Giustizia civile - Giustizia civile -  Maria Zappia - 03/06/2018

GARANZIA GIURISDIZIONALE A TUTTO TONDO IN FAVORE DEI CONTRIBUENTI: E’PROPONIBILE SENZA LIMITI L’OPPOSIZIONE EX ART. 615 CPC. PER DEBITI ESATTORIALI

Processo esecutivo esattoriale/opposizione all’esecuzione/ esecuzione esattoriale/garanzie giurisdizionali/contenzioso tributario/riscossione coattiva.


La Corte Costituzionale, con pronuncia additiva, ha dichiarato l’illegittimita’ costituzionale dell’art. 57 comma 1 del Decreto del Presidente della Repubblica del 29 settembre 1973 n. 602 e successive modifiche nella parte in cui, in materia di esecuzione esattoriale, prevedeva l’inammissibilità delle opposizioni all’esecuzione ex art. 615 cpc. fatta eccezione per quelle concernenti la pignorabilità dei beni.
In questo ultimo periodo, la Corte di legittimità, ha espresso importanti principi di diritto nell’ambito civilistico, manifestando una funzione sostanzialmente “paralegislativa”. Le c.d. “pronunce additive” difatti, manifestano e riscrivono norme di legge al fine di rendere il sistema legislativo conforme ai principi costituzionali in ciò senza l’intervento del legislatore ordinario. Nel caso che ci occupa la sentenza additiva recentemente pubblicata è la n. 114 del 31 maggio scorso che realizza l’effettiva tutela delle ragioni del contribuente nell’ambito della esecuzione esattoriale, prevedendo l’esperibilità del rimedio ex art. 615 cpc. oltre l’ipotesi, già ammessa dalla lettera della legge, di opposizione riguardante la pignorabilità dei beni.
I giudici remittenti avevano ripetutamente evidenziato che la norma, limitava le possibilità di tutela del cittadino avverso atti esecutivi posti in essere dalle pubbliche amministrazioni ai fini della riscossione delle entrate, laddove l’interesse ad opporsi in esecutivis, fuori dai limiti della norma, veniva dichiarato inammissibile. I casi potevano esser svariati, e tutti relativi all’ ipotesi in cui la contestazione riguardava il diritto dell’erario a procedere ad esecuzione forzata in danno del contribuente.
I giudicati di remissione, elaborati dai Giudici dell’esecuzione di Sulmona e di Trieste presentavano differenti situazioni sostanziali. Nel caso di Sulmona si erano censurate le modalità di notificazione dell’atto di pignoramento mediante lettera raccomandata, laddove presso il Tribunale di Trieste si era lamentato l’esercizio del potere esecutivo di Equitalia, nell’analoga forma del pignoramento presso terzi, senza il rispetto dei termini di legge di 120 giorni dalla proposizione del ricorso tributario con pedissequa istanza cautelare, e comunque, senza l’opportuna preliminare decisione del giudice tributario in ordine all’istanza cautelare.
La Corte, nel tracciare la linea evolutiva degli istituti dell’esecuzione esattoriale, e nel rimarcare la necessità che la tutela del cittadino sia effettiva, senza attribuzione di posizioni di favore all’amministrazione fiscale, coglie da un canto esigenze di giustizia sostanziale e manifesta in via di obiter dictum anche la linea di demarcazione tra giurisdizione tributaria e giurisdizione civile. Si afferma difatti che ogni controversia relativa alla cartella e all'eventuale successivo avviso recante l'intimazione ad adempiere spetta alla cognizione del giudice tributario laddove, in ipotesi di censure relativamente all’inizio del procedimento esecutivo la giurisdizione spetta al giudice ordinario e segnatamente al giudice dell'esecuzione.
In definitiva l’intervento manipolativo della Corte regolatrice fa sì che il contribuente possa opporsi dinanzi al giudice dell’esecuzione, azionando il rimedio ex art. 615 cpc. senza alcun limite, così come avviene nell’esecuzione ordinaria. Chiara la finalità dell’intervento nel senso di eliminare ingiuste posizioni normative di privilegio dell’amministrazione finanziaria in danno del cittadino.