Interessi protetti - Professionista -  Redazione P&D - 14/08/2020

frode inefficacia e nullità (in pratica)

la clinica del diritto (un caso pratico. patologico. patologia però non rara).

50-mila euro circa. la soc. enne perde la causa. l'esecuzione è infruttuosa. esecuzione mobiliare. verbale di pignoramento, negativo, in cui si dà atto dell'accesso - eccetera - in luogo diverso (stesso indirizzo ma civico x anziché y). va be'.

mi arriva il caso. chiedo per prima cosa di "intavolare" trattativa/e. à l'amiable. nel mentre vedo che enne, in liquidazione, aveva già ceduto la propria azienda. poi picche, ovvio, per tutta risposta.

presento per ciò istanza di fallimento. in narrativa prospettata, circostanziatamente, la responsabilità dell'amministratore. fissata di lì a poco l'udienza, c.d. prefallimentare. notifico dunque istanza e provvedimento.

subito dopo le picche diventan cuori. enne offre 20, a patto che venga rinunciato il ricorso per fallimento. dico ok. enne specifica: 10 alla firma, 10 poi, entro il dato termine. dico ok, a patto che per i restanti dieci garantisca l'amministratore, personalmente. l'amministratore dice ok.
 
transazione. presi i 10.
scaduto il termine. nessuno corrisponde gli altri 10.

formale messa in mora. conseguito titolo. pignoramento presso terzi. esito positivo, nei limiti di due lire. sollevata questione particolare, in odio al debitore, questi si costituiva con avvocato (direi non a buon mercato, comunque non iscritto alle liste del gratuito patrocinio). lo stesso g. e. commentava, storcendo il naso. accesso alle banche dati pubbliche. art. 492 bis. pochi gg. prima dello ok l'amministratore donava le proprie ricchezze mobili (quelle agevolmente "tracciabili", rintracciabili). 100-mila euro. donatari non i figli o i nipoti, i fratelli, o cugini (stessa classe, '40-'45, stesso cognome ...)...

donazione inefficace, relativamente inefficace, senz'altro. si tratta di atto a titolo gratuito, per cui non rileva il dolo/consapevolezza dell'avente causa. questa la soluzione, la più spiccia. si revochi, punto. se decorso il quinquennio, amen. vigilantibus iura succurrunt, del resto. sono però le stesse regole pauliane che consentono di presumere ovvero affermare che il donatario in questo e consimili casi sia partecipe della frode. v. p. e. Cass. n° 18034/2013; Cass. n° 17821/2014; App. Bologna, sent. n° 2561/2019, in GIURÆMILIA.it.  
soluzione più articolata. non spiccia. punto 1: la fattispecie è particolarmente prava. p. 2: il suo disvalore è di registro anche verosimilmente penale (art. 641). p. 3: può in linea di massima parlarsi di v. e p. suitas con rif.to anche al terzo av. c. (salvo particolari evidenze in contrario). p. 4: i motivi comuni alle parti - donante e donatario - sono illeciti, anche se non palesati, ovviamente! p. 5: la causa del contratto, portiamo ad consequentias la dottrina/teoria della causa concreta, è senz'altro illecita (assieme ai motivi, visto il risultato pratico). p. 6: la frode/contrarietà alla legge, pure, è da ravvisarsi, credo, a mente degli artt. 1418 e 1344.

soluzione "scientificamente" preferibile, dunque. si dica nulla - si annulli - la donazione. prescritta o meno la più comoda azione di revoca. il contratto è immorale. v. SACCO, Il contratto, I, 844, II, 75.