Interessi protetti - Interessi protetti -  Redazione P&D - 06/03/2018

Eredità e beneficio d'inventario: rilascio dei beni ai creditori e ai legatari al fine d’esser liberato da ogni responsabilità - RM

Il termine stabilito per presentare le dichiarazioni di credito rappresenta la dead line anche per un'altra importante facoltà dell’erede: quest’ultimo, infatti, non oltre un mese dalla scadenza del termine suddetto – sempre che non abbia provveduto ad alcun atto di liquidazione -, può rilasciare tutti i beni ereditari a favore dei creditori e dei legatari.

A tal fine l'erede dovrà, a mezzo di un notaio del luogo dell'aperta successione: (1) con spedizione per raccomandata ai creditori e ai legatari dei quali sia noto il domicilio o la residenza, dare avviso a questi ultimi; (2) iscrivere la dichiarazione di rilascio nel registro delle successioni; (3) annotarla in margine alla trascrizione prescritta dal secondo comma dell'articolo 484 c.c. (cfr., amplius, il capitolo quarto del volume "MANUALE PRATICO PER LA SUCCESSIONE EREDITARIA", Riccardo MAZZON 2015); (4) trascriverla presso gli uffici dei registri immobiliari dei luoghi in cui si trovano gli immobili ereditari e presso gli uffici dove sono registrati i beni mobili.

Dal momento in cui risulta trascritta la dichiarazione di rilascio, gli atti di disposizione dei beni ereditari compiuti dall'erede restano senza effetto, rispetto ai creditori e ai legatari; ad esempio, è stato in argomento deciso che, in tema di eredità accettata con il beneficio d'inventario e di rilascio dei beni ereditari a favore dei creditori e dei legatari (art. 507 c.c.), non può ravvisarsi un atto di disposizione dei beni ereditari, come tale inefficace nei confronti dei creditori e dei legatari se compiuto dopo la trascrizione della dichiarazione di rilascio, nell'atto di riconoscimento di un debito compiuto dall'erede, allorché sia diretto non all'effettivo riconoscimento di un debito verso l'eredità, ma, questo essendo certo ed incontestato,

“soltanto ad individuare il titolare del credito medesimo” (Cass., sez. I, 8 settembre 1983, n. 5528, GC, 1983, I, 3177).

L'erede consegnerà tutti i beni ad un curatore ed, eseguita la consegna, egli sarà liberato da ogni responsabilità per i debiti ereditari.

Con il rilascio dei beni ai creditori - ai sensi dell'art. 507 c.c. - e la nomina, da parte dell'autorità giudiziaria, di un curatore - ai sensi dell'art. 508 c.c. -, gli eredi sono pertanto liberati dall'onere di curare sotto la propria responsabilità la liquidazione del patrimonio, anche se non sono privati della proprietà dei beni; i creditori possono presentare la loro dichiarazione di credito al curatore e

“il reclamo avverso lo stato di graduazione predisposto da quest'ultimo va proposto contro di lui, unico legittimato passivo fino a che gli eredi non siano rientrati nel possesso dei beni” (App. Milano 12 marzo 2004, GI, 2004, 2319; peraltro, ai fini dell'accertamento dell'obbligazione risarcitoria - derivante da un fatto illecito che si pretende imputabile al defunto -, possono essere convenuti, in un ordinario giudizio di cognizione, sia gli eredi beneficiati sia il curatore nominato per procedere alla liquidazione concorsuale dei beni: Trib. Milano, 21 ottobre 1999, n. GI, 2000, 554).

Così, il rilascio dei beni da parte dell'erede beneficiato, ai sensi dell'art. 507 c.c., non comporta il trasferimento della relativa proprietà ai creditori o al curatore nominato ai sensi dell'art. 508 c.c.; si tratta, invece, di un'ipotesi di semplice abbandono, da parte dell'erede stesso, dei poteri di amministrazione e disposizione a lui riconosciuti, con subingresso del curatore quale titolare dell'ufficio di liquidazione; ecco perché, anche nei giudizi in cui si controverta della proprietà dei beni ereditari, è necessaria la partecipazione non soltanto del curatore, ma anche dell'erede beneficiato, risultando “inutiliter data” una sentenza eventualmente pronunciata in sua assenza (Cass., sez. II, 14 giugno 2013, n. 15038, GCM, 2013).

I principi testé esposti portano anche alle seguenti considerazioni:

  • dopo la morte del "de cuius", l'erede risponde dei fatti ascrivibili al precedente possessore ex art. 1146 c.c. e dell'incuria del bene eventualemnte in pregiudizio per la collettività, fino al rilascio di esso a termini degli art. 507 e 508 c.c.; ma nel caso un bene rechi pregiudizio per la collettività, se esso non risulta tra quelli oggetto dell'inventario o consegnati al curatore, l’eventuale consegna dei beni ai creditori (che comunque determina l'abbandono da parte dell'erede dei poteri di amministrazione e di disposizione, ma non anche la perdita del diritto di proprietà), non assume, riguardo al bene in questione, l'effetto liberatorio di cui all'art. 507, comma 4, c.c. (Cons. Stato, sez. V, 19 settembre 2012, n. 4968, dejure.it, 2012, 22 ottobre);
  • in caso di rilascio dei beni ereditari in favore dei creditori e dei legatari, a seguito di accettazione dell'eredità con beneficio d'inventario, l'Amministrazione finanziaria, pur non potendo insinuare nella procedura di liquidazione il proprio credito relativo all'imposta di successione, il quale sorge nei confronti dell'erede in relazione a quanto residuerà a seguito della definitività dello stato di graduazione, può controllare le operazioni della procedura, notificando l'avviso di liquidazione, oltre che all'erede, anche al curatore (ma Cass., sez. I, 11 novembre 1991, n. 12027, RavS, 1991, 597 è del parere che il curatore - nominato ai sensi dell'art. 508 c.c. - dell'eredità accettata con beneficio d'inventario e rilasciata ai creditori non sia legittimato ad impugnare l'avviso di liquidazione dell'imposta di successione notificato all'erede dall'ufficio del registro! Nel caso di accettazione dell'eredità con beneficio d'inventario e con rilascio dei beni ai creditori, spiega inoltre Cass., sez. I, 8 ottobre 1991, n. 10512, GCM, 1991, fasc.10, argomentando anche ex art. 46 d.P.R. 26 ottobre 1972 n. 637, soggetto legittimato a ricorrere contro la liquidazione dell'imposta di successione è l'erede e non il curatore nominato ai sensi dell'art. 508 c.c., il quale ultimo, a differenza del curatore dell'eredità giacente, non amministra nell'interesse dell'eredità, ma in quello dei creditori, senza alcun interesse a contrastare la pretesa dell'erario, cui l'imposta di successione dovrà essere pagata con quanto residui dopo il soddisfacimento dei creditori) nominato ai sensi dell'art. 508 c.c., il quale è legittimato ad impugnarlo, in qualità di assegnatario ed amministratore dell'eredità medesima,

“risultando inutiliter data una sentenza eventualmente pronunciata in assenza di uno dei predetti soggetti” (Cass., sez. trib., 21 febbraio 2008, n. 4419, GCM, 2008, 2, 263; in effetti, il rilascio dei beni ai creditori non è atto abdicativo o traslativo della proprietà dei beni ereditari ai creditori, ma ne comporta soltanto l'abbandono dell'amministrazione, che passa al curatore; pertanto, l'erede conserva la legittimazione processuale ad agire e a resistere in ordine a pretese, anche erariali, destinate ad incidere sul patrimonio ereditario, anche se nasce una legittimazione concorrente del curatore; così anche Cass., sez. II, 9 novembre 1997, n. 11517, GI, 1998, 1066); 

  • nel giudizio di responsabilità la legittimazione passiva dei successori dell'originario debitore non viene meno per effetto dell'accettazione dell'eredità con beneficio d'inventario o per il rilascio dei beni ai creditori; in questa nuova ipotesi infatti, attraverso la sentenza di eventuale condanna, può essere escusso l'erede (sebbene entro il limite del “valore dei beni a lui pervenuti”) ovvero può essere aggredito, per la conseguente liquidazione, il patrimonio ereditario (Corte Conti reg. sez. giurisd., 5 ottobre 1994, n. 92 corte conti, 1994, fasc. 6, 171);
  • il provvedimento con il quale il Trib., in sede di reclamo avverso un decreto del giudice delegato, stabilisce che in caso di fallimento dell'imprenditore defunto e di rilascio dei beni ai sensi dell'art. 507 c.c. la rappresentanza del fallito nell'esecuzione concorsuale permane in campo agli eredi e non si trasferisce al curatore nominato ai sensi dell'art. 508 c.c., non è impugnabile per cassazione a norma dell'art. 111 cost., trattandosi di provvedimento che non decide con effetto di giudicato su un diritto, per cui da esso

“il predetto curatore e, più specificamente, l'eredità, non riceve alcun pregiudizio definitivo” (Cass., sez. I, 3 novembre 1983, n. 6471, GCM, 1983, fasc. 10); 

  • i poteri di amministrazione e di disposizione riconosciuti all'erede beneficiario, quale titolare dell'ufficio di liquidazione, rispetto all'eredità in generale, spettano anche al curatore dell'eredità rilasciata a norma dell'art. 507 c.c., in quanto allo stesso va riconosciuta la qualità di sostituto dell'erede nonché di titolare dell'ufficio di liquidazione; ne consegue che il curatore è legittimato a compiere gli atti di gestione e di disposizione da lui ritenuti idonei per conseguire i fini della liquidazione, anche con riguardo alla cosa legata, essendo questa vincolata al soddisfacimento dei concorrenti interessi dei creditori e dell'erede; né ciò è inconciliabile col principio del trapasso immediato del legato dal defunto al legatario, perché l'acquisto del legatario è sottoposto alla condizione che i beni del patrimonio ereditario siano sufficienti al soddisfacimento dei creditori, sicché, in caso contrario, il curatore ai sensi dell'art. 507 c.c. può disporre della cosa legata, in virtù di un potere di rappresentanza dei creditori,

“implicitamente attribuitogli dalla legge, nell'ambito dell'ufficio di liquidazione di cui è investito” (Cass., sez. II, 12 novembre 1979, n. 5832, RN, 1980, 580); 

  • a seguito del rilascio dei beni ereditari a favore dei creditori, da parte dell'erede, il curatore assume l'incarico di procedere alla liquidazione del patrimonio ereditario nell'interesse dei creditori, dei legatari e dello stesso erede, cui spetta l'eventuale residuo; pertanto, qualora sia proposta domanda di esecuzione specifica dell'obbligo di concludere un contratto (nella specie: compravendita) in forza di una pattuizione pregressa all'entrata in carica del curatore, ma destinata ad avere effetto nel corso della liquidazione, è indispensabile l'evocazione in giudizio del curatore dell'eredità, affinché la pronunzia faccia stato anche nei suoi confronti in relazione ai suoi poteri di assegnatario e di amministratore dell'eredità medesima (Cass., sez. II, 26 ottobre 1979 n. 5619, GCM, 1979, fasc. 10).

Trascritta la dichiarazione di rilascio, il Tribunale del luogo della aperta successione, su istanza dell'erede o di uno dei creditori o legatari, o anche d'ufficio, nomina un curatore, perché provveda alla liquidazione secondo i dettami descritti nel capitolo quarto del volume "MANUALE PRATICO PER LA SUCCESSIONE EREDITARIA", Riccardo MAZZON 2015); il decreto di nomina del curatore è iscritto nel registro delle successioni e le attività che residuano, pagate le spese della curatela e soddisfatti i creditori e i legatari collocati nello stato di graduazione, spettano all'erede, salva l'azione dei creditori e legatari, che non si sono presentati, nei limiti nei limiti della somma che residua dopo il pagamento dei creditori e dei legatari collocati nello stato di graduazione: questa azione si prescrive in tre anni dal giorno in cui lo stato di gradazione è divenuto definitivo - o è passata in giudicato la sentenza che ha pronunziato sui reclami -, salvo che il credito sia anteriormente prescritto.

Si rammenti, inoltre, che dopo la scadenza del termine stabilito per presentare le dichiarazioni di credito, se l'erede incorre nella decadenza dal beneficio d'inventario, ma nessuno dei creditori o legatari la fa valere, il Trib. del luogo dell'aperta successione, su istanza di uno dei creditori o legatari, sentiti l'erede e coloro che hanno presentato le dichiarazioni di credito, può nominare un curatore con l'incarico di provvedere alla liquidazione dell'eredità secondo le norme degli articoli 499 e seguenti del codice civile: e, dopo la nomina del curatore, la decadenza dal beneficio non potrà più essere fatta valere; anche in quest’ultimo caso, il decreto di nomina del curatore sarà iscritto nel registro delle successioni, annotato a margine della trascrizione prescritta dal secondo comma dell'articolo 484 c.c. e trascritto negli uffici dei registri immobiliari dei luoghi dove si trovano gli immobili ereditari, nonché negli uffici dove sono registrati i beni mobili; anche qui, l'erede perde l'amministrazione dei beni ed è tenuto a consegnarli al curatore e gli atti di disposizione che l'erede compie, dopo trascritto il decreto di nomina del curatore, sono senza effetto rispetto ai creditori e ai legatari.

Anche la nomina del curatore dell'eredità accettata con beneficio di inventario, effettuata ai sensi dell'art. 509 c.c., priva gli eredi dell'amministrazione dei beni ma non della capacità a stare in giudizio quali soggetti subentrati, nel lato attivo e passivo, nei rapporti del de cuius: pertanto, ad esempio, il curatore nominato

“non subentra ai predetti eredi nei giudizi in corso e non ha potere di impugnare la sentenza pronunciata nel giudizio a cui non abbia partecipato” (Cass., sez. III, 2 giugno 1992, n. 6683, GCM, 1992, fasc. 6).

E poiché finalità “ex lege” della procedura di cessione dei beni a creditori e legatari - da parte dell'erede accettante con il beneficio di inventario - non è la conservazione dei beni ereditari affinché gli eredi, normalmente legati al “de cuius” da rapporti di parentela, affinità o coniugio, possano soddisfarsi in natura, sull'eventuale attivo residuo, bensì la liquidazione dell'attivo, il curatore dell'eredità è, anche qui, legittimato a compiere tutti gli atti più idonei ai fini della liquidazione (così anche Trib. Milano, 16 luglio 1985, DFP, 1986, 1073).