Deboli, svantaggiati - Deboli, svantaggiati -  Alceste Santuari - 10/02/2020

Ets e composizione della loro base associativa – Min. Lav. Pol. Soc. 5 febbraio 2020

Con nota del 5 febbraio 2020, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali interviene a chiarire il perimetro entro il quale le imprese lucrative possono partecipare alla base associativa degli ETS.

La nota in oggetto opera un raffronto tra le previsioni contenute nel d. lgs. n. 112/2017 sull’impresa sociale e il d. lgs. n. 117/2017 (CTS). In ordine alle imprese sociali, la nota ricorda che sia le imprese for profit (sia le P.A.) possono prendere parte alla compagine societaria ovvero associativa (a seconda della forma giuridica sottostante alla nozione di impresa sociale), ma detti soggetti non possono assumere in nessun modo il controllo dell’impresa sociale.

Per quanto invece riguarda il Codice del terzo settore, la nota – opportunamente – ribadisce che esso stabilisce le categorie giuridiche che non possono assumere la qualifica di “Ente del Terzo settore” ai sensi del medesimo codice. Conseguentemente, il d. lgs. 117/2017 non vieta né che agli ETS partecipino anche imprese for profit né che le stesse possano assumerne il controllo.

Al riguardo, tuttavia, la nota ministeriale precisa che l’adesione e, quindi, il modus operandi della partecipazione di società lucrative negli ETS deve risultare rispettosa della fisionomia giuridica degli ETS stessi. Fisionomia che si estrinseca nel perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, nonché nello svolgimento esclusivo o principale delle attività di interesse generale di cui all’art. 5 CTS. In altri termini, fermo restando il rispetto dei “tratti essenziali” degli ETS sopra richiamati, le imprese lucrative possono partecipare e detenere finanche il controllo degli ETS, sia in forma singola sia in forma congiunta (con altre imprese).

Ma simili partecipazioni non possono finire per inficiare la stessa natura degli ETS? Opportunamente, la nota ricorda che le partecipazioni in parola dovranno costituire oggetto di specifica verifica da parte degli organi deputati ad esercitare il controllo sugli ETS, affinché siano evitati usi strumentali ed elusivi delle disposizioni di vantaggio (fiscale, in primis) previste dal CTS.

In ragione della natura degli ETS, pertanto, si deve escludere che una o più imprese lucrative possano decidere di partecipare alla compagine associativa in funzione di un lucro soggettivo. Si deve altresì escludere che l’impresa lucrativa possa partecipare ad un’associazione al fine di detenerne il controllo, atteso il principio democratico (una testa, un voto) che caratterizza le associazioni, requisito peraltro rafforzato proprio dal CTS.

Quale potrà dunque essere la ragione che può sollecitare un’impresa for profit a partecipare agli scopi e alle attività di un’associazione ovvero di una fondazione? Si può ritenere, in termini sintetici, che l’impresa lucrativa potrà avere un qualche interesse nella vita associativa o fondazionale in ragione di una propria “vocazione” comunitaria, intesa quale volontà di inserire la propria attività di impresa nel circuito degli interventi, attività e progetti a favore della comunità, in specie locale, che quell’associazione o quella fondazione perseguono quali finalità statutarie.

Il sistema dei controlli approntato dal CTS affinché l’”originalità” e le finalità degli ETS siano preservati, non soltanto contro eventuali abusi di natura tributaria, ma anche contro contaminazioni che nulla hanno a che fare con il perseguimento di finalità di interesse generale, sembrano essere – almeno a livello teorico – un antidoto sufficiente per evitare forzature. E’ una responsabilità che gli organi competenti e deputati ai controlli in parola dovranno svolgere con attenzione e intransigenza.