Interessi protetti - Beni, diritti reali -  Andrea Castiglioni - 02/08/2017

Divieto di alienazione. Principio generale che vieta compressioni intollerabili del diritto di godere e disporre di un bene di proprietà

Gli eredi impugnavano il legato modale del testamento con cui il de cuius attribuiva un bene immobile con l’obbligo di non alienarlo in perpetuo e di destinarlo ad un preciso scopo (nella specie, il testatore disponeva in legato una villa ad un ente comunale, allegando quale modus l’obbligo perpetuo di non venderlo e di adibirlo a “casa di riposo”).
La Corte di Cassazione accoglie il ricorso e con l’occasione conferma un principio di diritto, già inaugurato da precedenti sentenze (Cass. 12769/1999; Cass. 3082/1990), e che così si può riassumere.
L’onere imposto dal testatore consiste in un vincolo perpetuo, consistente nel divieto di alienazione.
Tale divieto richiama il disposto dell’art. 1379 c.c., previsto in materia contrattuale, in tema di compravendita, ai sensi del quale il divieto di vendere è efficace solo inter partes, e "non è valido se non è contenuto entro convenienti limiti di tempo e se non risponde a un apprezzabile interesse di una delle parti".
In primo luogo, va premesso che il vincolo non ha efficacia reale, bensì meramente obbligatoria. Sicché, in caso di circolazione del bene medesimo, deve essere riprodotto in apposita clausola. Ciò comporta conseguenze anche sul piano patologico del rapporto, dovendosi ritenere che, in caso di alienazione in violazione del divieto, non sia implicitamente riconosciuto un diritto di riscatto.
In secondo luogo, l’art. 1379 c.c. sancisce un principio generale dell’ordinamento, secondo il quale non sono consentite limitazioni incisive al diritto di godere e disporre del proprio bene. È per questa ragione che il divieto è valido se è contenuto in "convenienti limiti di tempo"; requisito che nel caso di specie non c’era perchè il vincolo era perpetuo, andando a comprimere in modo non tollerabile il diritto di proprietà, in particolare il diritto di disporre.
Posto che trattasi di un principio di carattere generale, è applicabile a tutti i casi, anche quelli non puntualmente riconducibili ad un espresso “divieto di vendita”. Ossia, in tutti i casi in cui vi sia una compressione non consentita del diritto di godere e disporre di un bene. Come, appunto, nel caso di specie, in cui la fattispecie non verte in tema di contratti ma in materia successoria (legato modale).