino o ragazzo (che viene de nito “bullo”), nei confronti di un coetaneo percepito come più “fragile” (che viene de nito “Vittima di Bullismo”). Il bullo non lo fa per gioco o per caso, ma agisce intenzionalmente è consapevole del male che provoca ad un coetaneo. La sua intenzione è quella di ferire, desidera fare del male e causare un danno sico e/o psicologico nella vittima. È un’azione ripetuta nel tempo e può essere incoraggiato anche dagli altri e, la mancata punizione, alimenta ancora di più l’insistenza negli atti prevaricatori. In tali situazioni la vittima non riesce a difendersi e opporsi, perché il bullo è più forte o sostenuto dal gruppo, e si isola; gli atti di bullismo non maturano da una giusti cazione o motivazione è teso il più delle volte a provocare divertimento e soddisfazione nel bullo e di contro, la profonda so erenza nella vittima.

Gli studiosi del fenomeno hanno dato diverse de nizioni al fenomeno del bullismo in considerazione delle modalità nelle quali lo stesso si realizza. Infatti, il bullismo può assumere forme diverse: Bullismo diretto: “Le azioni o ensive consistono in attacchi sici aperti nei confronti delle vittime. Il bullismo diretto è costituito dai comportamenti aggressivi e prepotenti più visibili e può essere agito in forme sia siche sia verbali. Il bullismo diretto sico consiste nel picchiare, prendere a calci e a pugni, spingere, dare pizzicotti, gra are, mordere, tirare i capelli, appropriarsi degli oggetti degli altri o rovinarli. Il bullismo diretto verbale implica il minacciare, insultare, o endere, prendere in giro, esprimere pensieri razzisti, estorcere denaro o beni materiali”; Bullismo

indiretto: “Sopra azione psicologica, sono atti meno visibili e quindi più di cili da individuare, ma non meno dannosi per le vittime (esempi: esclusione dal gruppo dei coetanei, isolamento, smor e, gesti volgari, le prese in giro sul sico, di usione di pettegolezzi e calunnie, sul modo di vestire sul carattere, danneggiamento dei rapporti di amicizia)”.Tali atteggiamenti hanno lo scopo di ra orzare l’immagine della persona che e ettua bullismo rispetto al resto del gruppo, che si sente e viene percepita come “leader”. Questo tipo di bullismo ha l’enorme capacità distruttiva e l’incisività sull’autostima e sulla capacità di relazione, infatti, pur non ricorrendo generalmente alla violenza sica, arriva lì dove la violenza sica non arriva, indagando dapprima sul punto debole della vittima, per poi in erire in modo assai continuo e costante. A risentirne è indubbiamente il senso di sicurezza nei confronti del gruppo e l’autostima, lo stile relazionale e, quindi, l’approccio con gli altri; Bullismo omofobico: “Il bullismo omofobico si de nisce in tutti gli atti di prepotenza e abuso che si fondano sull’omofobia, rivolti a persone percepite come omosessuali o atipiche rispetto al ruolo di genere. È un fenomeno sociale che riguarda in misura maggiore i maschi. I bersagli sono non solo adolescenti che vengono de niti “gay” o “lesbiche” ma anche coloro che vengono percepiti come tali, in base a stereotipi (ragazze con i capelli corti e poco inclini al corteggiamento dei ragazzi, ragazzi con un particolare modo di vestire, con una voce più dolce o più sensibile rispetto ai coetanei); Cyberbullismo: Il cyberbullismo è una forma di disagio relazionale, di prevaricazione e di soppruso perpetrata tramite i nuovi mezzi di comunicazione nei confronti di una persona percepita come più debole o vittima: telefonate o invio di SMS e MMS con testi o immagini volgari, o ensivi o minacciosi; di usione di informazioni private su un’altra persona, anche pubblicando lmati e foto su Internet; calunnie di use tramite mail, chat o blog”. Il Cyberbullismo si può, quindi, attuare attraverso diversi comportamenti, quali: • Flaming: Litigi on line nei quali si fa uso di un linguaggio violento e volgare; • Harassment: molestie attuate attraverso l’invio ripetuto di linguaggi o ensivi; • Cyberstalking: invio ripetuto di messaggi che includono esplicite minacce siche, al punto che la vittima arriva a temere per la propria incolumità; • Denigrazione: pubblicazione all’interno di comunità virtuali, quali newsgroup, blog, forum di discussione, messaggistica immediata, siti internet ... di pettegolezzi e commenti crudeli, calunniosi e denigratori; • Outing estorto: registrazione delle con denze – raccolte all’interno di un ambiente privato – creando un clima di ducia e poi inserite integralmente in un blog pubblico; • Impersoni cazione: insinuazione all’interno dell’account di un’altra persona con l’obiettivo di inviare dal medesimo messaggi ingiuriosi che screditino la vittima;• Esclusione: estromissione intenzionale dall’attività on line; • Sexting: invio di messaggi via smartphone ed Internet, corredati da immagini a sfondo sessuale.

Tali comportamenti individuati dagli studiosi e posti in essere dal “Bullo” o “Cyberbullo”, vengono inquadrati in diversi articoli dell’Ordinamento Giuridico, quali: - Principi della Costituzione: I comportamenti legati al bullismo violano alcuni principi fondamentali della Costituzione italiana che assegna allo Stato il compito di promuovere e favorire il pieno sviluppo della persona umana, in particolare in forza dei principi indicati nell’art. 3 uguaglianza formale e sostanziale; nell'art. 32 tutela della salute; art. 34 diritto all'istruzione; - La Legge Penale. I reati che possono con gurare il reato di bullismo e Cyberbullismo, sono molteplici, a seconda di come si esprimono i comportamenti. Ad esempio: • Percosse (art. 581 del codice penale), • Lesioni (art. 582 del c.p.), • Danneggiamento alle cose (art. 635 del c.p.), • Di amazione (art. 595 del c.p.), • Molestia o

Disturbo alle persone (art. 660 del c.p.), • Minaccia (art. 612 c.p.), • Atti persecutori - Stalking (art. 612 bis del c.p.) • Sostituzione di persona (art. 494 del c.p.). • Istigazione a delinquere Art. 414 c.p. • Pubblicazioni e spettacoli osceni art. 528 c.p. 11 • Pornogra a minorile Art. 600 ter c.p. • Violenza privata Art. 610 c.p. • Violazione, sottrazione o soppressione di corrispondenza art. 616 c.p. - Accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico Art. 615 ter c.p. - art. 615 bis c.p. Interferenze illecite nella vita privata; • Furto Art. 624 c.p. • Estorsione Art. 629 c.p. • Trattamento illecito dei dati Art. 167 D. Lgs 196/2003; - In ambito della Legge Civile abbiamo: Violazione dell’art. 2043 c.c.: “Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno”. La vittima del bullismo o cyberbullismo, subisce un danno ingiusto alla propria persona e/o alle proprie cose e, pertanto, tale danno è risarcibile. In caso di Responsabilità del Bullo o Cyberbullo minore, trova applicazione l’art. 2046 del c.c.. per cui il minore, se ritenuto capace di intendere e volere, può essere considerato responsabile delle conseguenze degli atti di bullismo insieme ai genitori, questi ultimi per “Culpa in Vigilando” e in “Educando” e si applica l’articolo 2048 del codice civile; - La Legge 29 maggio 2017, n.71 de nisce come atti di Cyberbullismo: "qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, di amazione, furto d'identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la di usione di contenuti on-line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo". La normativa in questione prevede anche l'istituto dell'Ammonimento da parte del Questore: infatti, è stata estesa al cyberbullismo la procedura di ammonimento prevista in materia di stalking (art. 612-bis c.p.). In caso di condotte di ingiuria (art. 594 c.p.), di amazione (art. 595 c.p.), minaccia (art. 612 c.p.) e trattamento illecito di dati personali (art. 167 del codice della privacy) commessi mediante internet da minori ultraquattordicenni nei confronti di altro minorenne, no a quando non è proposta querela o non è presentata denuncia è applicabile la procedura di ammonimento da parte del questore. A tal ne il questore convoca il minore, insieme ad almeno un genitore o ad altra persona esercente la responsabilità genitoriale; gli e etti dell'ammonimento cessano al compimento della maggiore età. Si riporta qui di seguito il testo dell’Art. 8. (Ammonimento)della Legge n. 71/2017- “Fino a quando non e' proposta querela per il reato di cui all'articolo 612-bis del codice penale, introdotto dall'articolo 7, la persona o esa può esporre i fatti all'autorità di pubblica sicurezza avanzando richiesta al questore di ammonimento nei confronti dell'autore della condotta. La richiesta e' trasmessa senza ritardo al questore. - 1. Il questore, assunte se necessario informazioni dagli organi investigativi e sentite le persone informate dei fatti, ove ritenga fondata l'istanza, ammonisce oralmente il soggetto nei cui confronti e' stato richiesto il provvedimento, invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge e redigendo processo verbale. Copia del processo verbale e' rilasciata al richiedente l'ammonimento e al soggetto ammonito. Il questore adotta i provvedimenti in materia di armi e munizioni. - 2. La pena per il delitto di cui all'articolo 612-bis del codice penale e' aumentata se il fatto e' commesso da soggetto gia' ammonito ai sensi del presente articolo. - 3. Si procede d'u cio per il delitto previsto dall'articolo 612- bis del codice penale quando il fatto e' commesso da soggetto ammonito ai sensi del presente articolo.».

Va evidenziato che all’interno degli istituti scolastici si sono rilevati atti e comportamenti sopra enunciati commessi anche nei confronti dei Docenti, che oltre ad avere azione diretta nei confronti degli alunni responsabili per le condotte sopra riportate, possono agire anche per atti che comportano la commissione dei seguenti reati, essendo il Docente, nel momento in cui esercita la sua funzione, un Pubblico U ciale: la violenza e la minaccia ad un pubblico u ciale art. 336 c.p.; la resistenza a pubblico u ciale art. 337 c.p.; loltraggio a pubblico u ciale art. 341 bis c.p.; l’interruzione di un U cio o Servizio Pubblico o di un Servizio di Pubblica Necessità Art. 340 c.p..

Dopo l’analisi di natura sociologica, psicologica e normativa dei fenomeni del Bullismo e Cyberbullismo, andiamo ad esaminare come vengono a rontati tali comportamenti all’interno delle strutture scolastiche.

Riporto qui di seguito, la normativa di riferimento emessa dal MIUR – Ministero dell’Istruzione - Università e Ricerca, per a rontare il fenomeno del bullismo e cyberbullismo, cui i Dirigenti Scolastici dovranno tener conto nella formulazione degli “strumenti” scolastici (Regolamento d’Istituto e PTOF) partendo dal presupposto che: “...la scuola è una risorsa fondamentale in quanto assume il ruolo di luogo di crescita civile e culturale per una piena valorizzazione della persona, ra orzando l’esistenza di una comunità educante in cui ragazzi e adulti, docenti e genitori, vengano coinvolti in un’alleanza educativa che contribuisca ad individuare non solo contenuti e competenze da acquisire ma anche obiettivi e valori da trasmettere per costruire insieme identità, appartenenza, e responsabilità”: - Direttiva Ministeriale n. 16 del 05 febbraio 2007 - Linee di indirizzo generali ed azioni a livello nazionale per la prevenzione e la lotta al bullismo, che prevede da una parte un’azione preventiva: “Uno strumento insostituibile e centrale per a rontare questi fenomeni è lo studio delle materie curricolari che fornisce agli studenti le capacità per una decodi ca approfondita della realtà unitamente alla proposta di attività strutturate e coerenti con il percorso di formazione. Il valore educativo dell'esperienza scolastica, infatti, comprende e supera la sola acquisizione di conoscenze e competenze, e risiede proprio nella introiezione lenta e profonda della conoscenza che acquista signi cato se diventa contemporaneamente opportunità per l'assunzione di comportamenti consapevoli e responsabili, dando luogo a quel processo, progressivo e "faticoso", di assimilazione critica del reale....” Riguardo poi al sistema sanzionatorio da adottare presso la scuola al di là delle conseguenze sanzionatorie del comportamento assunto dal bullo, il MIUR fa riferimento allo Statuto delle Studentesse e degli Studenti, il D.P.R. 24 giugno 1998, n. 249, che ha consentito di superare un modello sanzionatorio di natura esclusivamente repressiva - punitiva, quale era delineato dal previgente Regio Decreto n. 653 del 1925, introducendo un nuovo sistema ispirato al principio educativo in base al quale il provvedimento disciplinare verso il discente deve prevedere anche comportamenti attivi di natura "riparatoria - risarcitoria". In altre parole si a erma il principio innovativo per cui la sanzione irrogata, anziché orientarsi ad "espellere" lo studente dalla scuola, deve tendere sempre verso una responsabilizzazione del discente all'interno della comunità di cui è parte. In base ai principi sanciti dallo Statuto, e tradotti nella realtà scolastica autonoma dal regolamento di istituto, si deve puntare a condurre colui che ha violato i propri doveri non solo ad assumere consapevolezza del disvalore sociale della propria condotta contra legem, ma anche a porre in essere dei comportamenti volti a "riparare" il danno arrecato. Lo strumento disciplinare si colloca, dunque, in uno spazio

intermedio fra l'essenziale momento di formazione/prevenzione e quello del ricorso all'autorità giudiziaria, per fatti di tale gravità da non poter essere risolti con strumenti di natura educativa. In ambito scolastico, infatti, la misura disciplinare, oltre ad un valore sanzionatorio, ha prima di tutto una funzione educativa. Per assolvere a tale funzione - soprattutto in relazione a fenomeni di bullismo, spesso connotati dal timore delle vittime nel denunciare i soprusi subiti e dalla di coltà di acquisire informazioni precise ed attendibili in ordine all'e ettivo svolgimento dei fatti - le procedure disciplinari relative devono essere contrassegnate da una speci ca attenzione alla certezza ed alla tempestività degli interventi...” E ancora...”. Il DPR 249/98 (Statuto delle studentesse e degli studenti) prevede all'art. 4 che le scuole adottino un proprio regolamento disciplinare. Si richiama l'attenzione dei dirigenti e dei consigli di istituto competenti sull'esigenza che tali regolamenti a rontino le questioni connesse con il bullismo con speci ca attenzione e severità, prevedendo, da un lato, procedure snelle ed e caci e, dall'altro, una variegata gamma di misure sanzionatorie nel rispetto del principio di proporzionalità tra sanzione irrogabile ed infrazione disciplinare commessa...”. In ne si riporta: “...Ai Dirigenti scolastici, ai docenti, al personale ATA e ai genitori è a data la responsabilità di trovare spazi per a rontare il tema del bullismo e della violenza attraverso un'e cace collaborazione nell'azione educativa volta a sviluppare negli studenti valori e comportamenti positivi e coerenti con le nalità educative dell'istituzione scolastica...”. La normativa in esame prevede, inoltre, la creazione dell’Osservatorio Nazionale e periferico permanenti presso ciascun U cio Scolastico Regionale sul fenomeno del bullismo, le cui priorità saranno principalmente il coinvolgimento dei soggetti già attivi su questi temi, nonché la raccolta e la valorizzazione delle ricerche, delle esperienze e dei materiali didattici più signi cativi e l'individuazione e la segnalazione di speci che competenze. - La Direttiva Ministeriale del 15 marzo 2007 – Si riferisce alle Linee di indirizzo ed indicazioni in materia di utilizzo di telefoni cellulari e di altri dispositivi elettronici durante l’ attività didattica, irrogazione di sanzioni disciplinari, dovere di vigilanza e di corresponsabilità dei genitori e dei docenti. Il divieto di utilizzo del cellulare durante le ore di lezione risponde ad una generale norma di correttezza che, peraltro, trova una sua codi cazione formale nei doveri indicati nello Statuto delle Studentesse e degli Studenti, di cui al D.P.R. 24 giugno 1998, n. 249. In tali circostanze, l’uso del cellulare e di altri dispositivi elettronici rappresenta un elemento di distrazione sia per chi lo usa, che per i compagni, oltre che una grave mancanza di rispetto per il docente con gurando, pertanto, un’infrazione disciplinare sanzionabile attraverso provvedimenti orientati non solo a prevenire e scoraggiare tali comportamenti ma anche, secondo una logica educativa propria dell’istituzione scolastica, a stimolare nello studente la consapevolezza del disvalore dei medesimi...”. - “Linee di orientamento per azioni di prevenzione e di contrasto al bullismo e al cyberbullismo”, MIUR aprile 2015; “...Una delle indicazioni operative prevede la costituzione di un “nucleo operativo” costituito da uno o due dirigenti tecnici e due o tre docenti referenti, utilizzati presso gli u ci scolastici regionali e gli ambiti territoriali. I dirigenti e i docenti devono essere formati sulle problematiche relative alle nuove forme di devianza giovanile (bullismo, cyberbullismo, stalking e cyberstalking) e possedere le competenze necessarie per sostenere concretamente le scuole in rete e i docenti, attraverso interventi di consulenza e di formazione mirata, assicurando anche la raccolta e la di usione di buone pratiche....” e poi, “...Anche i bulli, i cyberbulli e le loro vittime, almeno in alcune fasi del loro percorso scolastico, richiedono interventi educativi speciali...”.

Sostanzialmente il Ministero nelle proprie direttive, dopo aver elencato le attività di prevenzione e di monitoraggio del fenomeno del bullismo e cyberbullismo, rimette tutta la disciplina “procedurale di rilevamento” e “sanzionatoria” degli alunni coinvolti nei fenomeni di Bullismo e Cyberbullismo, al Dirigente Scolastico e agli organi Collegiali della Scuola, senza dare indicazioni speci che su come e ettuare l’eventuale ”istruttoria” per accertare i fatti; la consistenza delle dichiarazioni che denunciano gli atti di bullismo o cyberbullismo; come formulare i quesiti e redigere il verbale delle dichiarazioni delle persone coinvolte; come tutelare la Privacy degli stessi alunni; come e ettuare la redazione dei regolamentari tenendo conto del Drafting normativo; come graduare le sanzioni con i corrispondenti atti illeciti che possono essere posti in essere dal Bullo e Cyberbullo, una volta che sia stata accertata la fondatezza della denuncia. Dacchè si sono sviluppati in diversi Istituti Scolastici, regolamenti d’Istituto che hanno disciplinato i fenomeni in modo diverso, determinando procedimenti di accertamento diversi, una gradazione sanzionatoria diversa per lo stesso fatto illecito, l’individuazione di organi di erenti per l’accertamento dei fatti e dell’irrogazione delle sanzioni e così via.

Con questo scritto si vogliono o rire degli spunti di ri essione, dovuti alla carenza di una normazione appropriata per a rontare situazioni delicate come il bullismo e cyberbullismo, in cui le parti “fragili”, i minori, non trovano una adeguata tutela.

Premesso che le forme di bullismo e cyberbullismo, come sopra riportato, comportano violazione di norme soprattutto di natura penale e, se consideriamo che le norme di diritto e procedura penale, considerano l'assunzione delle dichiarazioni del minore un'attività particolarmente delicata, dal momento che dalle modalità con le quali si attua, potrebbero derivare e etti traumatici che possono ostacolare un suo sviluppo armonico; considerato, inoltre, che nel diritto penale sono previsti principi di garanzia, come il principio di legalità (nullum crimen sine lege), (“Nessuno può essere punito per un fatto che non sia espressamente previsto come reato dalla legge, né con pene che non siano da essa stabilite”);il principio di materialità (nullum crimen sine actione), che è sancito dall’art. 25 della Costituzione. Tale principio ritiene che un reato può essere ravvisato soltanto, quando la volontà a commetterlo si manifesta in un comportamento esterno (cogitationis poenam nemo patitur); il principio di o ensività (nullum crimen sine iniuria), sancito nell’art. 49, comma 2 del Codice penale, a erma che la volontà a commettere un reato debba concretarsi in una condotta esterna che leda i beni protetti dalla norma; principio di tassatività e determinatezza, che conferisce al legislatore d’imporre una norma con precisione sia per quanto riguarda il reato sia per quanto concerne le sanzioni penali, in modo da de nire l’ambito di discrezionalità dell’autorità giudiziaria e tutelare i diritti di libertà del cittadino; il principio di determinatezza, che impone ai giudici la descrizione di fatti suscettibili di essere veri cati ed esaminati nel processo con i criteri messi a disposizione dalla scienza e dall’esperienza; il principio di soggettività(nullum crimen sine culpa), è un principio che evidenzia il fatto che un comportamento diventa reato, nel momento in cui esso è riferibile alla volontà del soggetto agente. Non è su ciente un nesso causale, ma è, quindi, necessario un nesso psichico tra il soggetto agente e l’evento criminoso; il principio di colpevolezza(nullum crimen sine culpa). Questo principio nasce all’interno del principio di soggettività, nel 1988, quando la corte costituzionale, con la sentenza n. 364,

sostiene che la colpevolezza è il principio cardine del sistema penale italiano. Il principio di colpevolezza si desume dall’art. 27, comma 1 (“la responsabilità penale è personale”), della Costituzione italiana; il principio di frammentarietà, che consiste nel fatto che l’applicazione del diritto penale si presenta, per l’autonomia di scelta del legislatore su che cosa debba considerarsi reato, in maniera puntiforme.

Considerato, ancora, che nel codice di procedura penale è recepito il principio sancito nella Costituzione all'art. 27 e nella Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell'Uomo che impone di considerare innocente ogni individuo sottoposto a processo no alla sentenza de nitiva di condanna, ovvero no a quando la sua colpevolezza sia stata legalmente accertata. Comunemente si assume che tale accertamento è considerato legale quando l'imputato: - sia informato nel più breve tempo possibile, in una lingua a lui comprensibile e in modo dettagliato della natura e dei motivi dell'accusa; -disponga del tempo e delle facilitazioni necessarie a preparare la difesa; - sia stato difeso da un avvocato di propria ducia; -sia messo in grado di interrogare i testimoni a carico ed ottenga la convocazione e l'esame dei testimoni a discarico. Inoltre, i principi sanciti nel Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici recepiti nel nostro sistema processuale penale, riguardano particolarmente il tema delle libertà fondamentali. Si prevede infatti il diritto di tutti i cittadini privati della libertà fondamentale di essere trattati con umanità e con il rispetto della dignità inerente alla persona.

Riguardo, poi, al processo penale minorile, lo stesso oltre a seguire in parte le norme del procedimento penale ordinario, ha come nalità speci ca non solo di punire il minore, ma soprattutto, la provvedere sulla sua rieducazione. Il Tribunale per i Minorenni, infatti, ha competenza in materia penale, civile e amministrativa ed è un organo giudiziario specializzato al cui funzionamento partecipano oltre ai giudici togati, anche cittadini estranei alla Magistratura, cultori di scienze mediche o umane, cd.giudici onorari. L’attività di tale organo giurisdizionale specializzato, si distingue dal tribunale ordinario e ciò perché il primo è idoneo a favorire un’indagine accurata sulla personalità del minorenne ed evitare gli e etti negativi derivanti dal contatto del minore imputato con la giustizia penale. Agisce, dunque, secondo il principio che ogni attività deve essere adeguata alla personalità del minorenne ed alle sue esigenze educative.

La normativa nazionale attinge a quella internazionale che riconosce i diritti di tali soggetti “fragili”, come quella emanata nel Congresso delle Nazioni Unite del 29 novembre 1985 dove si enunciarono le "Regole minime per l'amministrazione della giustizia minorile". La Convenzione di New York "sui diritti del fanciullo", promulgata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20/11/1989 in cui i diritti del minore vengono meglio confermati e speci cati in particolare l'art. 12 rappresenta una vera innovazione, la principale indicazione dell’articolo è la proposta dell’ascolto come modello generale. “L’Ascolto” diventa dunque un “atto indispensabile” delle buone relazioni, un diritto della personalità del minore nei confronti della comunità adulta che si occupa di lui: in primis i genitori, che sono i titolati della responsabilità educativa; poi le altre istituzioni che se ne prendono carico come la scuola. Inoltre, al fanciullo sospettato, accusato o riconosciuto colpevole di reato viene riconosciuto il diritto alla presunzione di innocenza, ad essere informato dell'accusa, di bene ciare dell'assistenza legale, di difendersi davanti ad un giudice terzo e imparziale in un processo equo, al rispetto della sua vita privata. E ancora, con il programma del Consiglio d'Europa (2006-2008) "Costruire un'Europa per e con i bambini" lanciato nel corso di un convegno nell'aprile 2006, viene posto l'obiettivo di “eliminare ogni forma di violenza

nei confronti dei minori”. Il Trattato dell'Unione europea all'art. 24 della Carta dei diritti fondamentali dell'Ue, riconosce ai bambini il diritto alla protezione e alle cure necessarie per il loro sviluppo e, sulle questioni che li riguardano, la possibilità, per questi, di esprimere liberamente la propria opinione, che deve essere presa in considerazione in funzione della loro età e della loro maturità.

Negli anni, quindi, si sono succedute norme sulla tutela dei minori nell’Ordinamento Italiano, da ultimo è stato previsto l’assistenza di un esperto durante i colloqui con il minore, nei casi disciplinati dagli artt. 351 comma 1-ter, 362 comma 1-bis e 391-bis comma 5-bis c.p.p., in cui si evince che, quando occorre assumere sommarie informazioni da persone minori, ci «si avvale dell'ausilio di un esperto in psicologia o in psichiatria infantile».

Dopo questi sommari richiami ai principi che regolano il diritto penale e quello processuale ordinario e minorile, si rileva la necessità di analizzare il “potere” dei Dirigenti e Docenti incaricati, d’ “indagare o meno” nel caso in cui all’interno della scuola si veri chino fatti di bullismo o cyberbullismo costituenti reato. Questa attività è importante perché non deve interferire negativamente sulla crescita umana e psicologica del minore essendo soggetto intrinsecamente "fragile" a causa della sua immaturità psichica e per le speci che carenze anche cognitive, legate alla fase di sviluppo che attraversa. Inoltre, insieme alla serenità del minore, vi è l'esigenza di salvaguardare la genuinità del risultato del “colloquio” che si pone in essere appena dopo la conoscenza della commissione del presunto reato. Infatti, le stesse modalità di assunzione delle dichiarazioni possono compromettere la corretta ricostruzione dei fatti, poiché le modalità con le quali si cerca di far venir fuori la migliore ricostruzione possibile della verità, possono generare una dichiarazione non totalmente genuina, dal momento che il minore, in quanto soggetto “fragile”, tende a riprodurre la verità che l'interlocutore gli richiede.

Bisogna garantire, quindi, al minore un'assistenza a ettiva e psicologica, in tali circostanze, perché la sua dichiarazione acquisisce un’importanza fondamentale soprattutto per le conseguenze di natura civile, penale o, comunque, disciplinare che ne derivano, in particolar modo quando è l'unica forma di investigazione su cui si può costruire un’accusa e sostenere un’a ermazione di responsabilità. Pertanto, le dichiarazioni vanno acquisite con particolari cautele in considerazione del fatto che il minore è appunto un soggetto debole intrinsecamente sia sotto l'aspetto cognitivo che emotivo, indipendentemente dal fatto che intervenga nel procedimento conoscitivo come parte o esa, testimone o come presunto reo.

E’ stato dimostrato scienti camente che solitamente i minori di età più piccola sono maggiormente suggestionabili dalla gura dell'adulto, perché la loro personalità non si è ancora formata: decisivo in tal senso è il modo in cui vengono formulate le domande; dal momento che domande minuziose e ricche di particolari possono imporsi allo spirito del fanciullo e indurlo a riferire percezioni che crede siano le sue, ma che, in realtà, gli sono state suggerite da altri. Anche le audizioni ripetute da soggetti diversi nei confronti dello stesso minore possono ingenerare nel dichiarante l'impressione di non essere creduto dall'adulto e, conseguentemente provocare una perdita di ducia nell'interlocutore che lo porta a ricostruire la verità che compiaccia all'interrogante.

E’ da evidenziare che diversi studiosi soprattutto di psicologia, hanno approntato diverse tecniche per esaminare un minore, comunque tutte atte ad eliminare il rischio di vittimizzazione secondaria dello stesso e garantendo al minore la possibilità di dar voce alle proprie esperienze e vissuti, oltre che a garantire l'attendibilità dei risultati. Per cui viene posta l’attenzione sul fatto che le dichiarazioni del minore che devono essere sempre assunte utilizzando protocolli d’intervista o metodiche ispirate alle indicazioni della letteratura scienti ca, nella consapevolezza che ogni intervento sul minore, anche nel rispetto di tutti i canoni di ascolto previsti, causa modi cazioni, alterazioni e anche perdita dell’originaria traccia. Fenomeno che spesso è stato rilevato nei colloqui, è quello di provocare nel minore uno stato di “suggestione”, che consiste nel fare domande che suggeriscono la risposta e guidano l'esaminato verso il risultato desiderato, incidendo sul ricordo della persona esaminata o, comunque, sul suo racconto, limitando la libertà dello stesso nel rispondere e, nuocendo alla serenità delle risposte stesse, in ciando la ricerca della verità sostanziale.

Le su riportate attività non potrebbero, quindi, essere assunte dai Dirigenti Scolastici o Responsabili per il Bullismo o Cyberbullismo, o altri docenti incaricati, per fatti che potrebbero costituire reato, essendo tale potere riservato all’autorità di polizia giudiziaria. Gli stessi, infatti, nel momento in cui assumono la notizia di reato per illeciti perseguibili d’u cio, essendo pubblici u ciali, hanno l’obbligo di riferire alle autorità competenti prima di intraprendere ogni altra iniziativa “istruttoria” in merito, naturalmente avvisando immediatamente i genitori o rappresentanti dei minori coinvolti. Il richiamo è contenuto nell'articolo 347c.p.- “...i pubblici u ciali e gli incaricati di un pubblico servizio che, nell'esercizio o a causa delle loro funzioni o del loro servizio, hanno notizia di un reato perseguibile di u cio, devono farne denuncia per iscritto, anche quando non sia individuata la persona alla quale il reato e' attribuito...”.

Solo all’esito delle indagini condotte dagli organi competenti, che adotteranno ogni tutela nei confronti dei minori coinvolti, e qualora si dovesse ravvisare la fondatezza di quanto denunciato, si potrà avviare anche in sede scolastica un procedimento disciplinare e la predisposizione di un percorso teso al recupero dei soggetti coinvolti nella comunità scolastica.

Qualora ci si dovesse trovare di fronte ad una notizia di un reato perseguibile a querela-denuncia di parte, i genitori delle persone coinvolte e questi ultimi, potrebbero valutare insieme al Dirigente Scolastico e al Responsabile del Bullismo e Cyberbullismo, soluzioni bonarie rinunciando eventualmente e reciprocamente alle proprie posizioni e pretese, per far ritrovare un equilibrio nei rapporti interpersonali tra gli stessi alunni coinvolti, la classe di appartenenza e la comunità scolastica. In tale situazione, comunque, i colloqui e le dichiarazioni dei minori, vanno raccolte alla presenza non solo dei genitori, ma anche di un esperto psicologo o psichiatra infantile, coinvolgendo, semmai, gli esperti dei Servizi Sociali, mediante un protocollo di collaborazione, a nché non sorgano tutte le problematiche psico- siche sopra enunciate e si svolgano in un ambito “protetto” anche a garanzia della privacy sia per chi ha subito il danno e sia per chi lo ha provocato.

Occorre, quindi, un’elevata professionalità nel raccogliere le notizie di reato, che deve avvenire alla presenza di personale quali cate, con una verbalizzazione delle dichiarazioni che sia la più fedele possibile, evitando personalizzazioni nel racconto, suggestioni nelle risposte ed evitare il rischio di vittimizzazione, per

tutte le conseguenze che ne possano derivare per il futuro dei minori coinvolti. Tutto questo a nchè la persona “fragile”, il minore, venga tutelato.

Voglio chiudere questo mio scritto con le parole di Janusz Korczac, scrittore polacco pedagogista, che morì nel campo di sterminio di Treblinka, insieme ai bambini del suo orfanotro o che non ha voluto lasciare soli all’atroce destino, nonostante fosse stato escluso dai tedeschi dall’elenco delle persone destinate allo sterminio. Le frasi sono tratte dal suo libro “Come Amare il Bambino”, uno dei testi fondamentali della moderna pedagogia:
“...
Dici: è faticoso frequentare i bambini.
Hai ragione.
Aggiungi. Perché bisogna mettersi al loro livello, abbassarsi, scendere, piegarsi, farsi piccoli.
Ti sbagli. Non è questo l’aspetto più faticoso.
E’ piuttosto il fatto di essere costretti ad elevarsi no all’altezza dei loro Sentimenti, di stiracchiarsi, allungarsi sulle punte dei piedi...