Cultura, società - Cultura, società -  Maria Rita Mottola - 01/11/2017

Fake News. Garibaldi eroe dei due mondi

Abbiamo cercato di dimostrare (vedi qui https://www.personaedanno.it/articolo/miti-da-sfatare-le-fake-news ) la profonda connessione delle notizie false all’esercizio del potere. Chi svolge una funzione pubblica ed esercita, quindi, un’autorità che gli è conferita non ha bisogno di mentire. È sufficiente l’autorità, appunto, per avvalorare le azioni, le richieste il suo stesso dire. Chi desidera il potere e lo vuole mantenere ha necessità della narrazione falsa, di distorcere la verità, di manipolare i dati per dimostrare che l’ideologia che persegue è quella giusta.

Andremo a proporre nei prossimi giorni alcune fake news, smontandole, dimostrando che è il potere a falsificare la verità, perché il potere non applica il dettato: sia il tuo dire sì, sì e no, no.

Garibaldi eroe dei due mondi.

Ce lo siamo sentiti dire sin dalle elementari, quando ci costruivano, i libri di scuola e gli insegnati, la figura di un eroe al servizio degli ultimi.

Così il Presidente della Repubblica Italiana ha avuto la sfacciataggine di ripetere questo falso storico anche durante una sua visita istituzionale. Leggiamo cosa riporta El Pays in quella occasione. Il 27 luglio 1995 il giornale spagnolo, giustamente indignato per l’apologia di Garibaldi fatta dall’allora presidente Scalfaro nel corso di una visita in Spagna, così gli rispose a pag. 6: “Il presidente d'Italia è stato nostro illustre visitante...... Disgraziatamente, in un momento della sua visita, il presidente italiano si è riferito alla presenza di Garibaldi nel Rio della Plata, in un momento molto speciale della storia delle nazioni di questa parte del mondo. E, senza animo di riaprire vecchie polemiche e aspre discussioni, diciamo al dott. Scalfaro che il suo compatriota [Garibaldi] non ha lottato per la libertà di queste nazioni come egli afferma. Piuttosto il contrario".

La storia, dicevamo, ci racconta una storia di un eroe indomito.

Ma lasciamo che siano gli scrittori a raccontarci un’altra verità.

Giovanni Verga, che fu garibaldino, nella novella “Libertà “descrive le stragi indiscriminate del luogotenente garibaldino Nino Bixio.

Luigi Pirandello, antiborbonico e di ideologia risorgimentale, nella sua novella “L’altro figlio“,  così descrive  Garibaldi per bocca della protagonista: “…vossignoria deve sapere che questo Cunebardo (storpiatura popolare di Garibaldi, ndr) diede ordine, quando venne, che fossero aperte tutte le carceri di tutti i paesi. Ora, si figuri vossignoria che ira di Dio si scatenò allora per le nostre campagne. I peggiori ladri, i peggiori assassini, bestie selvagge, sanguinarie, arrabbiate da tanti anni di catena…”.

Carlo Alianello, anch’egli siciliano, nel suo trattato “La conquista del sud” scrive:  “Lo stesso giorno 20 ottobre (1860) il Dittatore, il quale esiliava vescovi, arcivescovi e cardinali, fece grazia a tutti i condannati all’ergastolo e alla galera per delitti comuni. Garibaldi sbarazzava le carceri di quei malfattori, per mettervi ufficiali, magistrati, aristocratici, preti e frati. E così si faceva l’Italia “.

Che poi Garibaldi abbia dato qualcosa ai contadini delle terre siciliane è ben più di una menzogna: tutto fu tolto loro per darlo allo stato piemontese e ai notabili che cambiarono camicia per non cambiare nulla delle loro ricchezze e nel loro potere. Tommasi di Lampedusa nel suo “Il gattopardo” docet.

Certo la storiografia ufficiale non ci dice la verità. Ma le leggi e gli atti pubblici non possono mentire:  

la G.U. di Torino del 17/8/48 si lasciò scappare una verità riportando la notizia del furto ad Arona (durante la I guerra d'indipendenza contro gli Austriaci) di 7mila franchi perpetrato da Giuseppe Garibaldi (Giacinto de’ Sivo La storia delle due Sicilie 1847 – 1861, Verona, 1866).

Nessuno ci racconta poi che Garibaldi fu pirata e si diede al commercio di guano, trasportandolo in Cina e portando in Sudamerica lavoratori cinesi, schiavi per la lavorazione del guano!

La storia non ci racconta che Garibaldi era un negriero.

 Così scrive Garibaldi nelle sue memorie: “Il sig. Pietro Denegri (il 15 ottobre 1851) mi diede il comando della Carmen, barca di 400 tonnellate, e mi preparai per un viaggio in China…Veleggiai…colla Carmen verso le isole di Cincia, ove si caricò guano, destinato per la China; e tornai a Callao per le ultime disposizioni del lungo viaggio. Il 10 gennaio 1852 salpai dal Callao per Canton. Impiegammo circa 93 giorni nel viaggio, sempre con vento favorevole. Passammo alla vista delle isole di Sandwich, ed entrammo nel mare di China tra Luzón e Formosa nelle Filippine. Giunto a Canton, il mio consegnatario mi mandò ad Amoy, non trovandosi a vendere il carico di guano nella prima piazza. Da Amoy tornai a Canton: e non essendo pronto il carico di ritorno caricai per Manilla differenti generi. Da Manilla tornai a Canton, ove si cambiarono gli alberi della Carmen…Pronto il carico, lasciammo Canton per Lima…Dopo una traversata di circa 100 giorni…si sbarcò il carico a Lima”. (G. Garibaldi, Memorie, 1998 – edizioni BUR)

Ma cosa trasportava? Risponde lo storico Giorgio Candeloro, in un’intervista pubblicata dal quotidiano La Repubblica il 20 gennaio 1982: “…Comunque Garibaldi, un po’ avventuriero, un po’ uomo d’azione, non era tipo da lavorare troppo a lungo in una fabbrica di candele (in società con Antonio Meucci, l’inventore del telefono, anch’egli in esilio in America). Va in Perù e, come capitano di mare, prende un “comando” per dei viaggi in Cina. All’andata trasportava guano, al ritorno trasportava Cinesi per lavorare il guano: la schiavitù in Perù era stata abolita e il guano non voleva lavorarlo più nessuno. Insomma un lavoretto un po’ da negriero… (Le condizioni nelle quali lavoravano quegli uomini, sebbene non formalmente, erano praticamente equiparabili alla schiavitù)”.

Lo stesso armatore ci conferma tale affermazione: “M’ha sempre portati i Chinesi nel numero imbarcati e tutti grassi ed in buona salute; perché li trattava come uomini e non come bestie”. (La vita e le gesta di Giuseppe Garibaldi di A. Vecchi).

Come bestie trattò i meridionali e l’eccidio di Bronte di Nino Bixio è solo un piccolo terribile esempio.

Ma per quale motivo il potere ha preteso che la storia non dicesse la verità? Era necessario coprire di un’aurea di nobiltà una sporca guerra di conquista e delle successive azioni di repressione, genocidio e depredazione.

Come fu possibile un simile orrore? Questa è un’altra storia e un’altra fake news.

 P.S. L’altra sera alla Radio ho ascoltato una intervista. Si parlava delle celebrazioni della battaglia di Mentana allorquando Garibaldi cercò di conquistare Roma. Tra le altre amenità su Garibaldi, definito  eroe ed unica figura limpida del risorgimento, ho sentito questa: l’eroe dei due mondi ha lottato per i diritti delle donne. Certo chiediamolo ad Anita, Anna Maria Ribeiro da Silva, moglie di Garibaldi, incinta, costretta alla fuga e morta sulle spiagge riminesi. Le indagini sulla sua morte sono oscure e adombrano un omicidio per strangolamento, un’indagine interrotta, denari per il depistaggio. Fake news?