Interessi protetti - Successioni, donazioni -  Redazione P&D - 14/08/2017

Eredità accettata con beneficio d’inventario: gestione ed amministrazione dei beni ereditari - R.M.

In ordine alla modalità di gestione dei beni ereditari, da parte di chi abbia accettato l’eredità con beneficio d’inventario, il codice civile detta determinati principi, primo fra tutti quello, generalissimo, secondo cui (1) l'erede con beneficio d'inventario non risponde - dell'amministrazione dei beni ereditari - se non per colpa grave - cfr., amplius, il capitolo quarto del volume "MANUALE PRATICO PER LA SUCCESSIONE EREDITARIA", Riccardo MAZZON 2015 -.

In parallelo, è previsto – ma solo qualora i creditori o altri aventi interesse lo richiedano - che (2) l'erede fornisca idonea garanzia: (a) per il valore dei beni mobili compresi nell'inventario, (b) per i frutti degli immobili e (c) per il prezzo dei medesimi che sopravanzi al pagamento dei creditori ipotecari.

Particolare attenzione merita la regola secondo cui (3) l'erede decade dal beneficio d'inventario se aliena o sottopone a pegno o ipoteca beni ereditari o transige, relativamente a questi beni, senza l'autorizzazione giudiziaria - la mancanza di autorizzazione alla vendita ex art. 493 c.c. provoca solo decadenza dal beneficio di inventario e non incide sulla validità della vendita, onde non necessita la successiva convalida: Trib. Bergamo, 2 novembre 1999, RN, 2000, 184 - e senza osservare le forme prescritte dal codice di procedura civile; tuttavia, per i beni mobili l'autorizzazione non è più necessaria trascorsi cinque anni dalla dichiarazione di accettare con beneficio d'inventario.

Dunque, in caso di accettazione dell'eredità con beneficio d'inventario, l'art. 493 cod. civ. non consente all'erede beneficiato di disporre liberamente dei beni dell'asse, ma rimette al giudice la valutazione della convenienza di qualsiasi atto di alienazione o di straordinaria amministrazione, incidente sul patrimonio ereditario e non finalizzato alla sua conservazione e liquidazione, stante l'obbligo di amministrazione dei beni nell'interesse dei creditori e dei legatari; a tal proposito, in applicazione dell'enunciato principio, la Suprema Corte ha, ad esempio, ritenuto che non rientrassero, nell'ambito degli atti necessitanti dell'apposita autorizzazione giudiziaria, tanto (A) la demolizione di un'autovettura di nessun valore commerciale caduta in successione, quanto (B) l'appropriazione del vestiario del “de cuius” di valore minimale (così Cass., sez. II, 25 ottobre 2013, n. 24171, GCM, 2013).

Occorre senz’altro ribadire come l'autorizzazione giudiziale, prevista dall'art. 493 c.c. per l'alienazione dei beni ereditari, riguardi soltanto il compimento di atti di straordinaria amministrazione che possono incidere direttamente o indirettamente sul patrimonio ereditario; ad esempio, sono state ritenute oggetto di autorizzazione la cessione delle quote sociali e la rinuncia ai diritti di opzione sull'acquisto delle quote sociali, in quanto costituenti comunque un atto di disposizione patrimoniale,

“idoneo a ridurre la garanzia costituta dal patrimonio ereditario” (Trib. Salerno, sez. I, 1 giugno 2007, www.dejure.it).

Per contro, la riassunzione dei giudizi promossi dal “de cuius” e la gestione dell'impresa commerciale relativa all'azienda commerciale caduta nell'eredità, se contenuta nei limiti del normale esercizio, effettuate dall'erede che abbia accettato l'eredità con beneficio di inventario sono ritenuti atti di ordinaria amministrazione che, conseguentemente,

“non cagionano la decadenza dell'erede da detto beneficio” (Cass., sez. III, 14 marzo 2003, n. 3791, GCM, 2003, 524).

Detto che, in caso di pluralità di eredi - anche se alcuni soltanto di loro siano qualificabili come eredi beneficiati -, la vendita dei cespiti, a fini liquidatori, non deve necessariamente avvenire per intero - ed, in ogni caso, il giudice ha titolo ad autorizzare l'alienazione delle sole quote dei beni appartenenti agli eredi beneficiati, mentre gli eredi puri e semplici, che per l'opzione compiuta rispondono dei debiti ereditari con l'intero personale patrimonio, restano liberi di alienare o meno le quote dei beni oggetto del loro acquisto “mortis causa” (Trib. Salerno, 21 aprile 1999, VN, 2000, 130), va anche precisato come l'art. 493 c.c. sia norma di stretta interpretazione e non si estenda ad atti diversi da quelli ivi contemplati: ad esempio, si è ritenuto

“inammissibile il ricorso presentato dagli eredi beneficiati al giudice delle successioni per essere autorizzati ad intervenire in assemblea e ad esercitare il diritto di voto inerente ad una quota societaria compresa nell'eredità” (Trib. Lanusei, 4 gennaio 2001, RN, 2002, 1516).