Famiglia, relazioni affettive - Mantenimento, alimenti -  Annalisa Gasparre - 18/08/2020

Figli minori: sono i nonni a dover pagare se i genitori non possono – Cass. 14951/20

Il nonno paterno è stato condannato a pagare in favore del nipote minorenne una somma mensile quale contributo per il mantenimento, da versarsi alla madre del bambino.
Infatti l’obbligo di mantenimento dei figli minori spetta in primis ai genitori e, nel caso in cui uno non possa o non voglia adempiere al proprio dovere, l’altro deve far fronte per intero alle esigenze dei figli con tutte le proprie sostanze patrimoniali e sfruttando la propria capacità di lavoro. Nondimeno, il genitore adempiente può convenire in giudizio quello che non adempie per ottenere il contributo proporzionale alle condizioni economiche di esso.
Ma anche gli ascendenti (i nonni) sono tenuti a fornire i mezzi necessari, in via sussidiaria rispetto ai genitori. È necessario, però, che entrambi i genitori non siano in grado di mantenere i figli.
Nel caso in esame la madre, guadagnando euro 1.100 mensili, è stato condannato il nonno paterno a contribuire perché la somma percepita dalla donna è stata ritenuta insufficiente a far fronte alle esigenze del minore (malato e necessitante di terapie riabilitative). Decisiva è stata la prova dell’impossibilità di riscuotere il mantenimento da parte del padre del minore.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 14 febbraio – 14 luglio 2020, n. 14951
Presidente Sambito – Relatore Meloni
Fatti di causa
La Corte di Appello di Perugia, con sentenza in data 7/5/2020, ha confermato il decreto pronunciato dal Tribunale di Perugia in data 4-4-2016 con il quale Ma. Al., ascendente paterno del minore Ma. Cr. veniva condannato a pagare l'assegno di 130,00 Euro mensili quale contributo al mantenimento del nipote da versarsi alla madre Ma. An..
Avverso tale sentenza ha proposto ricorso in cassazione Ma. Al. affidato a due motivi e memoria.
An. Ma., Vi. Ma. e Mi. Vi., ascendenti materni del minore Cr. resistono con controricorso e memoria.
Ragioni della decisione
Con il primo motivo, il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione dell'art. 316 bis c.c. in riferimento all'art. 360 comma 1 nr.3 e 5 c.p.c., in quanto il giudice territoriale ha posto a suo carico il pagamento di un assegno quale contributo al mantenimento del nipote, sebbene la madre non abbia mai dimostrato lo stato di bisogno e tantomeno l'incapacità di provvedere da sola ai bisogni primari del figlio considerato che lavora stabilmente e convive con il figlio presso i suoi genitori.
Con il secondo motivo, il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione dell'art.2697 c.c. in riferimento all'art. 360 comma 1 nr. 3 e 5 c.p.c. in quanto il giudice territoriale ha posto l'obbligo di pagamento dell'assegno a carico dell'ascendente paterno sebbene la madre del minore Ma. An. non abbia dimostrato di non poter incrementare il proprio reddito e sebbene risulti che il padre lavora come addetto accoglienza clienti presso la …. Investigazioni srl.
Il ricorso è infondato e deve essere respinto.
Secondo la giurisprudenza di questa Corte, che qui si condivide (cfr. Cass. n. 10419 del 2018), l'obbligo di mantenimento dei figli minori ex art. 148 c.c. spetta primariamente e integralmente ai loro genitori sicché, se uno dei due non possa o non voglia adempiere al proprio dovere, l'altro, nel preminente interesse dei figli, deve far fronte per intero alle loro esigenze con tutte le sue sostanze patrimoniali e sfruttando tutta la propria capacità di lavoro, salva la possibilità di convenire in giudizio l'inadempiente per ottenere un contributo proporzionale alle condizioni economiche globali di costui. L'obbligo degli ascendenti di fornire ai genitori i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli -che investe contemporaneamente tutti gli ascendenti di pari grado di entrambi i genitori- è, infatti, subordinato e, quindi, sussidiario rispetto a quello, primario, dei genitori, non essendo, appunto, consentito rivolgersi agli ascendenti sol perchè uno dei due genitori non dia il proprio contributo, ove l'altro genitore sia in grado di mantenere la prole.
Nella fattispecie la sentenza di appello, che ha confermato sul punto la decisione di primo grado, è conforme alla giurisprudenza sopra riportata: la situazione economica della madre, che guadagna circa 1.100,00 Euro mensili, è stata ritenuta insufficiente a far fronte alle esigenze del minore, perché è malato e necessita di terapie riabilitative, e ciò pur tenendo conto del contributo economico dei nonni materni, con i quali la donna abita. La Corte ha dato conto, inoltre, che la madre ha documentato l'impossibilità di riscuotere il mantenimento da parte del padre, che non ha mai versato alcun assegno per il contributo al mantenimento del figlio. E tali accertamenti non possono esser qui posti in discussione attenendo al merito.
Per quanto sopra, il ricorso deve essere respinto con condanna alle spese del soccombente. Trattandosi di processo esente, non è dovuto il raddoppio del contributo.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità a favore del controricorrente che si liquidano in complessivi Euro 2.100,00 oltre spese forfetarie ed accessorie come per legge. Dispone che, in caso di utilizzazione della presente sentenza in qualsiasi forma, per finalità di informazione scientifica su riviste giuridiche, supporti elettronici o mediante reti di comunicazione elettronica, sia omessa l'indicazione delle generalità e degli altri dati identificativi delle parti riportati nella sentenza.