Amministrazione di sostegno - Finalità della legge, destinatari -  Franco Longo - 18/12/2018

Distrazione a proprio profitto da parte dell’Amministratore di sostegno di denaro dell’amministrato: quali rimedi preventivi?

L’amministrazione di sostegno e la protezione delle persone deboli.

“Non esiste ignonimia che non nasca dal danaro” (Honoré de Balzac, 1836).
Faccio riferimento a tale affermazione del grande scrittore francese con la quale certamente intendeva mettere in rilievo l’avidità dell’essere umano (leitmotiv delle sue opere), la situazione di un esercizio di un potere per effettuare abusi e, quindi, un’indole criminale, per allacciarmi a fatti incresciosi sempre più frequentiche si verificano nell’ambito della disciplina dell’amministrazione di sostegno, di seguito evidenziati. Quest’ultima disciplina, entrata in vigore, come noto, con la legge n. 6/2004 ha avuto un’amplissima diffusione, tanto da far cadere nel nulla la disciplina dell’inabilitazione – oramai un ramo secco dell’ordinamento e, anzi, di fatto abrogata - e di porre ai margini quella mortificante e umiliante dell’interdizione. Quest’ultima, tuttavia, è ancora oggetto di provvedimenti da parte di certi giudici. Si tratta di una “morte bianca” per l’interdetto, oramai anacronistica, non più confacente con i principi da anni ampiamente diffusisi nell’ambito del comparto “protezione soggetti deboli non in grado di difendere i propri diritti”. Situazioni e principi, peraltro, derivanti da convenzioni internazionali che proclamano l’adozione, da parte degli Stati membri, di strumenti giuridici volti a una protezione del patrimonio, ma anche della persona in quanto tale, svantaggiata, debole, disabile, ecc.
Ma andiamo con ordine. L’amministrazione di sostegno nasce come un istituto flessibile, volto a regolamentare una disciplina per ogni singolo caso inerente persone anziane, sole, con carenze di tipo cognitivo, disabili, con patologie fisiche serie o patologie riguardanti la salute mentale. In virtù degli istituti dell’interdizione e dell’inabilitazione, l’attenzione e la tutela era rivolta solo al patrimonio di tali persone deboli. E così familiari futuri eredi interessati solo a conservare il patrimonio del familiare interdetto, senza la minima considerazione dei suoi desideri, dei suoi interessi, deal sua sensibilità, delle attenzioni maggiormente necessarie vista la propria fragilità, cercavano di condizionare anche pesantemente l’operato del tutore. Il mondo dei fragili, come se fossero delle persone anzi delle non persone rispetto le quali tutelare il patrimonio (se sussistente).
A tutto ciò ha apportato rimedi la disciplina dell’amministrazione di sostegno. Gestione del patrimonio nell’esclusivo interesse dell’amministrato, affinché la propria vita, pur limitata quanto alla possibilità di autodeterminarla autonomamente, sia comunque resa la migliore possibile tenendo conto del proprio vissuto, della propria natura, dei propri affetti, dei propri interessi, dei propri desideri. L’ADS rappresenta un “vestito su misura” per ogni debole, fragile, solo.  Quindi, carattere precipuo dell’amministrazione, così da spezzare la tradizionale rigida dicotomia di origine romanistica interdizione/inabilitazione, è l’attenzione mirata a “quella determinata persona” in difficoltà, debole, malata, fragile.


Casi di ammanchi e distrazione di denaro da parte di amministratori di sostegno.

La necessità di scrivere questo scritto, mi ha colto improvvisa qualche giorno fa, allorquando ho appreso l’ennesimo caso di avvocato sotto processo per avere sottratto a proprio favore somme di danaro dei propri amministrati. In alcun casi si è trattato di 30 mila euro, in altri anche di trecento o quattrocentomila euro. Casi come questi ultimi sono emersi recentemente. I giudici tutelari hanno riscontrato tali condotte e hanno  trasmesso gli atti alla procura. Vi sono già state condanne. Sicuramente vi saranno, immagino, impugnazioni. Ma, in generale, credo che una volta “scoperti”, sia difficile dimostrare la “mancanza di dolo riguardo il depauperamento del danaro”. Giustificazione espressa da taluni imputati, tramite il proprio difensore. Intendiamoci: è nella natura delle cose e dell’essere umano che vi siano situazioni di questo genere. Tra i tantissimi onesti, l’avido, il ladro, il “senza scrupoli”, vi sono sempre. Ma quello che mi ha colpito sono i “numeri” di questi casi. L’amministratore di sostegno nominato presta giuramento, conosce (o dovrebbe conoscere) la disciplina in questione e i propri compiti e le proprie funzioni. Deve trattarsi di persona specchiata sul piano morale, dedita al prossimo, dotata di umanità e sensibilità.
Ebbene, nella regione o nel “distretto” di cui faccio parte negli ultimi anni, come evidenziato, vi sono sempre più frequenti casi di ammanchi e somme sottratte al proprio amministrato. In alcuni casi, amministratori di sostegno che, nel giro di poco tempo, hanno manifestato uno “stile di vita” enormemente superiore. Case, maneggi, cavalli, automobili, viaggi, ecc.  Penso che vicende di tale tipo si riscontrino anche altrove nello stivale. Si ribadisce: da un lato tali condotte sono insite nella natura umana, ma il fatto che si verifichino, non nei settori giudiziari, ad esempio, del fallimento o nel settore immobiliare, ma nell’ambito di situazioni di persone già svantaggiate e sfortunate di loro, magari fin dalla nascita, appaiono ancora più inaccettabili. Del resto, tali soggetti approfittatori come pensano di farla franca? Sono obbligati al rendiconto, sono sotto sorveglianza e controllo del Giudice, senza contare che anche persone, ad esempio, come i familiari dell’amministrato, possono intuire o scoprire tali ignonimie, per tornare al grande scrittore francese.

Ruolo dei giudici tutelari e possibili rimedi preventivi

Occorre evidenziare come in molti uffici giudiziari svolgere la funzione di Giudice tutelare è piuttosto gravoso. Pochi giudici, ad esempio, assegnati a tali funzioni, a fronte di innumerevoli fascicoli riguardanti l’amministrazione di sostegno.  
Non facile, per tali giudici, comprendere se le persone che si propongono di essere nominate amministratori di sostegno siano mosse dall’obiettivo di ottenere incarichi “con cospicui patrimoni” al fine di ottenere liquidazioni di compensi annuali rilevanti, piuttosto che mossi dall’intento di portare il proprio concreto sostegno disinteressato alle persone fragili e in difficoltà. Certamente io penso che certi giudici, per simpatia o altro, attribuiscano pratiche di ADS “ricche” a certe persone, avvocati o altro.
Ma a parte questo, come potrebbe essere possibile evitare o rendere meno frequenti o rari o delle eccezioni le vicende di amministratori di sostegno che maneggiano patrimoni cospicui e somme di danaro ingenti e li utilizzano per sé?  Risposta non facile e mi rimetto a esperti e al Prof. Paolo Cendon.
Di certo, occorre evitare nomine “a rischio”.  Individuare criteri che peraltro possono poi determinare situazioni di culpa in eligendo da parte del giudice, la cui posizione delicata deve peraltro essere salvaguardata.
Si potrebbe prevedere un controllo molto più frequente (rendiconto bimestrale? trimestrale?) allorquando il beneficiario disponga di un ingente patrimonio. Il giudice tutelare sembra spesso “solo” e sovraccaricato. Potrebbe in certi casi essere affiancato e prevedere la nomina di soggetto esperto contabile o altro che controlli e perizi i movimenti del conto e delle operazioni. Occorre un sistema più articolato. Brutto avere pregiudizi, spesso in quanto la maggior parte degli amministratori di sostegno sicuramente opera con diligenza assoluta. Ma si sa, laddove girano tanti soldi….le tentazioni si manifestano. E allora, con la finalità soprattutto di effettuare alcune osservazioni e riflessioni ed evidenziare determinate vicende che mi hanno lasciato (ma non troppo) sorpreso, non essendo particolarmente esperto della materia, muovendomi più sul diritto di famiglia, minorile e della responsabilità civile, confido nella maggior preparazione e fantasia di studiosi del settore.