Responsabilità civile - Ingiustizia, cause di giustificazione -  Riccardo Mazzon - 13/08/2017

Danni e cause di giustificazione: per spostare i manifestanti necessita utilizzare i guanti bianchi

Con riferimento alla scriminante dell'uso legittimo delle armi o di altro mezzo di coazione fisica, interessante esemplificazione può senz'altro esser tratta dalla seguente vicenda processuale, laddove, con citazione del 13 settembre 2007 - per l'udienza del 23 gennaio 2008 – parte attrice domandava la dichiarazione di responsabilità dei convenuti (presidenza del consiglio dei ministri, commissariato per l'emergenza rifiuti in Campania, agente, ministero dell'interno) per le lesioni riportate, con condanna al risarcimento dei danni patrimoniali, biologici, morali, esistenziali, per spese mediche sostenute, oltre accessori, deducendo di essere stata presente, nella mattinata del 12 maggio 2007 sul sito di Serre (Salerno) località Valle della Masseria, dove doveva realizzarsi una discarica regionale di rifiuti, per contestare, con la popolazione locale, l'ubicazione della discarica - per compiuti approfondimenti, si veda il trattato "Le cause di giustificazione nella responsabilità per illecito", Riccardo Mazzon, Milano 2017 -.

Deduceva l’attrice, altresì, di esser stata seduta al centro della strada, per impedire l'ingresso nell'area ai mezzi del genio militare e, ulteriormente, di esser stata bloccata con un piede sulla caviglia da quattro poliziotti e, successivamente, da questi sollevata di peso e scaraventata contro un muretto di cemento, ricadendo al suolo; conseguentemente, di aver subito lesioni certificate all'ospedale di Eboli (distorsioni alla caviglia, con presidio in gesso); a seguito di detta citazione, i convenuti presidenza del consiglio dei ministri, commissariato per l'emergenza rifiuti in Campania ed agente, eccepivano in primis il loro difetto di legittimazione, mentre il ministero dell'interno chiedeva rigettarsi la domanda, rievocando la gravità delle resistenze opposte dai cittadini di Serre ed i danni fisici subiti dagli operatori di pubblica sicurezza coinvolti nelle fasi di sgombero.

Assunta prova testimoniale, all'udienza del 17 gennaio 2011 la causa era riservata in decisione, ex artt. 281 quinquies e 190 c.p.c. e il Tribunale, riferito come fosse stata dedotta in citazione una attività svolta da quattro poliziotti, rientrante nei compiti istituzionali della Polizia di Stato e come detta attività fosse inquadrabile, appunto, in quella della tutela dell'ordine pubblico, rilevava come essa dovesse pertanto essere riferibile all'Amministrazione di appartenenza, Ministero dell'Interno, mentre riteneva privi di legittimazione passiva la presidenza del consiglio dei ministri, il commissariato per l'emergenza rifiuti in Campania e l’agente.

Decisive risultavano, per la decisione, due testimonianze rese in udienza, dove il primo teste, in particolare, riferiva di aver visto due o tre poliziotti in divisa che spintonavano l’attrice mentre questa era seduta a terra presso Valle della Masseria il 12 maggio 2007, facendola ribaltare ed urtare con la testa vicino ad una pietra: precisava, altresì, alla fine della sua deposizione, come l’attrice non avesse opposto alcuna violenza e come fosse solo seduta sulla strada; essendo questo teste un medico, lui stesso consigliò all'attrice di recarsi in ospedale per le cure alla caviglia ed al capo; la seconda teste, figlia dell’attrice, invece, riferiva di essere stata seduta accanto all’attrice allorché due poliziotti, in divisa anti sommossa, cercarono di rialzare con la forza la donna da terra, pestandone la caviglia per qualche secondo; quindi i poliziotti presero l’attrice, uno per le braccia ed uno per i piedi, spostandola di un paio di metri: nel riporla a terra, l'attrice avrebbe così urtato contro un muretto.

A parere del Tribunale adito, sulla base di tali risultanze processuali - trascurando i contenuti non rilevanti delle restanti prove testimoniali assunte (rese da persone che hanno dichiarato di non aver assistito al contatto tra l'attrice e gli agenti di polizia) -, risulta accertato che il ferimento dell'attrice fu una diretta conseguenza dell'attività svolta dagli appartenenti alle Forze dell'Ordine, attività peraltro diretta ad aprirsi la strada, per scortare i mezzi dell'esercito, che dovevano eseguire i lavori di costruzione della discarica di rifiuti.

Il fatto che l'attrice non avesse prontamente ottemperato all'ordine di allontanarsi dalla strada, non elimina, secondo il giudice di prime cure, l'antigiuridicità della condotta degli agenti, poiché il - pur legittimo - ricorso della Polizia all'uso della forza non giustifica modalità eccedenti i limiti imposti dall'articolo 53 del codice penale, che sono quelli della stretta necessità di vincere la resistenza all'Autorità; in tal contesto, anche l'esecuzione di un ordine legittimo, proveniente dal Questore, volto a scortare i mezzi dell'esercito sino alla cava dimessa di Valle della Masseria, sempre a parere del giudicante, non poteva esonerare gli agenti di Polizia operante dal rispetto delle norme di comune prudenza, atteso che l'uso dei mezzi di coazione fisica può sì costituire causa di non punibilità, ma solo quando esso sia necessario per respingere una violenza o vincere una resistenza attiva all'autorità: la disobbedienza, opposta in maniera passiva dall’attrice, non poteva quindi autorizzare le Forze dell'ordine a scalciarla, calpestandole la caviglia, ed a rimuoverla di peso; in via deduttiva, le lesioni riscontrate nella certificazione medica sull'attrice, allegata all’atto di citazione (doppia distorsione alla caviglia del piede destro), portano ad escludere che la stessa avesse riportato lesioni in modo diverso da quello descritto nell'atto di citazione.

E’, dunque, sulla base di tali risultanze che il Tribunale riconobbe il nesso di causalità tra l'episodio denunciato e le lesioni riportate dall’attrice, non potendo certamente definirsi il comportamento di questa alla stregua di unica causa dell'evento: in altri termini, il Tribunale non pone – ovviamente - in discussione la legittimità delle operazioni di sgombero del sito occupato: quello che esso osserva, piuttosto, è che, per le modalità dell'azione svolta, le percosse subite dall'attrice non potessero trovare alcuna giustificazione nella necessità di effettuare le operazioni di sgombero; le emergenze istruttorie, infatti, secondo l'estensore della pronuncia in esame, non descrivono come verificatasi in Serre, la mattina del 12 maggio 2007, una situazione di sommossa o di tumulto popolare; né è dimostrato che l'inottemperanza dell'attrice all'ordine di allontanarsi dalla strada fosse stata in qualche modo accompagnata da atti di aggressione fisica contro gli operanti delle Forse dell'Ordine - in modo da far ritenere che queste stesse fossero autorizzate a malmenare e spintonare l'attrice, trattandosi per di più di una donna che all'epoca dei fatti aveva già oltre cinquanta anni -.

Ulteriormente, la pronuncia evidenzia come, anche a mente dell'articolo 55 del codice penale, nella condotta dei poliziotti, che si accostarono all'attrice, fossero ravvisabili gli estremi dell'eccesso colposo nell'adempimento del dovere del proprio ufficio: venendo a mancare il requisito della proporzionalità, vi fu come conseguenza che la reazione, posta in essere dagli agenti, per effetto del suo trasmodare in eccesso, terminò di essere legittima, dando luogo ad un fatto illecito soggetto alla sanzione penale e fonte di obbligazione civile risarcitoria; l'attività della p.a., infatti, anche nei settori di massima discrezionalità, deve invero svolgersi nei precisi limiti posti sia dalle norme che regolano le singole materie sia dalle norme primarie del "neminem laedere".

In definitiva, conclude la sentenza de qua, giacché l'attrice lamentava la lesione di un diritto soggettivo, era certamente consentito al giudice ordinario accertare la sussistenza di un comportamento colposo, da parte di agenti di polizia, tale da determinare un'assunzione di responsabilità civile a carico del Ministero degli Interni; l'uso di strumenti di coazione fisica, da parte di agenti di polizia deve infatti richiedere, come ricordato, la necessità di respingere una violenza o di vincere una resistenza all'autorità e, nell'ipotesi, è stato riscontrato come l'attrice non avesse esercitato nessuna violenza, né tantomeno opposto una decisa resistenza alle Forze dell'Ordine: ricorreva, dunque, nell’occasione, l'uso illegittimo della coazione fisica che, unitamente ad un comportamento dei poliziotti non ascrivibile a diligenza, prudenza o perizia, comportava la responsabilità del Ministero dell'Interno per i danni riportati dall'attrice.