Interessi protetti - Beni, diritti reali -  Riccardo Mazzon - 22/10/2020

Distanze, confini e rapporti di vicinato: quando una strada di proprietà privata può dirsi gravata da servitù pubbliche di passaggio

Quando una strada di proprietà privata può dirsi gravata da servitù pubblica di passaggio, ai fini dell'applicazione della norma preposta - ossia asservita ad uso pubblico, ai fini dell'esenzione dal rispetto delle distanze stabilite dagli art. 873 ed 878 c.c. -?

In linea con i principi generali - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, la terza edizione del trattato Riccardo Mazzon, "Rapporti di vicinato", Cedam 2018 -, è corretto richiedere il titolo formale, non essendo, all’uopo, sufficiente una mera utilizzazione della strada da parte di soggetti, ancorché diversi dai proprietari: la sua destinazione al pubblico transito, in altri termini, deve risultare affatto inequivoca, non essendone sufficiente una mera utilizzazione da parte di soggetti, ancorché diversi dai proprietari, secondo modalità di comportamento uti singuli e non anche uti cives, come – ad esempio - nel caso di passaggio finalizzato all'accesso ad unità abitative, uffici o negozi ubicati su suoli privati - è, infatti, necessario che essa sia al servizio della generalità dei cittadini e che la collettività ne faccia autonomamente uso per la circolazione -.

Il titolo, ad ogni buon conto, può consistere tanto (1) in una convenzione, stipulata tra i proprietari del suolo stradale ed un ente pubblico, quanto (2) in un uso pubblico che si sia protratto per il tempo necessario ai fini dell'acquisto per usucapione.

Caso analogo a quelli descritti (le strade private, infatti, risultano escluse dal novero di quelle che possono fungere da presupposto per l’applicabilità del secondo comma dell’articolo 879 del codice civile, siano esse di proprietà comune alle parti, ovvero di un terzo, con conseguente obbligo del rispetto della distanza nelle costruzioni, stabilito dall'art. 873 c.c. e preordinato al fine di evitare intercapedini dannose e solo l’asservimento di esse al pubblico transito può legittimare l’esenzione) è quello relativo al suolo privato adiacente a vie o piazze pubbliche: anche in tale fattispecie, infatti, non rileva l’esonero previsto dall’articolo 879, secondo comma, del codice civile.