Danni - Danni -  Emanuela Foligno - 19/11/2020

E' errato l'automatico riconoscimento del danno morale applicato dalle Tabelle milanesi

La Suprema Corte (n.25164 del 10 novembre 2020), torna nuovamente a pronunziarsi sul danno morale, nello specifico sulla  autonoma liquidazione dello stesso e, nel rimarcare che la compromissione della vita quotidiana non può dare luogo alla personalizzazione, statuisce che: “qualora tale voce non venga accertata, il Giudice deve liquidare il danno biologico epurato dall’aumento previsto dalle Tabelle del Tribunale di Milano”.

La vicenda trae origine dalla decisione di primo grado che rigettava la domanda risarcitoria formulata nei confronti del Fondo per le Vittime della Strada in quanto l’attore non era riuscito a dimostrare che il veicolo investitore veniva posto in circolazione contro la volontà del proprietario.

La Corte d’Appello di Trieste, invece, riteneva integrata tale ipotesi e riconosceva, oltre al danno biologico liquidato con le Tabelle milanesi, una personalizzazione del danno sul presupposto della “indubbia impossibilità per la vittima di cimentarsi in attività fisiche”, e riconoscendo un ulteriore importo per le sofferenze di natura interiore e non relazionale a titolo di danno morale.

Gli Ermellini, preliminarmente evidenziano che la personalizzazione del danno alla salute consiste in un aumento del valore tabellare di ristoro tenuto conto delle specificità del caso concreto.

Devono essere oggetto di personalizzazione le circostanze eccezionali che, secondo l’id quod plerumque accidit, non sono incluse nella liquidazione del danno tabellare.

La decisione d’Appello impugnata è errata in quanto ritiene che l’impossibilità di compiere determinati atti fisici a causa dell’invalidità residuata al sinistro possa giustificare de plano la personalizzazione in quanto tale pregiudizio costituisce l’ubi consistam del danno biologico.

Relativamente al danno morale (che il Giudice di merito liquidava con l’importo di euro 20.000,00), la Suprema Corte osserva che si tratta di una voce autonoma rispetto al danno biologico, perché sofferenza di natura interiore e non relazionale meritevole di un compenso aggiuntivo.

L’importo liquidato non è dovuto in quanto per la liquidazione del danno sono state applicate le Tabelle di Milano che già ricomprendono nel danno biologico il pregiudizio morale.

Conseguentemente, quell’ulteriore riconoscimento di euro 20.000,00 costituisce una errata duplicazione.

L’autonomia del danno morale è giustificata dal fatto di essere un pregiudizio non suscettibile di accertamento medico-legale che si concreta in uno stato d’animo di sofferenza interiore che esula dalle dinamiche relazionali.

Per tali ragioni, se tale sofferenza non viene accertata in corso di causa il Giudice dovrà applicare le tabelle considerando la sola voce del danno biologico senza applicare l’aumento automatico previso.

Tale sofferenza -viene ribadito-, a differenza della personalizzazione, può essere provata anche attraverso massime d’esperienza.

Il Collegio, nella decisione qui a commento, cristallizza tre delicate questioni di diritto:

  1. La corretta individuazione dei presupposti per la personalizzazione del danno alla salute e della relativa motivazione
  2. La corretta individuazione dei presupposti per il risarcimento dei pregiudizi non patrimoniali non aventi fondamento medico-legale e della relativa motivazione
  3. La corretta individuazione dei confini tra la personalizzazione del danno alla salute e la liquidazione dei pregiudizi morali non aventi fondamento medico-legale

La personalizzazione

Viene innanzitutto ribadito che la personalizzazione del risarcimento del danno alla salute è una variazione in aumento del valore standard del risarcimento, finalizzata a tenere in considerazione le specificità del caso concreto incidente su specifici aspetti dinamico-relazionali.

L’incidenza sugli aspetti dinamico-relazionali deve consistere e tradursi in circostanze eccezionali e specifiche.

La personalizzazione del danno deve trovare giustificazione nel positivo accertamento di conseguenze eccezionali e ulteriori rispetto a quelle ordinarie conseguenti alla menomazione e non può costituire lo strumento per ovviare alla carenza di prova in punto di danno alla capacità lavorativa.

I pregiudizi morali non aventi fondamento medico-legale

La voce di danno morale è pacificamente autonoma e non conglobabile nel danno biologico e meritevole di un compenso aggiuntivo a prescindere, e al di là, della personalizzazione che è prevista per gli aspetti dinamico-relazionali.

Al fine di considerare la componente morale da lesione all’integrità fisica la quota corrispondente al danno biologico è incrementata in via progressiva e per punto.

Un attendibile criterio logico-presuntivo funzionale all’accertamento del danno morale, quale autonoma componente, è quello della corrispondenza su di una base di proporzionalità diretta, della gravità della lesione rispetto all’insorgere di una sofferenza soggettiva: tanto più grave sarà la lesione alla salute, tanto più si potrà presumere l’esistenza di un correlato danno morale.

Per la corretta liquidazione il Giudice dovrà:

accertare l’esistenza nel caso concreto di un eventuale concorso del danno dinamico-relazione e del danno morale;

in caso di positivo accertamento dell’esistenza anche del danno morale determinare il quantum applicando integralmente le tabelle di Milano che prevedono la liquidazione di entrambe le voci di danno ma pervengono (non correttamente) all’indicazione di un valore monetario complessivo costituito dalla somma aritmetica delle 2 voci;

in caso di negativo accertamento, ovverosia di esclusione della componente morale del danno, considerare la sola voce di danno biologico depurata dall’aumento tabellare previsto per il danno morale;

in caso di positivo accertamento dei presupposti per la personalizzazione, procedere all’aumento fino al 30% del solo danno biologico depurato della componente morale del danno automaticamente inserita nella tabella milanese.

Sentenza del 28.9.2020 pubblicata il 10.11.2020