Pubblica amministrazione - Espropriazioni per pubblica utilità -  Giuseppe Spanò - 15/09/2017

Espropriazione parziale e valutazione del deprezzamento parti residue - Cass. civ., sez. I, 12.5.2017, n. 11917

La Corte di Cassazione con la sentenza in epigrafe esprime un giudizio di fondatezza in merito alla censura, con la quale è stata denunciata la violazione dell'art. 112 c.p.c. e del D.P.R. n. 327 del 2001, art. 33, nonché omessa e insufficiente motivazione circa un fatto controverso, per avere nella fattispecie la Corte d’Appello di Trieste omesso di pronunciarsi in merito al deprezzamento subito dalla parte residua del fondo di un’azienda agricola.
In particolare la Suprema Corte ricorda che in tema di espropriazione parziale, il criterio di stima differenziale, previsto dalla L. n. 2359 del 1865, art. 40 (recepito dal D.Lgs. n. 327 del 2001), è rivolto a garantire che l'indennità di espropriazione riguardi l'intera diminuzione patrimoniale subita dal soggetto passivo del provvedimento ablativo e, quindi, anche il deprezzamento subito dalle parti residue del bene espropriato.
Tale risultato può essere conseguito:
a) detraendo dal valore venale che l'intero cespite aveva prima dell'esproprio il valore successivamente attribuibile alla parte residua (non espropriata),
b) accertando e calcolando detta diminuzione di valore, anziché attraverso tale comparazione diretta, mediante il computo delle singole perdite, ovvero aggiungendo al valore dell'area espropriata quello delle spese e degli oneri che, incidendo sulla parte residua, ne riducono il valore (si veda anche Cass., 18 novembre 2011, n. 24304).
Viene quindi ribadito il principio secondo cui nell'espropriazione parziale, va compresa ogni ipotesi di diminuzione di valore della parte non interessata dall'espropriazione, con necessario riferimento al concetto unitario di proprietà ed al nesso di funzionalità tra ciò che è stato oggetto del provvedimento ablativo e ciò che è rimasto nella disponibilità dell'espropriato, tanto più ove si tratti di suoli a destinazione agricola, in cui rileva l'unitarietà costituita dalla destinazione a servizio dell'azienda agricola (Cass., Sez. un., 25 giugno 2012, n. 10502; Cass., Sez. un., 9 aprile 2008, n. 9041).