Interessi protetti - Interessi protetti -  Valeria De Franco - 02/03/2018

Diffusione del nominativo in Tv occorre il consenso del titolare - Cass. civ. Sez. III, Ord., (ud. 18-12-2017) 13-02-2018, n. 3426

Il caso di specie attiene a una richiesta di risarcimento danni sofferti da un professionista a seguito della diffusione senza consenso, da parte di due emittenti televisive, del nominativo del professionista stesso nel corso di una trasmissione televisiva all'interno della quale il nome del professionista era stato evocato, anche in associazione alla localizzazione del proprio studio professionale di odontoiatra, in un contesto del tutto estraneo al relativo ambito professionale. Il tutto senza che il signore avesse mai prestato il proprio consenso all'utilizzazione e alla diffusione televisiva, motivo per cui le emittenti televisive erano state condannate in secondo grado in solido tra loro al risarcimento del danno. Avverso la sentenza d'appello, le stesse proponevano ricorso per cassazione.

 In tale sede il Collegio rilevava come le odierne società ricorrenti non avessero colto in modo corretto i passaggi argomentativi individuati nella decisione impugnata, con particolare riguardo alla dimostrazione del danno sofferto dal professionista e confermava quanto già enunciato dalla corte territoriale sottolineando il carattere decisivo del rilievo in forza del quale: “deve ritenersi ragionevole riconoscere, con riferimento alla generalità dei consociati la sussistenza di un "intimo desiderio/necessità di riservatezza", costituente "il principale dei valori che le norme sulla privacy riconoscono ed intendono tutelare". 

 Veniva dunque rilevata l'avvenuta esposizione mediatica non autorizzata del nominativo del professionista al di fuori del suo ambito strettamente professionale, già correttamente operata dalla corte territoriale, la quale aveva evidenziato come la circostanza della mancata emersione di qualsivoglia manifestazione, da parte del professionista, "di esibizionismo e/o intromissione in campi ed ambienti diversi da quello strettamente professionali", valesse a escludere la fondatezza del ricorso poiché era ragionevole trarre la conseguenza della concreta sofferenza morale dallo stesso patita a seguito della lesione dell'interesse protetto, e dunque appariva manifesto l'illecito posto in essere delle società ricorrenti. Motivo per cui la Corte di legittimità si pronunciava per il rigetto del ricorso e la conseguente condanna alle spese del giudizio consentendoci di fare una importante riflessione: attenzione alla propria riservatezza, intesa quale garanzia di una sfera sottratta alle intrusioni di terzi e la sicurezza che determinate informazioni resteranno private ciò quale base idonea ad assicurare alla persona il pieno godimento dei diritti fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione e dalla normativa vigente.