Amministrazione di sostegno - Finalità della legge, destinatari -  Redazione P&D - 03/07/2019

DAT- Disposizioni anticipate di trattamento e Amministrazione di sostegno - Carmela Bruniani

La Corte di Cassazione, Sezione I, ha fatto un altro passo avanti nel delicato ambito delle scelte che un soggetto può fare, anticipatamente, per garantirsi la possibilità che, nel caso non sia più capace di intendere e di volere, vengano eseguite le sue volontà in materia di trattamenti terapeutici.

Con sentenza del 15 Maggio 2019, n. 12998. Est. Caiazzo, ha affermato un principio che apre la strada all’applicazione dell’art. 408 cpc, I comma, non solo con riferimento alla designazione del soggetto che il Giudice tutelare deve nominare in prospettiva di una sua futura eventuale incapacità ma anche con riferimento alla possibilità per il ricorrente di disporre circa i trattamenti terapeutici che dovranno o non dovranno essergli praticati nel caso in cui non dovesse più essere capace di intendere e di volere.

Tra tali disposizioni rientrano anche quelle che prevedono il rifiuto di alcune cure in quanto viene salvaguardato il diritto fondamentale della persona all’autodeterminazione garantito dall'art. 32 della Costituzione e dagli art. 2, 3 e 35 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea e dalle Convenzioni Internazionali.

Secondo la corte di Cassazione, attraverso la scelta dell'amministratore da parte del beneficiario - ai sensi del combinato disposto degli artt. 406 e 408 cod. civ. – è possibile salvaguardare l’esigenza che questi esprima, in caso di impossibilità dell'interessato, il rifiuto di quest'ultimo a determinate terapie; tale esigenza rappresenta la proiezione del diritto fondamentale della persona di non essere sottoposto a trattamenti terapeutici, seppure in via anticipata, in ordine ad un quadro clinico chiaramente delineato.”

Tale orientamento garantisce, attraverso l’applicazione della normativa sull’amministrazione di sostegno, una tutela più ampia del soggetto che gli consente di dare indicazioni precise al proprio amministratore circa le scelte fondamentali, in materia di trattamenti terapeutici, che dovranno essere fatte nel momento e nel caso in cui non sia più in grado di esternare la sua volontà.

Si tratta di un principio che, sia pure indirettamente, consente una forma di applicazione delle DAT, Disposizioni Anticipate di Trattamento, nell’ambito della normativa sull’Amministrazione di sostegno che potrebbe essere utilizzato come linea guida per una affermazione sempre più rispettosa del diritto della persona all’autodeterminazione in qualunque momento della sua esistenza.

Non va dimenticato, infatti, che la Cassazione e molti Giudici di merito hanno spesso negato questa possibilità affermando che lattivazione della procedura presupponeva la sussistenza della condizione attuale di incapacità, in quanto lintervento giudiziario non può che essere contestuale allesigenza di protezione del soggetto.

In realtà, la nuova aria che si respira in questambito è che lAmministrazione di sostegno è un istituto attraverso il quale può esercitarsi, in ogni forma, la tutela della persona e delle sue esigenze esistenziali comprese quelle legate alle problematiche sul fine vita.