Interessi protetti - Beni, diritti reali -  Redazione P&D - 25/06/2019

Distanze e confini: la sopraelevazione è sempre nuova costruzione? - RM

Si analizzi, in argomento, la pronuncia Cassazione civile, sezione III, n. 21059 del primo ottobre 2009, laddove la massima da essa estratta dai commentatori e sovente dai commentatori riportata pare autorizzare l'affermazione secondo la quale in ogni caso sopraelevazione significhi nuova costruzione; in realtà, trattavasi, nel caso concreto, di corpo di fabbrica più alto di ben due metri, rispetto all'edificio preesistente o, comunque, almeno più di un metro e mezzo, sicché l'affermazione della Suprema Corte (“l'intervento si traduca in una variazione rispetto alle originarie dimensioni dell'edificio e, in particolare, con aumenti della volumetria e delle superfici occupate in relazione alla originaria sagoma di ingombro, come nel caso di aumento dell'altezza dell'edificio preesistente, si verte in ipotesi di "nuova costruzione"”) pare riferita al caso concreto e non legittimare, pertanto, un'affermazione generale quale quella riportata in massima - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, la terza edizione del trattato Riccardo Mazzon, "Rapporti di vicinato", Cedam 2018 -.

Non si può, peraltro, negare come il problema relativo al considerare corretta o meno l'affermazione secondo la quale “in ogni caso sopraelevazione significa nuova costruzione” effettivamente sussista, in quanto spesso pronunce giurisprudenziali lasciano intendere che tale sia la loro effettiva opinione.

Peraltro, ciò sembra maggiormente accadere quando le pronunce abbiano come focus altro argomento e affrontino, pertanto, il problema dell'equazione sopraelevazione = nuova costruzione solo in obiter dictum.

Si veda invece, per contro, Cassazione civile, sezione II, n. 74 del 3 gennaio 2011, ove il focus pare indirizzato principalmente verso gli istituti della successione di norme e della c.d. prevenzione.

La pronuncia qui in riferimento origina da precedente sentenza (Tribunale di Savona, 30 marzo 1999) di condanna a demolire alcune porzioni del fabbricato dei convenuti, sul presupposto che si trovassero a distanza inferiore a quella legale dal confine con un limitrofo fondo, appartenente all'attrice; impugnata dai soccombenti, la decisione fu parzialmente riformata dalla Corte d'appello di Genova, che con sentenza del 16 novembre 2004 limitò alle opere realizzate al primo piano dell'edificio la condanna alla riduzione in pristino, escludendola per quelle del piano terreno.

La Suprema Corte, nell'occasione, disattende la censura precisando come il giudice di secondo grado si sia conformato alla costante giurisprudenza di legittimità (richiamando, esplicitamente, Cass. 11 giugno 2008 n. 15572), secondo cui “in tema di rispetto delle distanze legali tra costruzioni, la sopraelevazione di un edificio preesistente, determinando un incremento della volumetria del fabbricato, è qualificabile come nuova costruzione; ne consegue l'applicazione della normativa vigente al momento della modifica e l'inoperatività del criterio della prevenzione se riferito alle costruzioni originarie, in quanto sostituito dal principio della priorità temporale correlata, al momento della sopraelevazione”.