Deboli, svantaggiati - Minori, donne, anziani -  Valter Marchetti - 12/11/2019

Diritti ed ascolto dei minori, tutela della loro partecipazione

brevi riflessioni a distanza di 30 anni dalla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza.

Il diritto dei bambini e degli adolescenti alla partecipazione: un diritto ancora  poco attuato.
 La Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza stipulata nel 1989 da diversi Stati, ha avuto un ruolo primario per quel che concerne il riconoscimento e l’effettiva attuazione dei diritti dei bambini e degli adolescenti.        
Tra questi diritti vi è anche quello c.d. della  “ partecipazione”, inteso come interesse primario di ogni bambino e di ogni adolescente – titolari attivi di diritti -  di esprimere opinioni su tutte le questioni che li riguardano.        
In particolare, i diritti alla  partecipazione sono  disciplinati negli articoli 12,13, 14, 15 e 17 della Convenzione e consistono nella libertà di pensiero, coscienza e religione, nel diritto all’informazione, nel diritto ad esprimere punti di vista liberamente in tutte le questioni che lo riguardano – dando il giusto peso in relazione all’età e alla maturità del minore – il diritto alla libertà di espressione.    
    Attraverso il diritto alla partecipazione, ogni fanciullo ha la possibilità di apprendere i significati ed i valori della tolleranza, i bisogni della “negoziazione” e del  “compromesso” sociale, sviluppando il  concreto rispetto verso l’altro ed in particolare nei confronti di tutti gli adulti che dimostrano loro il reale desiderio di ascoltarli e di coinvolgersi con loro.        


Il ruolo degli adulti: ascolto e coinvolgimento.
In questo straordinario percorso di sensibilizzazione e attuazione dei diritti alla partecipazione è fondamentale il ruolo degli adulti  i quali  devono concretizzare le opportunità di partecipazione di tutti i bambini e di tutti gli adolescenti, a prescindere dal loro status, etnia, classe sociopolitico-economica.          
L’articolo 12 della Convenzione stabilisce espressamente che gli Stati firmatari garantiscano al fanciullo - capace di discernimento - il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa, dandogli la possibilità di essere ascoltato in ogni  procedura giudiziaria o amministrativa che lo riguarda, sia direttamente, sia attraverso un rappresentante o un organo appropriato,  compatibilmente con le regole di procedura della legislazione nazionale.    

La libertà di espressione.   
Il diritto alla partecipazione del minore si esplica, altresì, attraverso il diritto alla libertà di espressione che comprende la libertà di ricercare, ricevere e divulgare informazioni e idee di ogni specie, indipendentemente dalle frontiere, sotto forma orale, scritta, stampata o artistica, o con ogni altro mezzo a scelta del fanciullo.      

Ogni Stato deve promuovere e tutelare il diritto di partecipazione dei bambini e degli adolescenti.
Particolare rilievo, per una effettiva tutale del diritto alla partecipazione,  assume l’atteggiamento di ogni singolo  Stato nei confronti del minore.        
L’articolo 14 della Convenzione, infatti,  prevede che gli Stati firmatari debbano rispettare il diritto del fanciullo alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione nonché il diritto – dovere dei genitori/tutori  di guidare il   fanciullo        nell’esercizio    dei sopra detti diritti, in modo   che  “ corrisponda allo sviluppo delle sue capacità”.         
Ogni singolo Stato contraente deve, altresì, riconoscere i diritti del minore alla libertà di associazione e alla libertà di riunirsi pacificamente, salvo le necessarie limitazioni inerenti la sicurezza o l’ordine pubblico oppure la sanità, la morale pubblica nonché i diritti e le libertà altrui.         
Meritano qui un richiamo le parole del già Segretario dell’ONU: “ tutti vogliamo  un mondo migliore per i bambini. Fino ad oggi, sono stati gli adulti a prendere le decisioni, ma è arrivato il momento  di migliorare il mondo con i bambini.  Vi prometto che  la vostra opinione sarà ascoltata ”  (   Kofi Annan, Sessione Speciale dell’Assemblea  Generale dell’ONU a favore dell’Infanzia, 2002).       
E’ solo realizzando la possibilità dei bambini di esprimere la propria opinione -  prendendola attivamente e seriamente in considerazione – che si realizza una società basata sul rispetto di visioni e opinioni differenti nonché sul confronto e l’effettiva ricerca pacifica e partecipativa di soluzioni.        

La vera sfida educativa di oggi: formare  i giovani ad una piena responsabilità della Vita.
Significativo è quanto stabilito dalla Convenzione alla lettera d) dell’articolo 29 secondo cui gli Stati firmatari convengono che l’educazione del minore deve avere come finalità anche la preparazione del fanciullo  “ ad assumere le responsabilità della vita in una società libera, in uno spirito di comprensione, di pace, di tolleranza, di uguaglianza tra i sessi e di amicizia tra tutti i popoli e gruppi etnici, nazionali e religiosi e delle persone di origine autoctona “.   
Diritto alla partecipazione significa allora  porre in essere, da parte degli adulti, un percorso generale di coinvolgimento dei bambini e degli adolescenti nelle decisioni che riguardano la loro vita, la vita delle loro famiglie, la vita della comunità e della società in cui vivono.           

L’educazione dei minori  ai diritti umani è patrimonio dell’Umanità
Diritto alla partecipazione dei bambini e degli adolescenti significa potenziare i bambini e gli adolescenti come individui e come membri della collettività tutta, attraverso l’effettiva garanzia e tutela di lasciar prender loro la parola;  attraverso il loro coinvolgimento nei progetti decisionali; attraverso una azione pratica mirata ad una educazione tra pari – adulti e minori – e la costituzione di una organizzazione guidata, perché no, da bambini e adolescenti.          
A prescindere dall’età di ogni individuo, credo che a fondamento dei diritti umani vi sia  il dato ontologico della dignità di ogni persona, insito nella natura umana.
Ed allora, la vera sfida della collettività e di ogni singola agenzia educativa ( famiglia, scuola, oratorio, associazioni sportive…) deve essere  incentrata sulla prevenzione, sull’educazione preventiva, “ sul rompere il circolo vizioso che perpetua le continue violazioni dei diritti umani e della dignità della persona, sul promuoverne una cultura diffusa, capace di uscire dalle stanze dei giuristi e dei filosofi del diritto per farsi patrimonio dell’umanità “ (Don Pascual Ch àvez Villanueva, Rettor Maggiore dei Salesiani, “ Sistema preventivo e diritti umani: la sfida educativa per il Terzo Millennio”, Roma, 14 dicembre 2009 Sala Capitolare del Senato della Repubblica).
Solo così si potrà iniziare ad attuare una concreta partecipazione del minore, sia esso un infante  o un ragazzo o un adolescente, nei diversi segmenti decisionali della vita quotidiana, attraverso un reale ascolto dell’opinione e del pensiero dei nostri giovani.