Letteratura  -  Redazione P&D  -  20/09/2021

Donne libere (e dimenticate)  nel secolo dei lumi - Giuseppe Piccardo

Brevi note sul libro “Donne Libere – Amanti, patriote, eroine e pensatrici nel secolo dei lumi” di Massimo Novelli

Tutti noi conosciamo il grande contributo che l’Illuminismo ha dato al diritto ed al concetto di diritti, individuali e universali. Cesare Beccaria è forse l’illuminista più noto e significativo, tanto che ancora oggi viene studiato e ricordato in modo approfondito in tutti i corsi di laurea in giurisprudenza e la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo  e del Cittadino del 1789 è, ancora oggi, un caposaldo della civiltà moderna e della cultura europea, che si intreccia con la storia americana e, soprattutto, con il pensiero del grande storico e filosofo liberale Alexis de Tocqueville, che proprio con il suo noto saggio in due volumi, “La democrazia in America”, contribuì a far conoscere il sistema giudiziario e costituzionale americano ai popoli europei, in lotta contro le monarchie assolute del tempo.

Molti di noi, tuttavia, non conoscono e riconoscono l’importante, sommerso lavoro di tante  donne, che proprio nel Settecento contribuirono a  realizzare il significativo cambiamento culturale che l’Illuminismo significò. In questa direzione si muove il giornalista Massimo Novelli, con il suo recentissimo volume edito dall’editore “Interlinea”, intitolato  Donne Libere - Amanti, patriote, eroine e pensatrici nel secolo dei lumi”, segnalatomi, ancora una volta, dal Prof. Pier Franco Quaglieni, Direttore del Centro Pannunzio di Torino. Lo ho letto e proprio perché mia ha appassionato molto ho deciso di redigere questa breve nota di presentazione per i lettori, giuristi e non, di Persona e Danno.

Il volume costituisce una rigorosa ed approfondita galleria dei ritratti di donne accomunate da un’unica caratteristica: quella di essere donne libere, che lottarono per le proprie idee e per le loro passioni, sostenute dalla società del tempo o avversate dalla stessa, non rinunciando a sfidare i pregiudizi del tempo per affermare la propria personalità e lottare per grandi ideali.

Alcune di loro erano aristocratiche, altre provenivano da ceti popolari, alcune erano filosofe e pensatrici, altre artiste, poetesse, danzatrici, altre semplicemente cortigiane; ma come sappiamo, il ruolo di una cortigiana  non fu secondario per il raggiungimento dell’unità d’Italia...o così si narra, dunque giusto citare anche queste figure di donne dei secoli passati!

Molte di queste donne vissero all’ombra di uomini importanti e autorevoli, altre furono indipendenti, autonome e impegnate in ruoli tipicamente maschili, quali l’esercito, e quindi scomode e controcorrente per l’epoca, ma nessuna di loro sopravvisse all’oblio della storia, dovuto  al genere di appartenenza.

La storia, ma anche il diritto, hanno riservato da sempre alle donne un ruolo subalterno, e le capacità di molte di loro sono state messe in risalto esclusivamente in quanto “eccezionali”, in senso etimologico; non si è esitato ad “etichettarle” per screditarle socialmente, quando non per eliminarle fisicamente, come nel caso delle streghe (tra l’altro raccontate nel libro), in nome di moralismi e fanatismi irrazionali.

L’accostamento della storia di queste donne al c.d. “Secolo dei lumi”, è sicuramente felice perché quel secolo, seppur con tutti i suoi limiti, come tutti i periodi storici, ha contribuito a porre in evidenza l’importanza dell’essere umano nella sua individualità e nella sua specificità, aprendo la via ad una visione diversa del diritto e della storia, in nome di una ragione che, se ben guidata, costituisce un limite al fanatismo ed al conformismo e  che ha condotto, seppur molto lentamente, al riconoscimento del ruolo della donna nella società.

Il suddetto percorso non è ancora del tutto compiuto, in quanto permangono stereotipi di genere, discriminazioni, casi diffusi di violenza e maltrattamenti verso le donne, mancati riconoscimenti al valore dell’ingegno femminile. Un cambio di passo, in questo senso, è assolutamente necessario e la riflessione che suscita questo bel libro, in un periodo di recrudescenza di integralismi che offendono e cancellano l’identità delle donne, può essere un utile e significativo passo avanti.





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