Famiglia, relazioni affettive - Famiglia, relazioni affettive -  Michela Del Vecchio - 07/03/2018

Figli, presunzione di “indipendenza economica”: quale mantenimento? – Cass., VI Sez. Civile, ord. 5088/18

Obblighi di cura. Sono definiti così i diritti – doveri indicati dall’art. 30 Cost. e tipizzati nel “mantenimento, educazione ed istruzione” di cui all’art. 147 c.c. (così Palazzo, La Filiazione, in Tratt. Cicu Messineo, 2007)

Sono in generale gli obblighi di mantenimento della famiglia, intesi quali obblighi di conservazione in vita e volti alla protezione della salute e del benessere dei suoi componenti oltre che della loro formazione anche spirituale (Finocchiaro, Matrimonio, in Comm. Sciaoja Branca – sub artt. 84 – 158); e obblighi di mantenimento dei figli gravanti sui genitori per il solo fatto della procreazione e comprendenti dunque – oltre che l’educazione e l’istruzione – anche il dovere di correzione, di protezione e di custodia.

Espressione quest’ultima della “funzione” di genitori e non costituenti vere e proprie obbligazioni civili (per quanto il loro adempimento possa dar luogo a prestazioni di natura patrimoniale) in quanto inquadrabili in obblighi di natura composita (morale e giuridica) che per essere adempiuti necessitano della piena collaborazione dei figli (con valutazione, da un lato, della situazione di bisogno e, dall’altro, dei bisogni del beneficiario).

In questo contesto giuridico si inserisce la decisione della Suprema Corte in commento che accoglie il ricorso presentato da un padre volto ad ottenere la revoca o, in subordine, la riduzione dell’assegno di mantenimento versato al figlio maggiorenne.

Questi infatti aveva superato l’esame di abilitazione all’esercizio della professione forense ed era iscritto all’albo degli avvocati frequentando poi lo studio legale del fratello.

Per i Giudici di merito dette circostanze non legittimavano l’accoglimento della domanda del padre in quanto l’iscrizione all’albo degli avvocati non dimostrava di per sé sola la titolarità di un reddito né tale circostanza poteva desumersi in via presuntiva dalla frequentazione dello studio del fratello.

Ebbene la Cassazione dissente da tale ricostruzione giuridica della vicenda sostanzial – processuale parzialmente riformando anche suoi precedenti dicta sul punto.

E’ vero, infatti, secondo gli Ermellini, che “l’obbligo dei genitori di concorrere al mantenimento dei figli non cessa ipso facto con il raggiungimento della maggiore età ma perdura in linea di principio finchè essi non abbiano raggiunto una propria indipendenza economica e che il genitore qualora domandi la modifica o la declaratoria di cessazione dell’obbligo di mantenimento, è tenuto a dimostrare tale circostanza oppure che il mancato svolgimento di un’attività produttiva di reddito dipende da un atteggiamento di inerzia ovvero di rifiuto ingiustificato” (Cass. 12952/2016) ma non va sottaciuto, proprio in considerazione dell’obbligo di “cura” del figlio, che il mantenimento in parola va parametrato al “perseguimento di un progetto educativo e di percorso formativo”: rilevanza dunque alla funzione educativa del mantenimento che delimita la portata dell’obbligo di mantenimento in questione “sia in termini di contenuto, sia di durata, avendo riguardo al tempo occorrente e mediamente necessario per il suo inserimento nella società” (così ordinanza 5088/2018 in commento).

Ciò importa che in relazione all’età del figlio ed al suo percorso formativo conseguito può desumersi assolto da parte del genitore quell’obbligo di mantenimento il cui contenuto è indicato dall’art. 147 c.c. e 30 Cost, pur difettando la prova del mancato svolgimento di un’attività produttiva di reddito: l’onere della prova dell’estinzione dell’obbligazione di mantenimento dunque può consistere anche nell’allegazione di circostanze di fatto da cui si desuma in via presuntiva l’acquisizione da parte del figlio di tutti gli elementi necessari per il conseguimento dell’indipendenza economica.