Amministrazione di sostegno  -  Redazione P&D  -  02/12/2022

Ed ecco la voce dei Giudici Tutelari

Carissimo Professore,

come Lei sa sono un magistrato (non più GT); scrivo però da "cultore [recte: amante] della materia" in risposta alla mail che ho ricevuto, per mero spirito di dialogo.

Premetto che ho svolto le funzioni di giudice tutelare per sei anni.

Posso comprendere i motivi alla base delle Osservazioni di ANFFAS (il pregio del cui mandato e del cui operato mi è notissimo).

Devo però farmi latore di alcune considerazioni "a difesa" - non richiesta - dei giudici tutelari.

Come immagino saprete, una persona maggiorenne su cento, in Italia, è soggetta a misure di protezione, perlopiù ADS.

Nei Tribunali circondariali, quando va bene, le funzioni di GT sono svolte da UN magistrato togato (che si trova a sovrintendere a circa duemila procedure in media, ed è spesso deputato anche alla gestione di altri ruoli, in genere civili).

Questo può determinare un sovraccarico palese del ruolo del GT: non sono mai stato uno "scansalavoro"; da giudice fallimentare gestisco 300 procedure concorsuali, e non mi lamento, perché riesco a farlo: il Tribunale di …  è regolarmente e da anni ai vertici nazionali per le relative statistiche.

Gestire con attenzione approfondita e ineccepibile 2000 amministrazioni di sostegno è pressoché inesigibile.

La difficoltà maggiore (non l'unica) sorge in riferimento alla analisi delle relazioni periodiche (che è limitativo definire "rendiconti", non sto a spiegare l'ovvio).

In relazione a ciò, a mio avviso, "a buon diritto" i GT decidono (non solo a Bologna) in determinati casi selezionati di avvalersi di ausiliario, operazione consentita dall'art. 68 c.p.c..

Sicuramente è possibile aprire un confronto sulla previsione di un compenso all'ausiliario, limitandolo ai casi in cui il beneficiario abbia un patrimonio capiente o redditi adeguati, e magari escludendolo nei casi in cui lo stesso si mostri insufficiente.

L'alternativa, peraltro, Ve lo dico con la massima (amara) onestà, è un controllo necessariamente superficiale - e di certo quantomeno intempestivo - delle relazioni (o, alternativamente, dovrà essere trascurato qualcos'altro): penso sia chiaro a tutte/i chi ci rimetterà.

Sulla scelta di soggetto estraneo: è noto a tutte/i che ciò sia consentito dall'ordinamento, e più volte ribadito dalla Suprema Corte, ad esempio con riferimento ai casi di conflitto endofamiliare.

Con la nomina di un estraneo, la figlia o la nipote non smettono di essere tali, e l'ADS non diventa figlio o nipote: al contrario, i parenti sono ancora più responsabilizzati e divengono una importante "sentinella" del GT per sorvegliare l'ADS stesso.

In ogni caso, in sei anni di impegno quale GT non ho mai sentito dolersi della nomina di un Professionista esterno un parente che non fosse mosso da interessi propri, confliggenti con quelli del beneficiario: è una statistica, vale quel che vale, è empirica, ma è così.

Io, a monte, le provavo e le proverei tutte per nominare i parenti.

Nei casi di armonia familiare, spesso nomino il ricorrente, e invito il suo Legale (spesso presente) a continuare ad assisterlo - sostanzialmente gratis o quantomeno a spese dell'ADS  - nella nuova qualità di ADS; questo facilita la vita a tutti, velocizza le comunicazioni e si riflette su una maggiore tutela del beneficiario.

Gli Avvocati sono quasi sempre disponibili in tal senso (merito alla Categoria), ma non è (comprensibilmente) sempre così.

Nei casi in cui l'ADS parente sia sprovvisto di una sponda tecnica, si espone a rischi purtroppo enormi: può piacere o meno, ma oggi la ADS è una misura di protezione civilistica e tecnica; l'ADS è - pure ai fini della legge penale - un Pubblico Ufficiale.

Non conto neppure più le volte che ho fatto i "salti mortali" per emendare, con convocazioni, colloqui, spiegazioni, situazioni negligenti nelle quali, sostanzialmente "in buona fede", l'ADS parente si è esposto ad addebiti gravi: in tutti quei casi avrei potuto risparmiare ore di tempo, rimuovere l'ADS e sostituirlo, dare mandato al nuovo ADS di valutare un'azione di responsabilità, fare la segnalazione alla Procura della Repubblica per omissione di atti di ufficio, peculato, etc, e lasciare che l'interessato se la vedesse da solo.

Sono certo che alcuna Corte d'appello avrebbe riformato il mio provvedimento, e temo che molti giudici penali avrebbero condannato l'ADS negligente.

Se vi sarà una riforma, sicuramente la Magistratura applicherà la legge col massimo scrupolo, come sempre: il non plus ultra sarebbe arricchirla, dotando gli Uffici giudiziari di risorse effettive al riguardo (qualche giudice tutelare e cancelliere in più? qualche edificio di Tribunale non strapieno di barriere architettoniche?; visite domiciliari: e se l'unica macchina serve al GIP per andare in carcere?; PNRR che devolve fondi per tutta la giustizia, ma non per quella tutelare; etc. etc. etc.)

De jure condito, penso che alcune ingenerose critiche dovrebbero essere meditate un pochino di più.

    

  

 

 

 

 




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