Danni - Danni -  Luca Leidi - 16/07/2019

Garanzia per vizi della cosa compravenduta: l’interruzione della prescrizione secondo le Sezioni Unite 18672/2019

Nel contratto di compravendita costituiscono – ai sensi dell’art.2943, co.4, c.c. – idonei atti interruttivi della prescrizione dell’azione di garanzia per i vizi, prevista dall’art.1495, co.3, c.c., le manifestazioni extragiudiziali di volontà del compratore compiute nelle forme di cui all’art.1219, co.1, c.c., con la produzione dell’effetto generale contemplato dll’art.2945, co.1, c.c.[1]

Sopra riportata la massima estrapolata dalla recentissima sentenza n.18672 delle Sezioni Unite della Cassazione emessa il 9/4/2019, depositata l’11/4/2019, Presidente dott. Giovanni Mammone.

La questione giudicata di “massima importanza” relativa all’istituto della garanza per vizi nel contratto di compravendita ex art.1490, co.1, c.c., rimessa dalla Seconda Sezione della Cassazione con ordinanza interlocutoria n.23857/18, concerne:

- l’idoneità o meno di atti interruttivi della prescrizione, come prevista dal comma 3 dell’art.1495 c.c., diversi dalla proposizione della domanda giudiziale;

- se, in caso di risposta affermativa al primo quesito, tali atti interruttivi inibiscano il decorso della prescrizione anche in relazione alle azioni edilizie (risoluzione del contratto ovvero riduzione del prezzo) di cui all’art.1492, co.1, c.c..

LA GARANZIA PER I VIZI DELLA COSA

La garanzia dei vizi della cosa compravenduta trova la sua disciplina negli artt.1490-1495 c.c..

Essa consiste nell’obbligo del venditore di consegnare il bene al compratore immune da vizi, ossia privo di imperfezioni materiali[2] o alterazioni[3], che la rendano inidonea all’uso a cui è destinata o ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore (art.1490, co.1, c.c.).[4]

Tale è il c.d. “vizio redibitorio” e trova il suo specchio nella norma sulle obbligazioni principali del venditore (art.1476, n.3, c.c.).

Gli effetti della garanzia, disciplinati dall’art.1492 c.c., pongono la facoltà al compratore di domandare alternativamente le seguenti azioni edilizie[5]:

  1. a) la risoluzione del contratto (c.d. azione redibitoria disciplinata dagli art.1453 e ss. c.c.);
  2. b) la riduzione del prezzo (c.d. azione estimatoria o quanti minoris).

Tale scelta può essere compiuta sino al momento della proposizione della domanda giudiziale e da tale momento è irrevocabile (co.2, art.cit.).

Gli effetti della risoluzione del contratto (restituzione del prezzo, rimborsi vari, eventuale restituzione della res) sono disciplinati dall’art.1493 c.c. e, in particolare sul risarcimento del danno, dall’art.1494 c.c.[6].

Tornando all’esperibilità delle azioni edilizie di cui all’art.1492 cit., il Codice prevede un duplice termine (ex art.1495 c.c.):

di decadenza) 8 giorni dalla scoperta per denunciare il vizio (o altro termine stabilito dalle parti/legge)[7];

di prescrizione) 1 anno dalla consegna[8].

E’ appena il caso di ricordare che tra i rimedi esperibili è stato espressamente esclusa l’azione di esatto adempimento, ossia la possibilità di agire in giudizio per ottenere la riparazione o la sostituzione del bene.[9] 

 

IL CASO

PRIMO GRADO

Il compratore acquistava una pluralità di beni (piante) dal venditore in data 29/2/2004.

Con atto di citazione innanzi al Giudice di pace notificato il 2/1/2006 – quasi due anni dopo la consegna materiale dei beni – , il compratore convenne in giudizio il venditore al fine di far valere la propria garanzia per i vizi della cosa venduta (ex art.1490 c.c.) e richiederne la riduzione del prezzo (ex art.1492 c.c.). Il compratore esponeva di aver provveduto alla restituzione di parte dei beni e di aver reiterato la denuncia per vizi con quattro raccomandate.

Il venditore, convenuto costituito, eccepiva la tardività della denuncia e la conseguente decadenza dalla garanzia per i vizi e, in ogni caso, la prescrizione del diritto.

Il Giudice di Pace accolse la domanda di riduzione del prezzo (sent. n.118/2009).

APPELLO

Il venditore ripresentò le proprie eccezioni di decadenza e prescrizione al Tribunale in funzione del giudice di secondo grado.

Il Tribunale adito confermò la sentenza del Giudice di pace (sent. n.1449/2013) poiché:

- per quanto riguarda la decadenza, evidenziò come l’acquirente ebbe potuto avere piena contezza del vizio delle piante solamente con il decorso del tempo e, precisamente, solo dopo gli accertamenti svolti dal proprio perito[10];

- per quanto riguarda la prescrizione, l’interruzione ai sensi degli artt.2943 e ss. c.c. si è avuta con la spedizione (e ricezione) delle raccomandate con le quali l’acquirente aveva manifestato per iscritto alla venditrice l’inidoneità delle piante.

CASSAZIONE

I motivi principali per cui il venditore spiegò ricorso per Cassazione sono due:

1) Tempestività della denuncia

L’art.1495, co1, c.c. recita: “Il compratore decade dal diritto alla garanzia, se non denuncia i vizi del venditore entro otto giorni dalla scoperta, salvo il diverso termine stabilito dalle parti o dalla legge”.

Per cui, nel silenzio delle parti o di legge specifica sul punto, la denuncia deve essere esperita entro otto giorno dalla scoperta. Senza dilungarsi troppo sulla questione, basti dire che giurisprudenza e dottrina sono giunte al punto di intendere il termine “scoperta” come certezza oggettiva dell’esistenza del vizio da parte dell’acquirente, anche se avutasi nel tempo, pure se a seguito della consultazione di un esperto, rimanendo irrilevante ai fini dei termini di decadenza il semplice sospetto.

In conclusione, occorre fare riferimento al momento in cui sia effettivamente e compiutamente emersa la relativa scoperta.[11]

Il vero nodo della questione, invece, si concentra nel secondo motivo di impugnazione.

2) Prescrizione dell’azione

La Seconda Sezione della S.C. chiede alle Sezioni Unite, visti gli antecedenti contrasti della medesima Corte, quali atti siano idonei ad interrompere il breve termine prescrizionale previsto dall’art.1495 c.c. e cioè, se a tale fine, valga solo l’azione giudiziale ovvero siano idonei anche altri atti stragiudiziali e quale debba essere il loro contenuto.

Inoltre, ulteriore punto di domanda concerne il rapporto tra garanzia ed i diritti e le azioni che da essa hanno origine.

E’ il caso di rammentare che la prescrizione in oggetto è disciplinata dal comma 3 dell’art.1495 c.c., secondo il quale “L’azione (di garanzia, n.d.r.) si prescrive, in ogni caso, in un anno dalla consegna; (…)”. Dunque il compratore che voglia far valere la propria garanzia contro i vizi della res venduta e esperire le conseguenti azioni (risoluzione del contratto ovvero la riduzione del prezzo ai sensi dell’art.1492 c.c., oltre all’eventuale risarcimento del danno ex art.1494 c.c.) deve farlo entro un anno dal ricevimento dei beni affetti da vizi.

Si rilevano due orientamenti circa la qualificazione giuridica della garanzia per i vizi.

Un primo orientamento[12], ammette che la prescrizione della garanzia dei vizi è interrotta dalla manifestazione stragiudiziale della volontà del compratore di volerla esercitare, anche a prescindere dalla espressa riserva di azionare la tutela giudiziale[13].

In queste decisioni, si pone particolare riguardo alla “autonomia”[14] della garanzia ex art.1490, co.3, cit., rispetto alle azioni edilizie di cui all’art.1492 c.c. che da essa derivano.

Un secondo orientamento[15], invece, pone maggiore attenzione alla natura della facoltà riconosciuta al compratore di domandare le azioni edilizie: essa ha natura di diritto potestativo e la posizione del venditore sarebbe quella di semplice soggezione. Di conseguenza, l’unico atto interruttivo della prescrizione idoneo consterebbe della proposizione della domanda giudiziale e non di qualsiasi atto stragiudiziale di costituzione in mora (confacenti ai diritti di credito e non invece, come in questo caso asserito, ai diritti potestativi).

Tale ricostruzione, osserva la Seconda Sezione nella propria ordinanza interlocutoria, “non distingue tra prescrizione della garanzia e prescrizione delle azioni edilizie”, e pecca di indagare se un atto stragiudiziale (che potrebbe ben essere “l’impegno del venditore di eliminare i vizi”) sia idoneo ad interrompere la prescrizione della garanzia e, di conseguenza, pure la prescrizione delle azioni edilizie “a valle”.

LA NATURA GIURIDICA DELLA RESPONSABILITA’

Il fondamento e la natura giuridica della responsabilità della garanzia ex art.1490 cit. è stata di recente oggetto delle Sezioni Unite con la sentenza n.11748/2019.

Seppur indubbio che il fondamento della responsabilità per vizi (così come quella per difetti, che non ci occupa nel caso de quo) rinvenga la sua causa nel fatto che il bene consegnato non corrisponda all’oggetto dovuto, le teorie circa la natura di tale responsabilità furono diverse: da quella che individuava la garanzia come una vera e propria assicurazione contrattuale a quella che la collocava nella teoria dell’errore (quale vizio del consenso), da quella che muoveva dall’istituto dottrinale della presupposizione a quella che la racchiudeva in una applicazione seppur tipica delle regole sulla responsabilità precontrattuale.

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, a tacitazione delle predette teorie ed in linea con la dottrina maggioritaria, hanno ricondotto tale responsabilità nell’alveo della responsabilità per inadempimento[16], con la specificazione che essa prescinde dalla presenza di colpa, basandosi sul dato oggettivo dell’esistenza dei vizi stessi preesistenti alla conclusione del contratto.

LA RISOLUZIONE DELLE SEZIONE UNITE N.18672/19

Il Collegio investito dell'odierna questione ritiene che la soluzione corretta deve essere quella delle già citata sentenza n.9630/1999, poi richiamata da quella n.22903/15 cit., con cui si è statuito il seguente principio:

la prescrizione della garanzia per vizi è interrotta dalla comunicazione al venditore della volontà del compratore di esercitarla benché questi riservi ad un momento successiva la scelta del tipo di tutela, dovendosi escludere che la riserva concerna un diritto diverso da quello in relazione al quale si interrompe la prescrizione.”.

Il termine breve (1 anno dalla consegna) per l’esercizio della garanzia per i vizi – così come per quella relativa alla mancanza delle qualità dovute – è di natura eccezionale, perciò non estensibile al di fuori dei casi previsti, ed è stato previsto dal Legislatore per garantire la esigenza di evitare che il decorso del tempo renda eccessivamente gravoso l’accertamento delle cause dei difetti e di salvaguardare la certezza delle sorti del contratto.[17]

Riguarda perciò esclusivamente la tutela contrattuale del compratore per fare valere l’inesatto adempimento per difettosità del bene oggetto della vendita, a prescindere dal rimedio.

Il presupposto di fondo, continua il Supremo Collegio, consiste dunque nella configurazione di tale responsabilità dell’acquirente come obbligazione derivante ex contractu, nei termini supra esplicati.

Le Sezioni Unite ritengono dunque applicabile l’ordinario regime di prescrizione e, conseguentemente, le ordinarie cause di interruzione e sospensione.[18]

Le Sezioni Unite si soffermano anche sul diverso orientamento – da cui si discosta – che invece riteneva necessario la presentazione della domanda giudiziale al fine di interrompere la prescrizione. La critica, in primo luogo, verta sulla diversità tra la norma originaria del Codice Civile del 1865 e quella odierna. La prima, art.1501, co.1, prevedeva che “l’azione redibitoria deve proporsi entro un anno dalla consegna”. Diversa il dato testuale della norma odierna (art.1495, co.3, cit.) che, invece, si richiama esplicitamente alla prescrizione, ragion per cui pare alla S.C. non può ritenersi riferibile esclusivamente all’esercizio dell’azione giudiziale.[19]

Dunque particolare rilievo deve essere dato alla pretesa sostanziale del compratore, con la conseguenza che, alla tutela della pretesa di essere garantito dal venditore circa i vizi se insoddisfatta, soccorreranno i rimedi sostanziali “che non si sostituiscono al diritto primario ma ne perseguono una tutela diretta o indiretta.”.

Anche da un punto di vista logico-sistematico la teoria mossa dalle Sezioni Unite deve essere confortata. Quando, infatti, il compratore si avvale della garanzia, esso fa valere l’inadempimento di una precisa obbligazione del venditore (ex art.1476, n.3, c.c.) e nullaosta che lo faccia mediante una manifestazione stragiudiziale – rectius, “extraprocessuale”. Tale ragionamento è supportato anche da quanto esplicato dall’art.1492, co.2, c.c.,[20] il quale prefigura sì la domanda giudiziale, ma la riconnette solamente per quanto concerne la scelta tra le due azioni alternative.

Una ulteriore motivazione circa la correttezza della “scelta” delle Sezioni Unite in oggetto riguarda un ragione di ordine generale che impatta sul piano socio-economico, in particolare il favor verso una risoluzione stragiudiziale della controversia. Difatti, per effetto dell’atto stragiudiziale, esiste una plausibile possibilità che il venditore intervenga “in via bonaria” per eliminare i vizi, risparmiandosi così una azione giudiziaria. Rileva il Collegio come tale possibilità sia “idonea a perseguire – in termini certamente più ristretti rispetto a quelli fisiologici di un giudizio – un’efficace tutela delle ragioni dell’acquirente, senza tuttavia penalizzare eccessivamente il venditore”, poiché dal momento dell’interruzione della prescrizione ricomincia a decorrere il termine originario.

CONCLUSIONI

Quanto sopra rilevato, il Supremo Collegio ritiene dunque che non vi siano ragioni impeditive determinanti per negare al compratore di avvalersi delle regole generali in tema di prescrizione, con la conseguenza che anche un atto stragiudiziale costituisce causa di interruzione della prescrizione e, perciò, una volta disposta la notifica di tale manifestazione scritta di volontà i termini ricominceranno a decorrere da zero.

Le Sezioni Unite, dunque, respingono integralmente il ricorso, con compensazioni delle spese[21]

doppiaelle@live.it

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[1] A cura dell’Ufficio del Massimario, www.cortedicassazione.it, 2019.

[2] In tal senso, Fratini, Manuale di diritto civile, Roma, 2017, 553.

[3] Torrente-Schlesinger, Manuale di diritto privato, Milano, 2017, 747.

[4] E’ appena il caso di ricordare che il comma 2 del medesimo articolo concede alle parti di limitare o escludere tale garanzia, purché il venditore non abbia taciuto in malafede l’esistenza dei vizi medesimi. Inoltre, l’art.1491 c.c., esclude l’esperibilità di tale garanzia nel caso in cui i vizi erano conosciuti o erano facilmente riconoscibili dal compratore, salvo, in questo caso, che il venditore abbia dichiarato che la cosa era esente da vizi.

[5] Regole particolari valgono invece per le vendite di beni al consumo. Al consumatore, infatti, è riconosciuta anche la possibilità di richiedere al venditore la riparazione o la sostituzione del bene (art.130 Cod. Cons.).

[6]In ogni caso il venditore è tenuto verso il compratore al risarcimento del danno (contrattuale, n.d.r.), se non prova di avere ignorato senza colpa i vizi della cosa.”. Vale a dire che il risarcimento del danno può essere richiesto anche a prescindere dall’esercizio delle azioni edilizie.

[7] Per fare un esempio circa disposizioni derogatorie di legge, si cita l’art.132 Cod. Cons., il quale amplia il termine per la denuncia a due mesi e quello di prescrizione a 26 mesi, richiedendosi pure che il difetto di conformità si sia manifestato entro il termine di due anni dalla consegna.

[8] Vige tuttavia la imprescrittibilità della eccezione, come per l’azione di annullamento, sicché il compratore convenuto in giudizio potrà sempre opporre il vizio della cosa, purché abbia denunciato il vizio entro il termine di decadenza.

[9] Si è rilevato a più riprese che l’obbligazione del compratore non ha per oggetto – neppure in via sussidiaria – un facere relativo alla materiale struttura della cosa venduta. Precisazione ad opera di Fratini, Manuale, cit., 554. Tuttavia, tale scelta di soluzione spetta invece nei contratti dei consumatori (si veda nota n.4).

[10] Per quanto concerne l’irrilevanza del semplice sospetto circa il vizio, la sentenza oggetto del presente contributo cita, tra le tante, Cass.5732/2011 e 8183/2002.

[11] Così, Cass. 12011/1997 e 1458/1994.

[12] Si citano in sentenza: Cass. 22903/2015 e 9630/1999, le quali hanno giudicato idonea l’espressione “con più ampia riserva di azione” contenuta nel telegramma spedito dal compratore al venditore. Cfr.: Cass.18035/2010; 3222/1970.

[13] La Cass. 22903/2015 cit. ha pure rilevato che, ai fini di una valida costituzione in mora idonea ad interrompere la prescrizione ex art1495 c.c., non è necessario che il compratore, insieme con la contestazione dei vizi, eserciti la scelta della azione edilizia.

[14] Si parla espressamente di “…garanzia, intesa quale situazione giuridica autonoma suscettibile di distinti atti interruttivi della prescrizione”.

[15] Si richiama: Cass. 20705/2017; 20332/2007; 18477/2003.

[16] Di tipo contrattuale “ma non corrispondente del tutto a quella ordinaria, atteggiandosi come peculiare in virtù della specifica disciplina della vendita”.

[17] Sul punto, le Sezioni Unite citate rilevano che tale termine è stato fissato dal Legislatore “per garantire la stabilizzazione, in tempi circoscritti, dei rapporti economici riconducibili alle contrattazioni in tema di compravendita”.

[18] Nel caso de quo, il richiamo è senza dubbio all’art.2943, co.4, c.c.: “La prescrizione è inoltre interrotta da ogni altro atto che valga a costituire in mora il debitore (…).”.

[19] Le Sezioni Unite fanno anche un elenco di esempi di norme dello stesso tenore (tra le altre, 2947, co.3, c.c. e 132, co.4, Codice del Consumo).

[20]La scelta (tra risoluzione del contratto o riduzione del prezzo, n.d.r.) è irrevocabile quando è fatta con la domanda giudiziale”.

[21] Vista la obiettiva controvertibilità della esaminata questione giuridica.