Pubblica amministrazione - Espropriazioni per pubblica utilità -  Giuseppe Spanò - 27/10/2017

Espropri ed opposizione alla stima - Cass. civ., 6.3.2017, n. 5517

La Cassazione con la sentenza in commento ribadisce alcuni principi consolidati per l’ipotesi di opposizione alla stima all'indennità di espropriazione soffermandosi anche sulla differente ipotesi della determinazione giudiziale. La Suprema Corte offre pure spunti interessanti sul procedimento sommario di cognizione ex art. 702 c.p.c.
È opportuno, per meglio comprendere la sentenza, riportare preliminarmente l’art. 29 del d.lg. n. 150 del 2011:

“1. Le controversie aventi ad oggetto l'opposizione alla stima di cui all'articolo 54 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 327, sono regolate dal rito sommario di cognizione, ove non diversamente disposto dal presente articolo.
2. È competente la corte di appello nel cui distretto si trova il bene espropriato.
3. L'opposizione va proposta, a pena di inammissibilità, entro il termine di trenta giorni dalla notifica del decreto di esproprio o dalla notifica della stima peritale, se quest'ultima sia successiva al decreto di esproprio. Il termine è di sessanta giorni se il ricorrente risiede all'estero.
4. Il ricorso è notificato all'autorità espropriante, al promotore dell'espropriazione e, se del caso, al beneficiario dell'espropriazione, se attore è il proprietario del bene, ovvero all'autorità espropriante e al proprietario del bene, se attore è il promotore dell'espropriazione. Il ricorso è notificato anche al concessionario dell'opera pubblica, se a questi sia stato affidato il pagamento dell'indennità”.

La Cassazione ricorda che in tema di espropriazione per pubblica utilità, il termine di decadenza di trenta giorni per proporre l'opposizione alla stima - nel sistema introdotto dall'art. 54 d.P.R. n. 327 del 2001, nonché in quello attuale, regolato dall'art. 29, comma 3, d.lg. n. 150 del 2011 - opera solo in relazione al caso di stima definitiva dell’indennità, sicché, ove tanto non sia non sia avvenuto, l’azione di determinazione giudiziale dell’indennità resta proponibile finché non decorra il termine di prescrizione decennale, a far tempo dall'emanazione del provvedimento ablatorio (è stato recepito lo storico principio enunciato dalla Corte Costituzionale sentenza n. 67 del 1990).
Infatti solo l'opposizione alla stima di cui al comma 1 dell’art. 29 del d.lg. n. 150 del 2011, va proposta, a pena di decadenza, entro il termine di trenta giorni, decorrente dalla notifica del decreto di esproprio o dalla notifica della stima peritale, se quest'ultima sia successiva al decreto di esproprio e solo nel caso sia stata determinata la stima definitiva.
Invece il termine di decadenza non ha neppure iniziato il suo decorso se non vi è stata la stima definitiva e in tal caso è proponibile l'azione di determinazione giudiziale dell'indennità (Cass., Sez. 1^, 24.5.2016, n. 10720).
Del resto la giurisprudenza ha più volte riaffermato che l'art. 54 testo unico espropri, comprenda due azioni a tutela dell'espropriato. L'azione di determinazione giudiziale dell'indennità di esproprio è infatti testualmente prevista dalla norma, in aggiunta a quella di opposizione alla stima, come attestato dal contestuale utilizzo della congiunzione e dell'avverbio "e comunque" e "costituisce la codificazione del principio, costantemente affermato dalla Cassazione (Cass. n. 17604/2013; 11406/2012; 20997/2008; 11054/2001), secondo cui, una volta emanato il provvedimento ablativo sorge contestualmente, ed è per ciò stesso immediatamente azionabile, il diritto del proprietario a percepire il giusto indennizzo di cui art. 42 Cost., che si sostituisce al diritto reale, va determinato in riferimento alle caratteristiche del bene alla data del provvedimento, e non è subordinato alla liquidazione in sede amministrativa" (Cass., Sez. 1^, 9.11.2016, n. 22844).
Da ultimo è interessante evidenziare un altro passaggio enunciato dalla sentenza in commento e che riguarda il procedimento sommario di cognizione.
In particolare nel procedimento disciplinato dagli artt. 702-bis e ss. c.p.c., in caso di inosservanza dei requisiti afferenti tanto all’“editio actionis” che alla “vocatio in ius”, è applicabile, allorché il convenuto non si costituisca sanando il vizio rilevato, la regola della rinnovazione dell’atto introduttivo nullo ai sensi dell’art. 164 c.p.c. con l’assegnazione, da parte del giudice, di un termine perentorio per provvedere ad una nuova notificazione.