Responsabilità civile - Risarcimento, reintegrazione -  Paolo Cendon - 22/06/2019

Errori e malformazioni in sala parto

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Equilibrata e ragionata la sentenza con cui il Tribunale di Roma, n. 13105, del 20.6.2019 (pubblicata integralmente su”Persona e Danno”), ha accolto le richieste delle vittime, nel caso di un bambino nato con gravi malformazioni, dovute al mancato ricorso al parto cesareo, in circostanze tali in cui era evidente invece la necessità di far luogo a tale via d’uscita (in senso proprio non metaforico).

Giusto in particolare, limitatamente ai proflii del danno non patrimoniale, in un caso del genere, riconoscere che:

- le sentenze di S.Martino del 2008 erano proprio preistoria, oscurità; non vorrei infierire, ma come ha fatto la Cassazione quella volta a cadere così in basso? Mistero, mistero …

- il punto tabellare per il danno biologico assorbe le conseguenze esistenziali di tipo normale

- nella scelta del punto, e mi pare che in questo caso ciò sia avvenuto, occorre tener conto ovviamente anche delle componenti psichiche della lesione, non solo di quelle fisiche

- le conseguenze esistenziali di tipo non ordinario, che sono sempre anch’esse danno biologico, non sono comprese nelle tabelle, ma la loro effettività hic et nunc va dimostrata
appositamente dalla vittima, sia pur attraverso presunzioni

- il danno morale è invece una voce a parte e, una volta dimostrata la sua effettività, va risarcito separatamente, ovviamente in via equitativa; bene che esista una griglia di indicazioni che aiutino il giudice a orientarsi in questa complessa quantificazione; bene, in questo caso romano, il ricorso a una quantificazione non striminzita; bene se in Italia sapremo impostare presto una più idonea sistemazione concettuale e gestionale di questa voce “dolore”, che appare oggi un po’ vaga e indeterminata, certo più di quanto non sia per il danno esistenziale

- i genitori e i fratelli della vittima primaria hanno anch’essi diritto al risarcimento per il loro danno sia esistenziale, sia morale, oltre che al loro danno biologico-psichico, laddove provato

- insomma giustizia è fatta; sbagliato tener fuori dal diritto la realtà, ma sbagliato anche pensare che basti chiedere per ottenere, i giudici sono in grado di respingere ogni esagerazione o smargiassata delle pseudo-vittime o degli avvocati; beninteso senza assurde severità … ma il Tribunale di Roma mostra di saper fare il suo mestiere

- il pelo sull’uovo? Due secondo me: sarei più esplicito di quanto non sia il Tribunale sul fatto che la prova della causalità cammina molto sulle presunzioni; altrimenti, povera vittima, come fa? Se dovessi fare un ritocco legislativo oggi toccherei proprio questo punto; certo nei casi limite, quando l’inesistenza causale è proprio evidente, niente risarcimento, ma in quelli appena dubbi … causalità sì, probabilità sì, la vittima va protetta

- Secondo appunto: non è vero caro Tribunale romano che il legislatore può qualificare le responsabilità (contrattuale, precontrattuale, extracontrattuale) come vuole lui, queste qualificazioni derivano dal sistema nel suo insieme, il legislatore non ha il potere di dire che una bicicletta è una banana, se è una bicicletta resta una bicicletta, quindi quel potere ce l’hai tu in definitiva caro giudice, sempre se ragioni bene …