Danni - Danni non patrimoniali, disciplina -  Antonello Negro - 12/01/2020

Genitore assente e disinteressato: liquidato il danno punitivo - Trib. Roma 4.6.2019

Il Tribunale di Roma, con una pronuncia del giugno 2019, ha accolto la domanda di separazione proposta da una moglie la quale aveva chiesto sia l’addebito della separazione a carico del marito sia la condanna dello stesso al mantenimento non solo delle due figlie, ma anche della medesima moglie.

Nella fattispecie, è stato accertato un comportamento del marito volontariamente e consapevolmente contrario agli obblighi derivanti dal matrimonio. L’uomo, infatti, non solo aveva violato l’obbligo di fedeltà, ma si era anche reso responsabile, in diverse occasioni, di violenza fisica e verbale (in una circostanza anche a danno di una delle figlie).

Il Tribunale ha ritenuto, quindi, che il comportamento del marito avesse oltrepassato, in maniera manifesta, la soglia minima di solidarietà e rispetto reciproco. Dopo una valutazione circa la capacità economica delle parti ed il tenore di vita nel corso del matrimonio, il giudice estensore ha ritenuto equo determinare l’ammontare del contributo dovuto dal marito per il mantenimento della moglie - che non svolgeva attività lavorativa - nella somma mensile di euro 1.000,00 (nonché di euro 1.500,00 mensili per il mantenimento delle due figlie).

Di particolare interesse è la decisione del Tribunale in ordine alla domanda proposta ai sensi dell’art. 709 ter c.p.c.

Tale norma – relativa alla soluzione delle controversie e provvedimenti in caso di inadempienze o violazioni – stabilisce che, a seguito del ricorso, il giudice convoca le parti e adotta i provvedimenti opportuni e, in caso di gravi inadempienze o di atti che comunque arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità dell’affidamento, può modificare i provvedimenti in vigore e può, anche congiuntamente: ammonire il genitore inadempiente; disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti del minore; disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno dei genitori, nei confronti dell’altro; condannare il genitore inadempiente al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, da un minimo di 75 euro a un massimo di 5.000 euro a favore della Cassa delle ammende.

Questo articolo prevede, quindi, un risarcimento del danno sia patrimoniale che non patrimoniale ed è legittimo chiedersi se tale disposizione, nella parte in cui dispone il risarcimento del danno, abbia solo una funzione riparatoria o anche uno scopo punitivo. Nella fattispecie, il Tribunale di Roma ha richiamato la pronuncia di Cassazione n. 16601/2017 con la quale le Sezioni Unite hanno parzialmente mutato il precedente orientamento ed hanno affermato che alla responsabilità civile non è assegnato solo il compito di restaurare la sfera patrimoniale del soggetto che ha subìto la lesione in quanto sono interne al sistema la funzione di deterrenza e quella sanzionatoria del responsabile civile, sicché non è ontologicamente incompatibile con l'ordinamento italiano l'istituto, di origine statunitense, dei risarcimenti punitivi.

Il Tribunale ha evidenziato che la condotta del genitore – il quale ha dimostrato disinteresse sia sotto il profilo economico (per la violazione dell’obbligo di mantenimento) sia sotto il profilo della mancata frequentazione con la figlia minore – giustifica l’adozione di un provvedimento di tipo sostanzialmente punitivo in accoglimento della domanda ex art. 709 ter c.p.c.

Il padre è stato condannato, pertanto, a tale titolo, al risarcimento del danno per l’importo di euro 5.000,00.

A mio avviso si tratta di un risarcimento più di tipo compensativo che punitivo: la ragazza ha di certo subito un danno - soprattutto di tipo non patrimoniale (morale ed esistenziale) - a causa del comportamento disinteressato del genitore, ragion per cui la somma versata (invero abbastanza contenuta) costituisce un vero e proprio risarcimento più che una punizione.