Lavoro - Licenziamento -  Afrikah De Mattia - 15/11/2018

Emergenze famigliari, turnazione e richiesta di flessibilità: il mancato rispetto dei turni lavorativi in situazione di gravi difficoltà legittima il licenziamento in tronco?

Breve pillola su un recente caso di cronaca.

IKEA LICENZIA MADRE DI RAGAZZO DISABILE.

Grande scalpore ha provocato, circa un anno fa, la vicenda che vede protagonista la Signora R., separata e madre di due bambini, di cui uno invalido al 100%, licenziata in tronco dal colosso svedese dopo 17 anni di onorata carriera.

La mamma ha lavorato nello store Ikea di Corsico (Mi) cambiando negli anni diversi reparti; all’ultimo cambio di mansione (coordinatrice nel reparto Food) e di turno (che l’avrebbe costretta ad anticipare il proprio ingresso sul posto di lavoro alle 7,00 anziché alle 9,00) la lavoratrice dice basta rifiutandosi di sottostare alle nuove direttive aziendali che non tenevano conto del suo carico famigliare, delle esigenze note da tempo e delle istanze di flessibilità sempre espresse.

Oltretutto, ogni richiesta di incontro con la multinazionale cade nel vuoto.

La Signora R. comincia così ad autogestire i propri turni lavorativi compatibilmente con i bisogni dei due figli, soprattutto del minore disabile che necessita di cure specialistiche continue.

Immediata la reazione della società che, nel novembre 2017, commina provvedimento disciplinare espulsivo alla dipendente ribelle.

Con ordinanza del 3 aprile 2018 il Tribunale di Milano ritiene legittimo il licenziamento intimato giustificato dall’atteggiamento gravemente oltraggioso della donna e dalla sua insubordinazione verso i superiori (apostrofati con un sentito ed esasperato “ mi avete rotto i cogl…i”).

Grande clamore mediatico e mobilitazione dei sindacati e dei colleghi.

Sempre il Tribunale di Milano, su ricorso avverso l’ordinanza tanto criticata, ribadisce proprio l’altro ieri la piena legittimità del comportamento datoriale (l’atteggiamento irriverente della donna avrebbe leso irrimediabilmente leso il rapporto di fiducia instaurato negli anni) ribadendo l’assenza di discriminazione ma riconoscendo tuttavia le assenze della dipendente giustificate dal pesante carico famigliare descritto.

Che dire? la vicenda non è ancora destinata a placarsi dato che la “pasionaria” è intenzionata a proporre appello.

Da un’azienda di fama mondiale il cui motto è “siamo fatti per cambiare” avrei personalmente auspicato una soluzione ben diversa e più umana che avrebbe permesso di accrescere ancora di più prestigio della società svedese.

Ben poca dell’umanità e dei privilegi di cui godono i dipendenti svedesi è stata finora esportata in Italia (pensiamo ad esempio che in Svezia alcune aziende organizzano lezioni di yoga e corsi di fitness obbligatori per i propri dipendenti (!), sempre in Svezia entrambi i genitori hanno diritto a 480 giorni complessivi di congedo parentale retribuito quando nasce un bambino con possibilità di ridurre l’orario di lavoro fino al 25% fino a quando il bambino compie 8 anni mentre i genitori i cui figli sono disabili o ammalati per più di sei mesi possono ricevere un aiuto economico fino a quando il figlio compie 19 anni ).

A quando in Italia?