Persona, diritti personalità - Persona, diritti personalità -  Emanuela Foligno - 02/11/2018

Danno riflesso anche per omissione di consenso informato se viene pregiudicata la vita di coppia

DANNO RIFLESSO ANCHE PER OMESSO CONSENSO INFORMATO

Cass. Civ., Sez. III, N. 26728 del 23 ottobre 2018

Interessante e particolare pronunzia degli Ermellini contenente un nuovo principio di diritto sulla omissione del consenso informato in un caso di danno alla sfera sessuale ove il Medico che ha contribuito alla scelta operatoria del danneggiato partecipava all’equipe medica ma non interveniva materialmente sul paziente.

La vicenda approda in Cassazione a seguito del giudizio svoltosi dinnanzi al  Tribunale di Pisa ove un uomo ha convenuto in giudizio due Medici, un Andrologo e un Urologo e i rispettivi Enti ove gli stessi prestavano l’attività professionale (Università degli Studi e Azienda Ospedaliera) adducendo in loro danno la responsabilità contrattuale per violazione degli obblighi professionali e per carenza di consenso informato in relazione all’intervento di fallo-plastica additiva cui era stato sottoposto e che gli aveva causato un danno biologico permanente per impotenza nella misura del 25%.

Nel giudizio di primo grado interveniva anche la moglie del danneggiato chiedendo il risarcimento del danno subito alla propria sfera sessuale e il danno morale derivato come effetto riflesso.

Il primo grado di giudizio si concludeva con la declaratoria di responsabilità contrattuale in capo all’Azienda Ospedaliera e all’Urologo solo con riferimento all’omesso consenso informato essendo risultato l’intervento chirurgico eseguito secondo le tecniche dell’arte.

Nulla invece veniva riconosciuto alla moglie del danneggiato a titolo di danno riflesso poiché l’omissione del consenso informato riguarda diritti personali del solo danneggiato.

Il danneggiato e la moglie adivano la Corte d’Appello di Firenze contestando il mancato riconoscimento di omissione di consenso informato anche da parte dell’Andrologo.

La Corte d’Appello rigettava l’impugnazione e accoglieva l’appello incidentale del chirurgo Urologo

In sostanza i Giudici di secondo grado individuavano la responsabilità per omesso consenso informato solo in capo all’Andrologo argomentando che spettava a detto Specialista fornire le informazioni più adeguate sugli esiti dell’intervento e che “non appare sufficiente correlare il dovere di informare sulle conseguenze di un intervento che si consiglia a persona diversa da colui che concretamente effettua l’intervento”.

La decisione di Appello veniva impugnata in Cassazione per quattro motivi.

Con il primo motivo veniva impugnata l’esclusione di responsabilità per omessa acquisizione del consenso informato in capo al Chirurgo (urologo) considerato dalla Corte territoriale non primo operatore ma mero aiutante nella equipe chirurgica.

Con il secondo motivo veniva impugnato l’omesso esame da parte della Corte della decisiva circostanza che proprio l’attività preliminare prestata dall’Andrologo induceva il danneggiato a sottoporsi all’intervento chirurgico.

La Suprema Corte argomenta la pacificità della mancata prestazione del consenso informato anche da parte del Medico curante del danneggiato (Andrologo) e afferma il seguente principio di diritto “in tema di consenso medico informato riguardo all’esecuzione di un intervento operatorio, qualora risulti che esso  è stato eseguito da un sanitario come capo equipe chirurgica, ma che altro sanitario che abbia partecipato all’operazione come aiuto-chirurgo sia stato quello che ha consigliato l’intervento al danneggiato, erroneamente la sentenza di merito, avendo accertato il difetto del consenso informato, riferisce la responsabilità al solo capo dell’equipe, ancorchè egli abbia eseguito l’intervento, e non anche all’aiuto chirurgo, giacchè costui, nell’eseguire la propria prestazione con il consigliare l’intervento, deve reputarsi anch’egli responsabile di non avere assicurato l’informazione dovuta”.

Con il terzo motivo viene dedotta, come omissione di fatti rilevanti ai fini della decisione, la mancata valutazione,  da parte dei Giudici di Appello, degli effetti della violazione dell’obbligo di informativa e della sua incidenza nella determinazione del nesso di causalità con l’evento.

In particolare la Corte territoriale non esaminava con interezza l’evento lesivo in relazione al rischio di un esito peggiorativo della salute del paziente che la C.T.U. ha valutato nella misura del 25% in quanto non è stato considerato che il danno differenziale da lesione da omesso consenso informato doveva essere stimato parametrandolo alle conseguenze lesive subite e non semplicemente come danno da violazione del diritto di autodeterminazione.

 Con il quarto motivo viene impugnata la mancata pronunzia della Corte d’Appello sul danno riflesso della moglie del danneggiato.

La Suprema Corte considera questo motivo fondato ed afferma che la condotta omissiva che vada ad incidere sulla sfera sessuale di una persona è in grado di riverberare i suoi effetti in via immediata e riflessa nella relazione di coppia e quindi incide direttamente anche sul coniuge del danneggiato che si vede privato di un aspetto importante e caratterizzante il rapporto di coppia collegato ai diritti e obblighi codicistici.

Sulla scorta di tale ragionamento gli Ermellini pronunciano un nuovo principio di diritto : “ in tema di consenso informato, qualora risulti accertata, con riferimento alla sottoposizione di un coniuge ad un intervento, una situazione peggiorativa della salute incidente nella sfera sessuale, rientrante nel rischio dell’intervento, e peggiorativa della condizione del medesimo, sebbene non imputabile a cattiva esecuzione dello stesso, il coniuge che risente in via immediata e riflessa del danno, incidente nella sfera sessuale e relazionale della vita di coppia, collegato a detto peggioramento, ha diritto al risarcimento del danno, in quanto tale danno è conseguenza della condotta di violazione della regola del consenso informato in danno del coniuge, nei limiti di come è stato rilevato nei suoi confronti”.

Gli Ermellini con questa pronunzia ribadiscono, dunque, che la omissione di consenso informato costituisce fonte autonoma di risarcimento del danno a prescindere dall’esecuzione corretta, o meno, dell’intervento e introducono una nuova “visione a maglie allargate” del danno riflesso derivante dalla omissione di informativa sanitaria.

E’ vero che il consenso informato riguarda diritti personali del solo soggetto interessato. Qualora, però, la situazione post intervento sia peggiorativa non solo per il paziente e si riverberi anche nella vita coniugale colpendo la sfera sessuale, il coniuge del paziente ha diritto al ristoro per il peggioramento della vita di coppia.