Responsabilità civile - Colpevolezza imputabilità -  Paolo Cendon - 20/05/2020

Eri tu che potevi più facilmente prevenire il verificarsi del danno? Sarai tu a dover risarcire

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Il  criterio del c.d. ‘best avoider’ -  non sempre esplicitato nelle  motivazioni, ma certo fra i più fecondi che il settore  del torto conosca  -   è il seguente: opportunità di  far  ricadere l'obbligo  riparatorio  sulla parte che più è in grado,  per   la posizione che occupa, di assumere le iniziative utili a prevenire il  danno,  o più a suo agio  nell'organizzare  (ricorrendo  agli  strumenti assicurativi, o grazie alla possibilità di scaricare il maggior   costo sui prezzi, o per  altre vie)    un'efficace  distribuzione del risarcimento entro la collettività.

L'effetto, quanto agli oneri di prova, sarà un cert’ordine distributivo fra i contendenti: e ciò sia a livello legislativo, sia (va sottolineato) in sede giudiziaria -   ogniqualvolta quello preventivo/distributivo appaia  lo sbocco  migliore cui affidare,  nel  contesto,  la ripartizione processuale  delle incertezze.

 

(a)  La direzione verso cui il criterio in esame convoglia, normativamente, la sua carica di appesantimento è più sovente quella del danneggiante; com’è naturale   se si considera che è costui, di  regola,  nella condizione migliore  per  attuare  le iniziative del caso.

Anche lo snodo per le incertezze meno consuete (quelle rilevanti per la correzione degli statuti) ricalcherà abitualmente simile indirizzo.

Supponiamo così che una fabbrica emetta vapori mefitici, e che nel quartiere circostante gli abitanti rimangano effettivamente colpiti.  Qualora emerga che altre due fonti, di tipo naturale, sono state in quel periodo all'origine di fenomeni analoghi, è verosimile che l’interrogativo se   in mancanza della detta effusione la soglia critica sarebbe stata ugualmente oltrepassata, si ritorcerà largamente contro il proprietario della fabbrica.

Lo stesso nell'ambito dei comportamenti interpersonali. 

Immaginiamo che un corridore di jogging si scontri, su un marciapiede lungo il mare, con un passante assorto a guardare le nuvole.  Agli effetti probatori, i carichi più seri graveranno verosimilmente sul primo, il quale dovrebbe sapere come   evitare le collisioni, coltivando il suo sport in mezzo alla folla. E a rovesciare quella tendenza non varrà   certo replicare che chi fa   jogging cittadino  è per definizione  qualcuno  abituato  a incrociare   e  scansare pedoni - donde il sospetto che,  se  uno scontro v'è stato, la colpa debba essere di questi ultimi.

 

(b)   Nella nostra giurisprudenza si segnala, in  particolare, il  caso  di un alunno della scuola media che, durante lo svolgimento  di una gara sportiva scolastica, era rimasto  misteriosamente colpito  da un peso sportivo, così da risentire  spiacevoli postumi al rene sinistro.

Osserveranno i giudici che  "pur non essendo possibile ricostruire le esatte modalità dell'evento lesivo, tuttavia non  sussistevano  dubbi sulla colpa dei precettori cui i minori  erano  stati affidati, in quanto non potevano formularsi che due ipotesi sulla dinamica  del  fatto, e cioè o il minore era  stato  colpito  nel corso  della  gara (...) ed allora era elevabile un  addebito  di negligenza  a  carico degli insegnanti per non aver  adottato  le opportune  misure  di sicurezza volte  ad  evitare  l'esposizione degli  allievi al pericolo di lanci sbagliati;  oppure il  minore era  stato colpito o si era autolesionato negli intervalli  della gara ed, allora, era addebitabile agli insegnanti l'omessa sorveglianza  al fine di impedire che i ragazzi si impossessassero  di quell'attrezzo pericoloso".

(c) Significativa altresì la vicenda    in cui un utente romano si era visto recapitare per trenta volte di fila   una bolletta della luce con stampigliata, all’esterno, la locuzione: “Morto di fame".

Motivando  la condanna per diffamazione  a  carico   dell'azienda municipale (il risarcimento sarà alquanto modesto, un milione  di lire, posto che la vittima aveva aspettato  trenta bollette prima di  reagire,  e tenuto conto che il solo ad averle avute  fra  le mani era il postino) i giudici - non essendosi scoperto da chi la dicitura  fosse stata apposta - rileveranno: "A  conclusioni  non diverse si dovrebbe giungere qualora si ritenga che l'autore  del fatto  .. sia un soggetto non dipendente dall’azienda convenuta: in   tale ipotesi, infatti, sarebbe evidente la   negligenza dell'Azienda per aver consentito ad un terzo estraneo  di  accedere  senza alcun controllo nei propri locali e di inserire nei  terminali la dicitura menzionata".

 

(d)  Veniamo adesso all'ipotesi  in cui ‘best avoider’ sia il  danneggiato.

Non  occorre ricordare qui, tra i riferimenti di maggior  spicco,  le indicazioni di cui all'art. 1227, 2° comma, c.c., secondo  cui è  la vittima a dover sopportare i danni che essa avrebbe  potuto mitigare con l'ordinaria diligenza.

Il punto da sottolineare,  ai nostri fini, è che lungo lo  stesso verso  tenderà  a  istradarsi -  ogniqualvolta  un  dettaglio  lo richieda  -  il gioco d'integrazione nel  regolamento  probatorio fra le parti,  qual è  rimesso all'iniziativa del giudice.

Un  esempio  classico  è quello dell'individuo  con  un  handicap fisico  che  si  esponga a situazioni - per  qualcuno  nelle  sue condizioni - di particolare azzardo; sarà lui a dover  dimostrare  come  gli accorgimenti   assunti fossero tali, sulla  carta,   da neutralizzare  la maggior vulnerabilità rispetto a quel  tipo  di evento.

Lo stesso per i danni alle  cose.

Toccherà così  al collezionista  il quale tenga nel salotto della sua  seconda  casa,  in campagna,  dipinti  di  inusitato  valore (bruciati poi in un incendio, riconducibile all'imprudenza di  un terzo);  oppure  al passante il quale  trasporti fra le  braccia, come nulla fosse, un  vaso cinese del XV° secolo (destinato poi a frantumarsi  nell'urto con un bambino);   o ancora all'eccentrica tifosa  che si rechi allo stadio con addosso i suoi gioielli  più preziosi  (smarriti poi durante una ressa, dopo il crollo di  una gradinata); toccherà a costoro  provare,  riguardo a ogni segmento inesplicabile  della vicenda,  che le leggerezze da  rimproverare  al  convenuto erano più pregnanti, caso per caso,  rispetto  alle proprie temerarietà.

 

(e)   Non va infine trascurata l'eventualità di una pluralità di motivi d’ordine preventivo/distributivo, ricorrenti nel medesimo frangente, ognuno in contrapposizione rispetto agli altri. 

Ad  esempio:  sul vialetto di un giardino pubblico si urtano,   e cadono  a terra,  uno spastico e un passante qualsiasi;   è  controversa  la meccanica della collisione. Best avoider  -  si  potrebbe dire -  è  qui  tanto il primo soggetto (il quale non  può ignorare quanto scomposti siano certi suoi movimenti), come anche il  secondo  (il  quale deve sapere che  molti  spastici  possono camminare, e che per i cittadini normali un incontro del genere é sempre possibile).

Quale la risposta preferibile? E' verosimile che conflitti simili debbano  essere   amministrati, come vedremo,  tenendo  conto  di ogni  criterio funzionale,  quale può salire alla ribalta.  Posto allora  che  fra  essi v'è  l'istanza di tutela  per  i  soggetti  deboli, la griglia probatoria andrà  orientata,  tendenzialmente,  secondo  un  maggior favor per lo spastico -  in  nome  dell'idea secondo  cui  impostazioni diverse  costringerebbero  le  persone  svantaggiate a non uscire di casa.