Responsabilità civile - Ingiustizia, cause di giustificazione -  Riccardo Mazzon - 05/03/2018

Eccesso colposo nelle cause di giustificazione: implica sempre risarcimento del danno

A norma dell’art. 55 del codice penale, quando, nel commettere alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 51, 52, 53 e 54, stesso codice, si eccedono colposamente i limiti stabiliti dalla legge o dall’ordine dell’Autorità ovvero imposti dalla necessità, si applicano le disposizioni concernenti i delitti colposi, se il fatto è preveduto dalla legge come delitto colposo: il superamento dei limiti oggettivi discriminanti, effettivamente esistenti, è cioè determinato da colpa e, in tal caso non si applicano dunque, in ambito penale, le fattispecie dolose ma, se esistenti, trovano applicazione le corrispondenti figure di reato colposo.

In altri termini, la previsione normativa di cui all'art. 55 c.p. disciplina quelle situazioni particolari nelle quali, per colpa, determinata da imperizia, negligenza o imprudenza, si superano i limiti oggettivi di scriminanti effettivamente esistenti, nel senso che il comportamento dell'agente, fino ad un certo punto del suo svolgimento, è sorretto da una causa di giustificazione realmente esistente, mentre, in una fase successiva è accompagnato dalla mera imputabilità di un elemento scriminante, del quale vengono in realtà ecceduti i limiti.

Naturalmente, in ottica prettamente civilistica, occorre nuovamente tener presente di come, pur in assenza del dolo, l’agente dovrà tuttavia, in tal frangente, essere ritenuto, in relazione al fatto antigiuridico realizzato, responsabile per colpa e ciò proprio in quanto il superamento dei limiti oggettivi discriminanti, effettivamente esistenti, è stato determinato da colpa, potendo essere evitato con la diligenza necessaria ed esigibile.

Così, ancora una volta, se, in ambito penale, la condanna risulterà inevitabile solo se il reato commesso sia espressamente previsto come reato colposo, in ambito civile, invece, sarà sempre sufficiente la colpa per fondare il diritto al risarcimento!

D’altro canto, è ripetutamente ribadito dalla giurisprudenza come l'eccesso colposo (nell’esempio, in legittima difesa) non comporta l'assoluzione dell'imputato ma la riqualificazione del reato addebitatogli come reato colposo con conseguente applicazione delle disposizioni concernenti i delitti colposi, considerato che l'art. 55 c.p. non configura alcuna fattispecie scriminante o esimente, limitandosi a ribadire in tema di cause di giustificazione la disciplina generale dell'errore e della colpa di cui agli art. 43 e 47 c.p.: così, in applicazione del principio, la Suprema Corte ha censurato la decisione del giudice di merito - che aveva assolto l'imputato dal reato di omicidio preterintenzionale aggravato, ritenendo che lo stesso avesse agito in stato di legittima difesa ancorché con reazione eccessiva rispetto all'entità del pericolo - anziché provvedere alla riqualificazione del fatto come omicidio colposo, ex art. 589 c.p. - dettagli, anche relativamente alle pronunce infra richiamate, in "Le cause di giustificazione nella responsabilità per illecito", Riccardo Mazzon, Milano 2017 -.

L'eccesso colposo, ad ogni buon conto, presuppone, ovviamente, l'esistenza di tutti gli elementi e di tutte le circostanze della causa di giustificazione (sia essa reale, che esclude l'antigiuridicità, sia essa putativa, che esclude il dolo) e consiste, dunque, nell'oltrepassare colposamente i limiti imposti dalla causa di giustificazione medesima, concretandosi, cioè, nell'eccesso dell'uso dei mezzi; così, ad esempio, in caso di eccesso colposo in legittima difesa, l'eccesso colposo può configurarsi quando sussista una sproporzione - riferibile all'errore colposo - tra l'azione dell'imputato e i limiti della necessità difensiva, permanendo, pertanto, l’esigenza che vi sussista una situazione tale da giustificare una difesa; ancora, è recente la presa di posizione della Suprema Corte che ha confermato la decisione dei giudici del merito, che avevano escluso di poter ritener sussistere la legittima difesa putativa nella condotta dell'imputato che, al termine di una colluttazione con un rapinatore che si era introdotto del negozio della sorella, si era impossessato dell'arma del ladro ferendolo mortalmente mentre quest'ultimo, avvedutosi della condizione di pericolo, stava ormai desistendo dall'aggressione, guadagnando una scappatoia a distanza ormai di cinque metri dall'imputato.

Per la sussistenza dell’eccesso colposo, l’attività deve, dunque, essere iniziata in presenza di una causa di giustificazione (momento oggettivo) e i limiti dell’agire consentito dalla scriminante devono essere stati superati per colpa (momento soggettivo): l'eccesso colposo, ex art. 55 c.p., sottintende cioè, si ripete, i presupposti della scriminante, col superamento dei limiti a quest'ultima collegati, come nel caso di chi uccide quando per difendersi era sufficiente percuotere.

Intuitivamente, la causa di giustificazione che più si presta ad essere superata per eccesso colposo (e che pertanto genera le maggiori dispute) è certamente la legittima difesa; si rammentano, a conferma dell’assunto, interessanti storiche sentenze - dettagli nell'opera sopra citata -, segnalando altresì la recente pronuncia attraverso la quale la Suprema Corte ribadisce come l'eccesso colposo di legittima difesa non ricorre allorché i limiti imposti dalla necessità della difesa vengano deliberatamente superati mediante una condotta reattiva frutto di una scelta cosciente e volontaria che trasmodi in uno strumento di (ingiustificata) aggressione, così escludendo, nella specie, la sussistenza dell'eccesso colposo, atteso che l'imputato, che aveva esploso dei colpi di pistola contro la vittima che lo stava aggredendo, si trovava in una situazione tale da poter allontanarsi dal pericolo, così che la decisione di affrontare la vittima, sparando più colpi di pistola in rapida successione, da distanza ravvicinata, in direzione di parti vitali del corpo, era stata ritenuta del tutto ingiustificata e spropositata rispetto all'obiettiva situazione in atto e alle reali esigenze difensive: in altri termini,  esclusa la legittima difesa, non può parlarsi di eccesso colposo, il quale presuppone la stessa situazione di pericolo attuale di un’offesa ingiusta, con la conseguente necessità di difesa, consistendo la differenza soltanto nell'adeguatezza del male inflitto per reazione difensiva; l'esimente della difesa legittima non può cioè essere invocata da chi abbia tenuto un atteggiamento di provocazione o di aggressione, nemmeno sotto il profilo dell'eccesso colposo, perché quest’ultimo non può ricorrere allorché difettano i presupposti della causa di giustificazione, di cui vengono oltrepassati i limiti; così, colui che sfida o accetta la sfida, per risolvere la contesa o dar sfogo al proprio risentimento, versa consapevolmente nell'illecito e da tale suo stato non può invocare, non solo la legittima difesa e l'eccesso colposo, ma neppure l'attenuante della provocazione, proprio in forza della illiceità totale del suo comportamento, anche se occasionato da un precedente fatto dell'avversario, sia esso giusto o ingiusto.