Biodiritto, bioetica - Biodiritto, bioetica -  Valeria Cianciolo - 01/09/2017

Gattaca è qui.

 Come dobbiamo considerare l’embrione crioconservato? E’ un oggetto di diritto? Possibile oggetto di contesa in una disputa fra coniugi alla pari di una sedia o di un quadro?

Recentemente negli Stati Uniti, la Peach County nello Stato della Georgia ha affrontato un caso relativo a una coppia che si era rivolta a un servizio di riproduzione assistita per poter avere un figlio.

Hanno così cinque embrioni formati con lo sperma del marito e gli ovuli di una donatrice. Due di questi embrioni venivano impiantati in utero, mentre gli altri tre venivano crioconservati.

La coppia sottoscriveva un accordo: in caso di divorzio i tre embrioni sarebbero rimasti di proprietà comune, ma nulla si concordava per eventuali gravidanze successive.

In sede di divorzio la coppia litigava sul destino degli embrioni: la moglie li considerava come figli suoi e progettava di dare alla luce altri fratelli ai figli già nati, il padre non aveva alcuna intenzione di avere ulteriori responsabilità genitoriale o economiche.

In primo grado la Corte ha applicato il precedente Davis v. Davis della Corte suprema del Tennessee secondo cui il solo progenitore degli embrioni era il padre, in quanto legato biologicamente con i medesimi, pertanto, considerato il suo diritto costituzionale di decidere o meno di procreare nuovamente, il diritto di decidere sugli embrioni spetta a lui. In quella sentenza che risale al 1990 venne fissato il seguente principio: “Ritenuto che gli ovuli umani fecondati ma non impiantati e crioconservati sono, sul piano biologico e giuridico, entità ben diversa dagli embrioni già allocati nell’utero materno, e che gli stessi embrioni, per quanto vitali, non godono della stessa tutela legale e non hanno le stesse prerogative giuridiche della persona nata viva, e, considerato altresì che il diritto a procreare o di non procreare è costituzionalmente garantito, specie qualora non vi sia in atto una gravidanza, sarebbe in netto contrasto con il diritto a non procreare riconosciuto anche al genitore di sesso maschile, la concessione del diritto di custodia e di disposizione degli embrioni, come sopra descritti, alla sola madre: entrambi i genitori hanno infatti sugli ovuli fecondati e crioconservati un identico potere di disposizione e custodia da esercitarsi congiuntamente”.

La moglie ha impugnato la decisione alla Corte Suprema della Georgia.

Ed in Italia?

Ragionando sul futuro degli embrioni crioconservati, non si può prescindere da un fondamentale interrogativo: l’embrione è un bene costituzionalmente rilevante? Anche se all’interno del nostro dettato costituzionale non è presente un richiamo esplicito - come invece si ritrova in altri testi costituzionali europei tra cui la Costituzione irlandese e quella ungherese - tuttavia la Corte costituzionale, interpellata in diverse occasioni su problematiche attinenti l’inizio della vita, ha fornito una risposta positiva a tale quesito attraverso tre pronunce che meritano di essere menzionate, le sentenze nn. 27 del 1975, 35 del 1997, 45 del 2005, le quali formano una giurisprudenza costante che copre un vasto lasso di tempo, nel corso del quale è sicuramente mutato il panorama sociale e scientifico.

In linea di principio, queste sono le linee guida che l’interprete deve avere in mente:

  • l’embrione congelato non ha la stessa tutela giuridica dell’embrione impiantato nell’utero;
  • i diritti sugli embrioni sono uguali tra padre e madre;
  • solo con l’impianto in utero, vero inizio della gravidanza, quelli della donna prevalgono.

Gattaca è qui?