Danni - Generalità, varie -  Elisa Bucci - 16/02/2018

Danno differenziale - Cass. 9166/2017

Un lavoratore dopo aver subito una dequalificazione professionale agiva in giudizio chiedendo il risarcimento del danno professionale, biologico e morale.

Il Giudice di prime cure accordava il detto risarcimento quantificandolo nel 100% della retribuzione goduta nel periodo (ampio) in cui il lavoratore aveva subito la dequalificazione.

La Corte d'appello confermava l'esistenza del danno, ma ne dimezzava la quantificazione.

In punto danno biologico e danno morale, la Corte d'Appello respingeva la pretesa del lavoratore in quanto indennizzbili dall'Inail.

Con la pronuncia allegata, si occupa ancora una volta della interferenza delle norme che governano l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali nei giudizi promossi dal lavoratore per il risarcimento dei danni.

L'assicurazione ex Dpr 1124/1965 esonera il datore di lavoro dalla responsabilità civile per gli infortuni sul lavoro.

La Corte rammenta l'orientamento della Corte Costituzionale secondo cui l'esonero opera all'interno e nell'ambito dell'oggetto dell'assicurazione così come delimitata dai suoi presupposti soggettivi e oggettivi. Laddove la copertura assicurativa non interviene per mancanza di quei presupposti, non opera l'esonero.

Originariamente, prosegue la Corte, il danno biologico non era coperto dall'Inail ed il datore di lavoro poteva sempre essere chiamato a rispondere con azione diretta del lavortaore. In seguito, l'art. 13 Dlgs 28 febbraio 200 n. 38 ha esteso la tutela Inail al danno biologico al cui ristoro vengono destinate prestazioni determinate in misura indipendente dalla capacità di produzione del reddito del danneggiato.

Con la tutela Inail può concorrere pur restando autonoma la tutela azionabile nei confronti del datore di lavoro che resta civilmente responsabile per i danni complementari e differenziali che rappresentano un ammontare composito più esteso rispetto a quello conseguibile con la mera garanzia assicurativa.

I limiti al concorso di tutele sono da un lato il divieto di duplicazini di poste risarcitorie, dall'altro la necessità di garantire al lavoratore l'integrale risarcimento tanto più quando vengono coinvolti beni primari.

Secondo la Corte dall'esame dell'art. 13 Dlgs 38/2000 emerge che lo scopo della norma è quello di definire i meri aspetti indennitari ai fini dell'assicurazione obbligatoria e come noto l'indennizzo è ben diverso dal risarcimento e svincolato dalla sussietnza di un illecito.

Da tale differenza strutturale tra erogazione Inail e risarcimento del danno biologico ne deriva che le somme eventualmente versate dall'istituto assicuratore non possono ritenersi satisfattive del diritto al risarcimento e che queste devono semplicemente essere sottratte dal totale del risarcimento spettante al lavoratore.

Si precisa inoltre che l'operazione di scomputo va effettuata anche se l'Inail non ha in concreto provveduto all'indennizzo dato che le nome interessate si riferiscono a rendita liquidata a norma del decreto, ovvero ponendo un termine di raffronto soltanto virtuale.

Ai fini dell'accertamento del danno differenziale, inoltre, è sufficiente la richiesta del lavoratore di risarcimento danni generica poichè il differenziale normalmente rappresenta un minus rispetto al danno integrale preteso.